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29/07/2016

La ‘strana guerra’ tra nazionalisti polacchi e nazisti ucraini

Le pretese polacche alla “restitucija” nei confronti dell’Ucraina cominciano a manifestarsi anche in senso di marcia opposto. Secondo Svobodnaja Pressa, il rappresentante del partito nazionalista ucraino “Svoboda” (fino al 2004 si chiamava Partito ucraino social-nazionale: un nome un programma!), Aleksej Kurennoj ha annunciato l’avvio delle pratiche per la presentazione alla Rada di un documento che prevede il ritorno a Kiev di territori un tempo appartenuti al principato di Galizia e oggi polacchi. Kurennoj parla di “legittime pretese” sui “territori etnicamente ucraini” della cosiddetta “Zakerzonie” (più o meno: “Oltre la Linea Curzon”) l’area a ovest della linea originariamente proposta da lord Curzon nel 1920, respinta allora dalla giovane Repubblica sovietica nella prospettiva di una rivoluzione in occidente che non arrivò e parzialmente riproposta da Stalin nel 1943 alla conferenza di Teheran.

Secondo il rappresentante di “Svoboda”, esisterebbero mappe in cui la stessa Polonia riconosce il fatto dell’assimilazione di popolazione ucraina e mappe tedesche che testimonierebbero l’assenza di popolazione polacca nell’area negli anni ’40. Non è difficile raffigurarsi chi abbia steso le mappe tedesche della Polonia negli anni ’40. “E’ arrivato il tempo di rivendicare il diritto degli ucraini della “Zakerzonie” all’autodeterminazione dalla Polonia!”, scrive Kurennoj: è sempre facile pretendere l’autodeterminazione di popolazioni residenti in territori altrui, soprattutto se si hanno mire su quei territori; a una simile rivendicazione, avanzata da proprie popolazioni sul proprio territorio, si risponde naturalmente coi razzi “Grad” e i mortai da 120mm, come sanno purtroppo bene gli abitanti del Donbass.

D’altronde, l’uscita di Kurennoj non è che una “revanche” populista al riconoscimento polacco dei massacri della Volinija, commessi dai nazisti ucraini nel ’43-’44, quale genocidio; anche se, dichiara lo slavista Vadim Volobuev, le pretese di “Svoboda” sono pari a quelle avanzate in Russia da Vladimir Zhirinovskij circa il ritorno dell’Alaska alla Russia: nessuno le prende sul serio, soprattutto perché, oggi, interesse prioritario e comune di Varsavia e Kiev è quello del fronte antirusso. La risoluzione del Sejm, a maggioranza nazionalista, sul genocidio, pare sia stata dettata soprattutto da considerazioni elettorali interne; così come l’annuncio di Kurennoj, avrebbe per lo più l’obiettivo di richiamare l’attenzione su “Svoboda”, ultimamente un po’ spenta, nonostante che uno dei suoi fondatori, Andrej Parubij, sia oggi speaker della Rada.

Di fatto, notano a news-front.info, la leadership polacca sembra disinteressarsi all’Ucraina; se fino a poco tempo fa Varsavia ripeteva di essere “l’avvocato dell’Ucraina”, oggi la Polonia pretende casomai a una leadership regionale su Paesi baltici, Ucraina e Bielorussia. Nella sostanza: duecentomila visti d’ingresso in meno per i cittadini ucraini; ronde della “Falange” nazionalista polacca in settori del confine, con lo slogan “Se incontri un banderista, fallo fuori”, per impedire ingressi illegali e contrabbando da parte di neonazisti ucraini; battaglie di strada tra nazionalisti polacchi e neonazisti ucraini, anche di recente, ad esempio, a Przemyśl, nel voivodato della Precarpazia, sul confine polacco-ucraino, un’area direttamente a ridosso della regione ucraina di L’vov, da cui proviene il grosso dei neonazisti ucraini. E’ là, che ogni anno si tiene la parata in onore dei banderisti della Waffen-Grenadier-Division SS «Galizien» ed è sempre là che, pochi giorni fa, sono stati esumati e riseppelliti i resti delle SS di quella Galizia che Maksim Ravreba, estremizzando, chiama “culla del fascismo ucraino, in cui ai bambini dalla più tenera età inculcano svastica e SS”. Certo, i documenti rinvenuti di recente nella cittadina polacca di Chochłowie, sugli ordini impartiti dall’UPA ai propri massacratori di uccidere donne e bambini nella Volinija polacca e, a uomini e donne ucraini, di uccidere i rispettivi mogli e mariti polacchi, non contribuiscono a smussare gli angoli di un dissidio che, da “storico”, stante il predominio della destra nazionalista polacca a Varsavia e dopo la presa del potere golpista a Kiev e lo spadroneggiare di raggruppamenti neonazisti e della “ideologia” che fa loro da sfondo, si è fatto più che mai attuale. I documenti ritrovati, scrive il polacco Dziennik Wschodni, sono stati resi pubblici dal dipartimento di Lublino dell’Istituto polacco per la memoria storica, una sigla, che solitamente, anche a latitudini diverse, nasconde di solito mire revansciste, come dimostra anche l’attività “storiografica” dell’equivalente ucraino di simili istituzioni.

In sostanza, quindi, una sorta di riedizione moderna, adattata alla geografia attuale dell’Europa dell’est, di quella “dziwna wojna”, “strana guerra”, come i polacchi definirono la situazione di falsa tregua stabilitasi nel 1940, che sembra oggi servire a mascherare ben altre direzioni di intervento, con strumenti ben più venefici e verso ben altri confini, a est sia di Varsavia, che di Kiev.

In questo clima, che definire semplicemente “revisionistico” costituisce un’offesa alle vittime di quelle carneficine perpetrate dai nazisti e dai loro “Komplizen” esteuropei, in cui anche non pochi polacchi furono non solo vittime, si inserisce anche la nuova uscita del Ministro della difesa polacco Anthoni Macierewicz che, dopo le varie “rivelazioni” storiche di inizio mese, ha ora proclamato che la più grandiosa battaglia di tutta la Seconda guerra mondiale è rappresentata dall’insurrezione di Varsavia del 1944. Dopo che per settant’anni la “storiografia” occidentale ha accusato l’Armata Rossa di aver volutamente ritardato l’ingresso a Varsavia e di aver favorito con ciò la sanguinosissima repressione nazista di quella rivolta, ora il “libero pensiero democratico” propone una nuova versione: proprio quella rivolta, ha stabilito una volta per tutte Macierewicz, “determinò il destino dell’Europa, fermò l’avanzata dell’esercito sovietico verso occidente, così che moltissimi paesi europei poterono conservare la propria indipendenza”.

D’altronde, simili “illuminazioni” da “quarto segreto di Cracovia” si inseriscono perfettamente nell’attuale situazione di fobia antirussa, di cui, all’interno della Nato, si fanno principali promotori proprio Polonia e Paesi baltici. Ne è un ulteriore manifestazione la profezia del Atlantic Council, proclamata dal pulpito del Daily Mail secondo cui i carri armati russi, in una sola notte, attraverso Lettonia e Lituania, potrebbero conquistare tutta la Polonia e, nel giro di qualche giorno, arrivare fino ai confini francesi!

Per questo è indispensabile aumentare le spese per la difesa di tutti paesi della Nato; le spese per la storiografia lasciamole a quando si sarà rintuzzata l’espansione di Mosca verso i confini della pacifica Alleanza atlantica che, ora, nazionalisti polacchi e neonazisti ucraini servono per scopi ben più concreti!

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