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26/05/2016

Beppe Grillo e la proposta dell’algoritmo: un’idea interessante?

Beppe, come al solito, esagera, però ha avuto un’idea eccellente da non lasciar cadere. Ultimamente infatti ha detto che ci vorrebbe un algoritmo per calcolare quanto l’azione di un eletto (in Parlamento o in un ente locale non importa) rispecchi il suo programma e quanto lo disattenda o lo smentisca e, oltre una certa soglia, scatterebbe automaticamente l’espulsione dal M5s: Beppe userebbe la scimitarra anche per sbucciare le mele, però l’idea in sé è tutt’altro che sbagliata e meriterebbe d’essere applicata agli eletti di tutti i partiti.

Cominciamo da una cosa molto semplice: il tasso di assenze ai lavori parlamentari. Ricordo una persona che conoscevo perché già docente (assenteista) nel mio corso di laurea, deputato dell’allora Pds, che totalizzò un bel 95% di assenze e che era già una miglioria rispetto ai suoi impegni accademici dove le assenze arrivavano al 98%. Non so se ora ci sono primatisti di questa forza, ma se devo dar credito alle tabelline che ogni tanto pubblica l’Espresso, pare che solo il 42% dei parlamentari partecipa a più del 60% delle sedute. Il che significa che almeno un terzo è sotto la metà. E’ tollerabile? Ma per quale ragione dobbiamo dare 80.000 euro l’anno a un fannullone che non si prende nemmeno la briga di andare in Parlamento? Sarebbe carino prevedere una serie di sanzioni a crescere: con più di un terzo delle assenze lo stipendio annuale è decurtato del 40%, con oltre il 50% è ridotto ad un terzo ed oltre il 70% scatta la decadenza automatica. Le decurtazioni di stipendio potrebbero esser decise con modifica dei regolamenti parlamentari, la decadenza comporterebbe una revisione costituzionale, ma, per una volta si può fare, che ne dite?

Poi  si potrebbe stimare l’ “indice di attività”. Che un deputato o un senatore debbano andare in Parlamento è necessario, ma non basta. E’ necessario anche che facciano qualcosa: interventi in seduta di commissione o di aula, proposte di legge o di emendamenti, mozioni, relazioni, partecipazione alle attività varie (conferenza dei capigruppo, attività di presidenza di commissione o nelle commissioni di interna corporis, attività di controllo ed inchiesta eccetera). Insomma, non basta scaldare il seggio. Ricordo di aver fatto più di una battaglia in Rifondazione (senza mai alcun esito), per avere le statistiche sulle attività dei gruppi parlamentari e dei singoli. Mai avuto niente, ma da miei accertamenti presso i dati (non completi) della Camera, risultava che i 2/3 dei parlamentari di Rifondazione non avevano mai avanzato una proposta di legge (ovviamente contano solo i primi firmatari) e compivano meno di 30 atti all’anno (interventi, interpellanze, proposte ecc.) il che significa meno di tre al mese! E dobbiamo pagare questi parassiti?

Dunque, si potrebbe stimare un particolare punteggio (ad esempio: 10 punti per le relazioni o le proposte di legge, 5 per interrogazioni ed interpellanze, 3 per proposte di emendamenti, 3 per interventi in aula e 1 per interventi in commissione ecc. ecc.) ricavando un indice generale di attività da rendere pubblico on line, aggiornato mensilmente e sempre consultabile. Qui non penso debbano esserci particolari sanzioni da parte delle istituzioni, ma potrebbero esserci da parte delle formazioni politiche: ad esempio, se il punteggio dovesse risultare inferiore di 1/3 alla media del gruppo, il parlamentare non sarebbe ricandidato oppure, a metà legislatura, invitato a dimettersi. In ogni caso, l’elettore saprebbe dati alla mano che gli onn. Tizio, Caio, Sempronio e Mevio non fanno un accidenti o ben poco. Ma soprattutto, questo permetterebbe di calcolare anche il tasso di attività dei singoli gruppi parlamentari e del Parlamento nel suo complesso.

Insomma una sorta di “rating del parlamentare” e proprio l’idea del rating mi suggerisce un’altra idea: magari se aspettiamo che il Parlamento approvi una legge per l’istituzione della piattaforma di controllo dei parlamentari stiamo freschi, ed anche i singoli partiti, magari, no lo farebbero mai, per cui magari potrebbe esserci un’agenzia che predispone uno schema base e che offre il suo servizio ai parlamentari che chiedano di ottenere un attestato della propria operosità. Per quanti non lo facessero potrebbe essere emesso un rating non richiesto, sulla base dei dati disponibili ed in ogni caso, gli elettori potrebbero essere orientati dal fatto che quel parlamentare non ha rating, esattamente come accade per i titoli finanziari. Sarebbe interessante vi pare?

Un po’ più complesso sarebbe valutare il grado di rispondenza fra programma e comportamenti. Certamente, se uno indicasse nel programma “abolizione della Ztl” e poi, da sindaco, non lo facesse, la contraddizione sarebbe evidente, come anche per uno che assicurasse di non votare mai il finanziamento di operazioni militari all’estero e poi le votasse. Ma ci sarebbero mille situazioni meno nette. Ad esempio, io mi impegno a votare una legge sulle unioni civili che includa anche la step child, poi alla fine, per un compromesso fra le forze politiche, viene messa in votazione una legge sulle unioni civili che non le prevede: che faccio, voto contro la legge per coerenza, ma rischiando che non passi nulla, o accetto il compromesso? Ed, in caso di compromesso sul conflitto di interesse, sino a che punto si può spingere il compromesso senza che io tradisca il mio contratto con gli elettori? In realtà le decisioni in sede istituzionale sono nella maggior parte dei casi dei compromessi dove è difficile misurare sino a che punto ha ceduto una parte piuttosto che l’altra.

Si potrebbe far esprimere gli elettori con appositi “referendum on line” ma come distinguere gli elettori di un partito da quelli di un altro? Più convincente potrebbe essere l’applicazione di un “metodo Delfi”, per il quale un gruppo di specialisti precostituito esprime con un voto la sua valutazione sul testo approvato, indicando chi abbia ottenuto il miglior risultato. Oppure potrebbe essere insediato per ciascun partito un gruppo di elettori precedentemente eletto per effettuare operazioni di controllo sull’operato dei parlamentari e del gruppo nel suo complesso.

Insomma occorrerebbe pensarci, ma la soluzione sarebbe necessariamente complessa e, certamente, non può prevedere né espulsioni né decadenze, ma semplicemente dare una informazione documentata e tecnicamente misurabile sull’operato dei rappresentanti istituzionali. Il che, peraltro sarebbe un bel passo avanti rispetto alla notte senza luna attuale, dove nessuno sa niente su quel che fa il rappresentante che ha contribuito a eleggere.

Questi matti dei 5 stelle esagerano sempre, ma hanno idee che meritano di essere prese in considerazione e magari limate e migliorate.


Comprendo l'interesse di Giannuli a speculare sulla "proposta" di Grillo, tuttavia trovo che anche in questo caso, il M5S si prodighi nello spaccare il capello in 4 sulle facezie, mentre continua a latitare la politica in senso ampio, un po' come le bagarre sugli scontrini a fronte della totale assenza di idee sul lavoro, la politica estera e quant'altro.
Insomma tutto lo sforzo su supercazzole tecniche che fanno troppo destra liberale e troppo poco soggetto che tenta di superare gli steccati.

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