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27/12/2015

"Terrorista" a chi? Il doppio standard dei media occidentali


Ad ascoltare i tg, in questi giorni di festa, si viene a sapere che i perfidi russi alleati di Assad hanno ucciso, nel corso di un bombardamento molto mirato, il leader della "rivolta anti Assad". Insomma un democratico che si opponeva a un dittatore sanguinario, uno che avrebbe avuto titolo e merito nella transizione verso una Siria democratica e tollerante.

Per quel poco o molto che sappiamo sulla situazione siriana, questa è propaganda. Per nulla innocente. Ma non ne facciamo più una colpa neanche a giornalisti – come quelli Rai – ormai asserviti per legge al volere del governo (vedere la recente "riforma" voluta da Renzi che fa quasi rimpiangere il "pluralismo" vigente dell'Eiar fascista). Nemmeno si informano più, si limitano a ripetere gli input che arrivano dall'alto (in questo caso dal ministero degli esteri, magari da quello statunitense).

Bisogna invece leggere l'articolo di Alberto Negri, sul confindustriale Sole24Ore, per sapere che quel Zahran Alloush ucciso nel sobborghi di Damasco era invece una via di mezzo tra i "moderati" di Al Qaeda (ricordate Osama Bin Laden?) e l'Isis.

Ohibò... In ogni caso ci sono dietro i soldi e gli interessi sauditi, che stanno anche organizzando una propria "rappresentanza politica" per i negoziati di pace, selezionando "rivoltosi seri" e "terroristi" da escludere. Non che ci siano molte differenze pratiche tra gli uni e gli altri (tutti estremisti wahabiti, abituati a qualsiasi tattica militare e a qualsiasi strage, tanto quanto chiunque altro da quelle parti), ma c'è chi è pronto ad allinearsi a Ryhad e chi vorrebbe mantenere una sua autonomia. I primi sono "affidabili", gli altri rimangono "terroristi".

Alloush era affidabil per Ryhad, quindi indirettamente anche per gli Usa; dunque anche per l'Italia e l'Unione Europea. "Uno di noi". Quindi non proprio un santo, ma quasi...

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Siria, raid russo uccide il leader dei ribelli Alloush: il risiko della pace si complica

di Alberto Negri

Perché la pace in Siria è difficile? Nei sobborghi di Damasco l'aviazione russa ha ucciso Zahran Alloush, 44 anni, capo dell'Esercito dell'Islam, Jaysh al Islam, di chiara tendenza salafita ed estremista, sovvenzionato a piene mani dall'Arabia Saudita. Russi e americani stanno elaborando la lista dei gruppi terroristi: ovvero di coloro che potranno o non potranno sedere al tavolo del negoziato con il regime di Damasco come previsto dalla risoluzione delle Nazioni Unite sulla Siria.

Per il fronte sunnita si tratta di una questione fondamentale, al punto che i sauditi un paio di settimane fa hanno convocato una riunione a Riad per costituire una coalizione che oltre a condurre la guerriglia e il terrorismo contro il regime di Bashar Assad possa anche avere una rappresentanza politica al negoziato internazionale. Il Jaysh Islam di Alloush era stato incluso nei negoziati di Riad: ecco perché la sua uccisione è scottante.

Il problema è che forse a eccezione dell'Els, l'Esercito di liberazione siriano, quasi tutti i gruppi sono evidentemente terroristi ed estremisti. La voce della società civile siriana che aspira a una rappresentanza non violenta, capace di superare gli steccati confessionali e ideologici, è ancora assai flebile e ben poco ascoltata. Questa è una delle maggiori responsabilità di Assad e della cerchia alauita al potere, che nel 2011, dopo l'inizio delle proteste e della rivolta di Daraa, diede via libera ai gruppi e leader islamici più estremisti per screditare la contestazione politica al regime.

Zahran Alloush fa parte di questa storia ed era anche uno dei protagonisti eccellenti di un'altra “guerra nella guerra”, quella tra qaedisti e jihadisti.

Alloush venne rilasciato dal carcere nella primavera del novembre del 2011 e quasi subito diede vita alle Brigate dell'Islam. Nato a Douma nel 1971 è figlio di un religioso che vive in Arabia Saudita dove lui stesso ha compiuto gli studi religiosi a Medina: qui incontrò negli anni '90 Osama Bin Laden, il fondatore di Al Qaeda, di cui è rimasto nel tempo un grande ammiratore. Il Jaysh al Islam, l'Esercito dell'Islam, nasce dalla fusione di vari gruppi nel 2013 con il sostegno finanziario e militare di Riad che voleva contenere l'espansione di Jabat al Nusra, fronte islamico con la stessa ideologia salafita ma diretta espressione di Al Qaeda. A lungo il gruppo islamico dominante nei sobborghi damasceni di Ghouta, dove l'esercito siriano avrebbe usato nel 2013 i gas tossici, Alloush e il Jaysh costituivano una spina nel fianco del regime in un'area nevralgica per il controllo della capitale.

Alloush in realtà ha costantemente operato in collaborazione con i qaedisti di Al Nusra, da lui chiamati “fratelli”, con i quali si è coalizzato contro il Califfato: in un video diffuso nel giugno scorso al Jaysh mostra la condanna a morte di alcuni militanti dell'Isis. Quanto all'ideologia di fondo Alloush l'aveva chiarita in diversi discorsi, in sintesi: “Ripulire la Siria dai miscredenti”, ovvero da alauiti e sciiti che venivano massacrati e presi come ostaggi. In seguito ha in parte corretto queste affermazioni ma è lui uno responsabili dei massacri nel 2013 degli alauiti nella citta industriale di Adra, non lontano dalla capitale.

Adesso, da morto, Alloush viene presentato come un moderato perché concorrente e nemico dell'Isis: ma non affatto così. Era probabilmente un personaggio scomodo, capo di migliaia di combattenti salafiti e adesso che il negoziato si avvicina forse quella di Zahran non sarà l'unica testa a cadere sull'altare della diplomazia e della realpolitik. Anche per queste complicate e impossibili linee di demarcazione ideologiche e geopolitiche tra gruppi terroristici e non, per russi e americani è assai complicato compilare la lista dei ”buoni e dei cattivi” che devono partecipare ai negoziati di pace. In realtà nella Siria di oggi, e su tutti i fronti, non ci sono angeli ma quasi soltanto demoni.

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