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28/08/2015

In Turchia attacchi e repressione, decine di morti

Si fa sempre più pesante la situazione in Turchia dove ormai da molte settimane il regime ha scatenato una vasta e capillare campagna militare contro la guerriglia del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, accompagnata da una feroce repressione nei confronti dei dirigenti e dei militanti delle formazioni politiche curde.
Nelle ultime ore la Commissione diritti umani del Partito Democratico dei Popoli (HDP) ha diffuso un bilancio del periodo tra il 17 giugno ed il 26 agosto che purtroppo è destinato a crescere vista l’intensificazione degli attacchi alle postazioni del Pkk e alle zone del Kurdistan che hanno dichiarato l’autogoverno contestando l’occupazione di Ankara.

Secondo il rapporto sono finora 78 le persone che hanno perso la vita dalle elezioni fino alla metà di agosto e nello stesso periodo ben 1.628 persone sono state arrestate e di queste 298 sono state incarcerate per motivi politici. Circa 220 tra gli incarcerati sono dirigenti e militanti dell’Hdp e del Partito delle Regioni (Bdp), in altri casi si tratta di esponenti della sinistra rivoluzionaria turca. In totale i rappresentanti politici curdi arrestati finora e denunciati, ha dichiarato la parlamentare di Diyarbakir dell’Hdp, Sibel Yigitalp, sono stati 1464.

All’alba di oggi la polizia ha perquisito un certo numero di abitazioni all’interno di una campagna di contrasto alle recenti dichiarazioni di autogoverno da parte di alcune località. La co-sindaca della municipalità di Nusaybin e i co-presidenti del DBP  Ziynet Algan e İdris Yavuz, il dirigente del DBP Alaveddin Aslan e alcuni lavoratori dell’amministrazione locale di Nusaybin sono stati arrestati. In carcere erano già finiti nei giorni scorsi per motivi analoghi i co-sindaci di Hakkari, di Sur, di Silvan, di Lice, di Edremit, di Eleşkirt.

Inoltre tra il 4 e il 19 agosto, nove uffici della formazione politica che unisce curdi e alcune sinistre turche sono stati attaccati in varie parti del paese da gruppi riconducibili all’estrema destra nazionalista e al fondamentalismo religioso.

Ma cresce soprattutto il conteggio delle vittime di quella che ormai va considerata una vera e propria guerra, con battaglie campali, scontri e attacchi della guerriglia e feroci rappresaglie contro i civili da parte delle forze armate turche.

Solo nelle ultime ore le operazioni militari di Ankara hanno provocato 11 morti, inclusi tre minorenni, e fatto 24 feriti. Nella città di Yuksekova quattro persone hanno perso la vita e 20 sono rimaste ferite a causa del blitz dell’esercito contro alcuni quartieri della città.

A Cizre, nel distretto di Sirnak, vicino alla frontiera con la Siria, gli attacchi dell’esercito hanno fatto altri 4 morti, compresi un ragazzo minorenne e un bambino di soli 7 anni, Baran Çağlı, che è rimasto intrappolato sotto un muro crollato durante gli scontri con gli abitanti della zona. Morto anche un guerrigliero.

Nella città di Sirnak un civile è morto a causa delle ferite riportate durante la notte, colpito da un proiettile nella schiena.

Anche un sedicenne ha perso la sua vita dopo essere stato colpito ieri sera alla gola da un proiettile durante gli scontri tra insorti e forze armate.

A Bazid, nel distretti di Agri, ieri sera è morto un 28enne, ucciso dalla polizia che ha sparato contro la sua automobile ad un posto di blocco.

Alla lista vanno aggiunti sei guerriglieri del Pkk uccisi e quattro soldati turchi feriti nel corso degli scontri avve­nuti nella pro­vin­cia sudo­rien­tale di Bitlis.

Dall’inizio dei bombardamenti su alcuni villaggi e cittadine curde del sud est della Turchia sono ormai circa 100 mila gli abitanti sfollati che hanno dovuto abbandonare le proprie case. A Silvan, distretto della provincia di Diyarbakir, dove la scorsa settimana è stato dichiarato il coprifuoco, circa 6 mila persone hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni. Per l’occasione il regime di Ankara – senza governo ma con il potere saldamente in mano in attesa delle elezioni convocate per il prossimo primo novembre – ha rispolverato di fatto la legislazione d’emergenza che concede mano libera ai militari utilizzata ininterrottamente dal 1987 al 2002 in tutte le province a maggioranza curda.

Ben 15 province del sud-est sono già state dichiarate “zone di sicurezza militare temporanea” e le residue garanzie costituzionali che resistono al giro di vite di Erdogan e dell’Akp sono state sospese.

Dall’inizio delle operazioni militari e dei bombardamenti, fa sapere il governo turco, sarebbero 771 i combattenti della guerriglia curda ad essere stati uccisi. Un bilancio probabilmente gonfiato, ma certo il numero delle vittime della repressione turca sembra essere comunque consistente.

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