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03/03/2013

Band Sottovalutate: i VöivöD (parte terza)

La necessità d'un terzo capitolo dedicato alla saga Voivod s'impone a seguito dell'uscita, totalmente inaspettata per il sottoscritto, del tredicesimo album della band canadese.
Un mese fa mi approcciai allo streaming promozionale senza alcuna aspettativa su ciò che avrei sentito, e dopo un ascolto tutto sommato approssimativo decisi che il materiale meritava abbondantemente l'acquisto. Detto fatto, ordinai il disco dal mio negoziante di fiducia - quasi 4 settimane per avere la mia copia... mercato di merda! - e da ieri lo sto ascoltando come merita.
Sarà banale scriverlo, ma la masterizzazione su supporto è decisamente più pregevole della promozione che ascoltai in rete e l'album letteralmente decolla.
Dopo quasi un decennio di produzioni interessanti ma che troppo spesso comunicavano un senso di spigolosità da bozza incompiuta che assolutamente non s'addice alle capacità della formazione canadese, questo Target Earth spariglia completamente le carte in tavola consegnandoci un ritrovato dinamismo compositivo che davo ormai per perso, e dopo 30 anni di carriera non ci sarebbe nemmeno da recriminare nulla in merito.
Dando un'occhiata ai commenti con cui la nuova uscita dei Voivod è stata accolta dal pubblico quella che mi spinse all'ascolto fu "Questo è probabilmente il miglior disco che i Voivod tireranno fuori dai tempi di The Outer Limits".
Personalmente vado oltre e affermo che questo è un album che s'inserisce a pieno titolo e pari merito tra quanto di meglio hanno fatto i canadesi. A dispetto di alcune opinioni, infatti, non trovo in Target Earth lo scopiazzamento del tal periodo artistico del gruppo, ma una summa riuscitissima di 30 anni di carriera che fonde al meglio la furia primordiale dell'esordio e le successive derive cibernetiche, progressive e nichiliste che hanno caratterizzato la produzione Voivod dal 1984 al 1997.
Resta fuori solo la parentesi incompiuta dedicata alla pubblicazione delle ultime note di Piggy, ma non lo ritengo affatto un errore, dal momento che i suoi compagni in ben tre album hanno reso più che onore a ciò che restava della sua opera.
Forte di queste caratteristiche, Target Earth si connota come l'album più rappresentativo dell'epopea Voivod, il disco che consiglierei a chi si dovesse avvicinare per la prima volta all'universo dei canadesi.

Non siamo più soli!



In chiusura mi concedo una piccola parentesi per elogiare il lavoro di Daniel "Chewy" Mongrain, a mia memoria l'unico caso di un artista che riesce a raccogliere il testimone di un gigante come Piggy.

2 commenti:

  1. Ottimo "ritorno", che come al solito non riscuoterà il successo meritato.
    E' ovvio che questa full immersion nelle sonorità di mezzo (le tue preferite, giusto Crapa?) sia da imputare soprattutto a Blacky, mente fondamentale per la crezione del tipico "groove" Voivodiano.
    Album dell'anno ? Probabilmente si.

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    1. Io vado oltre le probabilità e lo do quasi certamente come mio album dell'anno. Quanto alle sonorità, non so dire se sia tutto merito di Blacky, di sicuro c'è che un gruppo così in forma penso non se lo aspettasse proprio nessuno.

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