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16/01/2018

Spd tedesca. Una lunga storia da rossi fuori e bianchi dentro

Per la paura della morte in caso di nuove elezioni, la SPD sceglie il suicidio programmato. Per guadagnare tempo, si nasconde sotto il grembiule di mamma Merkel. Prima di prendere posto al tavolo delle trattative, i dirigenti socialdemocratici giuravano che la CDU avrebbe pagato a caro prezzo una partecipazione della SPD al governo. E invece, per pagare il conto, alla CDU sono bastate poche monetine. Una mancia. Ai tempi del governo rosso-verde, l’ultimo cancelliere socialdemocratico, Schröder, diceva che era chiaro chi dei due partner era il cuoco e chi il cameriere. L’attuale SPD assolve benissimo al ruolo di cameriere ausiliario. Da leone ruggente, il presidente della SPD, Schulz, è diventato il tappetino ai piedi del letto della cancelliera.

Nel corso di cinque giorni di trattative con la CDU/CSU, concluse venerdì nella loro sede berlinese, i socialdemocratici hanno rinunciato a quasi tutte le rivendicazioni che contenevano un timido accenno di progresso sociale. Hanno trovato un accordo su un solo punto importante: in futuro l’assicurazione malattie obbligatoria sarà nuovamente finanziata in uguale misura da padronato e lavoratori. In cambio, i socialdemocratici hanno rinunciato all’assicurazione universale, cioè a farla finita con l’assicurazione malattie a due velocità. Non hanno ottenuto neppure l’aumento dell’aliquota fiscale massima. E non hanno nulla da offrire ai disoccupati e a quanti non possono più pagare un affitto.

Inoltre, con il Trattato di libero scambio, CETA, promosso da conservatori e socialdemocratici, si profila uno svuotamento dei diritti dei lavoratori dipendenti e dei consumatori e un abbassamento degli standard ambientali. Nel documento comune, la coalizione rosso-nera esprime l’intenzione di promuovere altri trattati internazionali di questo genere. La delusione di quel che resta della sinistra socialdemocratica è comprensibile. Noti sostenitori di Schröder come Martin Schulz continuano a controllare le leve del partito e del gruppo parlamentare. Vegliano al mantenimento della linea politica neoliberista, quella dell’Agenda 2010, come dimostra l’intenzione del futuro governo di ridurre a meno del 40% i costi non salariali.

La SPD non sostiene neppure una politica decorosa nei confronti dei profughi. Dopo aver approvato, 25 anni fa, il cosiddetto compromesso sul diritto d’asilo, i socialdemocratici sono sempre in prima fila quando si tratta di ridurre i diritti di quanti cercano protezione. Adesso la SPD, con CDU e CSU, è pronta a fissare un tetto massimo, incostituzionale, per l’accoglienza dei richiedenti asilo. La AfD (Alternativa per la Germania) si frega le mani. Infatti, la coalizione rosso-nera orienta ancora una volta la sua politica in base alle esigenze del partito dominato dai neofascisti. Con una nuova Grosse Koalition, i democristiani possono sperare di non perdere altri elettori, intercettando almeno una parte dei voti della destra mediante un inasprimento della politica interna e di quella sul diritto d’asilo.

Non si vede invece a chi possa servire in futuro una SPD che continua ad allontanarsi da una politica socialdemocratica. Il suo risultato alle ultime politiche, il 20,5% dei voti, e il crollo di numerosi partiti fratelli in Europa dovrebbero suonare l’allarme. E invece i dirigenti del partito ignorano questi segnali e corrono verso il disastro. Adesso, solo la base potrebbe salvare il partito. La prima opportunità si presenterà domenica prossima al congresso federale straordinario, a Bonn. I socialdemocratici avranno la possibilità di bocciare l’accordo e andare a nuove elezioni. Solo con questi presupposti è pensabile che la SPD torni ad una politica di “sinistra”, sia pure estremamente moderata. Potrebbe dimostrare di essere diversa dal ravanello, rosso fuori e bianco dentro, dell’indimenticabile poesia di Kurt Tucholsky...

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