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lunedì 7 agosto 2017

Neymar, Djibril e altri migranti nel Sahel

La polizia l’ha trovato in una strada del quartiere DAN GAO di Niamey. Lui, nato da qualche settimana, un pacco di pannolini con un abito di ricambio, era stato abbandonato nei pressi di una clinica privata. Il nome Gabriele gli è stato dato per la circostanza nell’orfanotrofio dove la polizia l’ha portato. Un migrante improvvisato per un viaggio senza cartina geografica. La prima migrazione di Djibril, forma araba di Gabriel, termina nelle braccia di orfane più grandi di lui che l’hanno adottato come fratellino. La ragazza che lo custodiva avvolto al dorso diceva che ormai Gabriele era suo figlio. Djibril per ‘la Forza di Dio’, come indica il suo nome, è nato migrando.

E’, a suo parere, ancora per la forza di Dio dirottata da poco tempo nel Mediterraneo che Diallo si è salvato dalle acque come Mosè. L’acqua del mare aveva cominciato ad entrare dopo un paio d’ore di navigazione. Nello Zodiac si trovavano in 115, con dieci donne e tre bambini. Prima dell’arrivo dei guardia coste di loro erano rimasti in vita 56. I tre bambini del gruppo già avevano raggiunto la città sommersa. I salvati detenuti in Libia per un paio di settimane erano poi stati rilasciati in cambio di 800 denari. Il mercato degli schiavi in realtà non è mai cessato e ogni epoca riproduce gli schiavi di cui ha bisogno. Espulso dalla Libia, Diallo parte cercando fortuna in Algeria

Diallo si è infortunato nel cantiere dove lavorava ad Algeri e sceglie di tornare a casa sua ferito al braccio. In Guinea faceva il commerciante di quanto è vendibile sul mercato dei poveri. Per continuare il viaggio di ritorno ha venduto il telefono. Per dare notizie alla famiglia si affida ai compatrioti che incontra alla stazione dei pullman dove passa la notte prima di viaggiare. Il sapore del sale gli è rimasto impresso negli occhi. Lo stesso sapore che Bobby, di origine liberiana, racconta con le parole salvate dal mare. Nel barcone erano circa 200 dopo che altre guardie costiere li affidassero ai carcerieri dal prezzolato regime libico.

Stessa spiaggia, stesso mare e stessa prigione. Anche gli schiavi sono uguali a quelli di prima. Solo cambiano le modalità di trasferimento e la direzione di marcia. L’Africa che imprigiona l’Africa a pagamento in euro e con pattuglie congiunte. Più tardi, da questa parte del mondo, saranno dotati di campi per gli eletti e per gli insabbiati. Bobby voleva raggiungere l’Italia perché, tra guerra civile e guerra dell’Ebola, è diventato capofamiglia. Già all’andata, passando da Gao nel Mali i gruppi ribelli l’avevano derubato di tutto il possibile. Di lavoro in lavoro dall’Algeria era passato in Libia per esserne alla fine espulso. Bobby voterà George Weah, pallone d’oro nel ‘95 e fierezza della Liberia calcistica.

Neymar invece si dice contento del trasferimento. Giocherà nel Paris Saint Germain della capitale. La cifra colossale utilizzata per sciogliere il contratto che lo legava al Barça assomiglia al bilancio di alcuni Stati africani messi assieme nello stesso gommone. E’ facile a capire, in questa parte del mondo, che Junior da Silva Santos non abbia problemi a migrare in Francia. Nel Paese si accolgono solo i rifugiati e i giocatori di classe mondiale. I migranti definiti economici, invece, sono vagliati, schedati e infine liquidati tra sabbia, mare e campi di detenzione.

La polizia ha trovato Djibril abbandonato sul ciglio di una strada di Niamey. La prima migrazione l’ha condotto nell’orfanatrofio che porta il nome di Maryam di Nazareth. Prima ancora di Neymar ha cominciato giocando con la vita.

Niamey, agosto 017

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