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giovedì 13 luglio 2017

Stefano Cucchi, “finalmente un processo che cerca la verità”

La vicenda processuale relativa all’uccisione di Stefano Cucchi ha segnato questa settimana una novità importante. L’intervista a Fabio Anselmo, avvocato della famiglia, permette di chiarire cosa è avvenuto ed è stata realizzata da Radio Città Aperta.

Buongiorno avvocato

Buongiorno a voi.

A otto anni di distanza dalla morte di Stefano Cucchi finalmente qualcosa si muove. Possiamo dire questo?

Beh, direi che si muove non qualcosa... Direi che siamo in un momento assolutamente decisivo, che è stato il rinvio a giudizio dei responsabili del gravissimo pestaggio su Stefano, subito dopo il suo arresto. L’inchiesta, assolutamente mirabile, che inchioda alle proprie responsabilità gli imputati, è esitata nel doveroso rinvio a giudizio che, devo dire, era dato per scontato anche dagli stessi difensori degli imputati, da quello che ho capito...

In effetti noi ci siamo sentiti alcuni mesi fa, quando fu resa nota l’ultima perizia; e già in quell’occasione in effetti lei ci aveva detto che c’era ottimismo rispetto ad un rinvio a giudizio per i carabinieri coinvolti. Ricordiamo sono cinque persone, tre – mi corregga se sbaglio – con l’accusa di omicidio preterintenzionale, mentre due per aver testimoniato il falso durante gli altri processi.

Sì. Mi pare tre, perché uno dei tre accusati del pestaggio è accusato anche di avere detto il falso. Se ricordo bene a memoria, è così. Comunque non c’è differenza. Leggendosi le carte, studiando le carte del processo, si capisce chiaramente come è andata. Credo che le prove raccolte dalla procura di Roma siano formidabili rispetto agli autori del pestaggio. Infatti gli avvocati, da quello che ho capito, puntano molto l’attenzione sul contestare il nesso causale tra questo pestaggio e la morte di Stefano, facendo leva su quelle perizie, quelle consulenze contestatissime, che hanno portato a due annullamenti da parte della Corte di Cassazione per quanto riguarda la causa di morte di Stefano. Ma quelle due perizie, quelle consulenze dell’ufficio di procura, hanno dei nomi e dei cognomi. E noi li citeremo a giudizio come testimoni in questo processo, assolutamente. Io non vedo l’ora. Non vedo l’ora perché la verità è emersa. “Elle tre” (una delle vertebre, la terza lombare, ndr) aveva la sua frattura acuta prodotta dal pestaggio, che nella tac fatta dai periti risulta occultata, perché la vertebra è tagliata. E questo era stato messo nero su bianco dal presidente dell’associazione italiana di radiologia. I periti dell’incidente probatorio, pur nelle varie polemiche e contestazioni, alla fine hanno ammesso che l’unica causa di morte che ha dei riscontri obiettivi. Si parla tanto dell’epilessia, ma gli stessi periti dicono che non hanno nessun riscontro obiettivo. E lo dicono ben precisamente nella loro perizia. Quindi l’unica causa di morte che invece ha riscontri oggettivi è quella della vescica neurologica che si è determinata a seguito del violentissimo pestaggio, ossia delle fratture alla schiena di Stefano, che è esitata in un globo vescicale. Questo è quello che abbiamo sempre sostenuto in questi otto anni durissimi.

Questo è stato un elemento decisivo per il rinvio a giudizio, il fatto che la perizia evidenziasse una relazione tra le percosse e appunto la successiva – cito testualmente – “acuta distensione vescicale” riscontrata poi sul corpo di Stefano. E’ giusto?

Assolutamente. Noi abbiamo finalmente dei giudici in un processo che non è più un processo storto, con imputati sbagliati, con delle forzature evidenti come era quello originario; che ha creato tanti danni e tante polemiche e che non a caso ha subito due annullamenti da parte della Suprema corte di Cassazione. Noi finalmente abbiamo un processo dritto, fisiologico, naturale. Gli autori del violentissimo pestaggio dovranno risponderne al processo. Avranno tutti i loro diritti di difesa, li eserciteranno più che legittimamente. Ci misureremo, finalmente, in un’aula di Corte d’Assise con un processo impostato in maniera corretta.

E questa è sicuramente una buona notizia. Il processo dovrebbe avere il via il 13 ottobre prossimo, giusto?

Sì, esatto.

Secondo lei quali potrebbero essere i tempi, se esiste la possibilità di prevederlo?

Questo no. La possibilità di prevedere i tempi noi non ce l’abbiamo... Io vedo che però lo Stato vuole fare questo processo e lo vuole fare senza perdere tempo, senza pregiudicare i diritti di difesa, ma senza perdere tempo.

E questo sarebbe importante...

E’ molto importante, non scherziamo; di tempo ne abbiamo già perso troppo.

Sono passati otto anni... Un’ultima domanda. Non ha molto a che fare con il campo giuridico, però so che lei è ovviamente in contatto con Ilaria. Come sta Ilaria, come ha preso questo notizia?

Ilaria è una donna meravigliosa, è una donna stupenda, devo dire che non finirà mai di stupirmi. E’ una donna che ha saputo, da sola, affrontare tutto e tutti, superare ogni umiliazione, ogni sconfitta, mai – dico mai – perdendo la grande dignità che la contraddistingue e contraddistingue anche la sua famiglia. Ilaria chiaramente è emozionata. Ha una situazione, dal punto di vista emotivo, estremamente delicata perché chiaramente, finalmente, si troverà di fronte, in un’aula di giustizia, i responsabili della morte di suo fratello. E, soprattutto, non sarà più sola insieme a me, ma finalmente ha lo Stato al suo fianco, impersonato dalla Procura della Repubblica di Roma. E finalmente avrà un processo dove si spera non verrà processata lei stessa, la sua famiglia, Stefano, ma verranno processati gli autori di questo violentissimo pestaggio.

Ed è quello che ci auguriamo tutti. Grazie, avvocato, per il suo contributo...

Grazie a voi...

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