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venerdì 9 giugno 2017

Stop allo Stato di polizia. Crescono le iniziative di resistenza comune

Crescono ormai quotidianamente le adesioni di giuristi, sindacalisti, costituzionalisti, docenti universitari, attivisti politici e sociali all’appello lanciato da Bologna per fermare l’escalation repressiva in corso nel paese, escalation strettamente funzionale alla governabilità autoritaria delle conseguenze sociali della crisi e delle misure antipopolari imposte dal governo e dalle istituzioni europee. “C’è un nesso palese tra estensione dei provvedimenti repressivi e le conseguenze della crisi economica che produce disoccupazione di massa, sfratti, chiusura di aziende, aumento vertiginoso delle disuguaglianze, brusche precipitazioni in condizioni di povertà per milioni di persone” scrive un passaggio dell’appello.

Le decine di fogli di via, obblighi di dimora, denunce, condanne, sanzioni economiche che si stanno abbattendo contro lavoratori, sindacalisti, attivisti sociali o contro i manifestanti dei recenti cortei del 25 marzo a Roma e del 27 maggio a Taormina, indicano chiaramente una torsione poliziesca da parte del Ministero degli Interni nella gestione dei conflitti sociali e dei diritti costituzionali difesi nel referendum del 4 dicembre scorso.

Tra i primi firmatari dell’appello figurano il vicepresidente emerito della Corte Costituzionale Paolo Maddalena, Giorgio Cremaschi, Fabrizio Tomaselli, il costituzionalista Claudio De Fiores, un nutrito gruppo di docenti dell’Università di Napoli, Calabria e altri atenei, la europarlamentare Eleonora Forenza e tantissimi altri. Un segnale di allarme ma anche un appello alla resistenza e alla legittima difesa comune. L’appello si conclude con la richiesta di depenalizzazione e di una amnistia per i reati connessi alle proteste sociali, annunciando contestualmente “una vasta campagna democratica e popolare per abrogare il decreto Minniti, diventato legge”.

Il testo dell’appello e l’elenco dei firmatari sono leggibili su eurostop.info, le adesioni vanno inviate a: Appello30maggio@gmail.com


Si vanno sviluppando intanto altre iniziative analoghe, confermando come ormai ci sia una percezione diffusa e collettiva del clima crescente da Stato di polizia e di repressione preventiva nei confronti dei soggetti politici e sociali che animano i conflitti e la resistenza alle misure antipopolari.

Per il 22 giugno alle 16.30 nella sede della Fondazione Basso è previsto un convegno sul tema: “Misure di prevenzione personali. Controllo sociale e idolatria del decoro”. Sono previste relazioni e interventi del magistrato Livio Pepino, di Romeo Francesco avvocato, di Enrico Gargiulo dell’Università del Piemonte Orientale, di Antonello Ciervo dell’Asgi e Cesare Antetomaso dei Giuristi Democratici. Ma le iniziative di contrasto stanno assumendo, giustamente, anche una dimensione che trascende dalla sola Italia.

Il 28 e 19 giugno a Bruxelles l’Osservatorio Repressione propone la nascita di una rete Europea per il diritto di dissenso in difesa delle lotte sociali. Una rete che sia capace di investigare sulle forme della repressione a partire dai singoli stati Europei verificando le similitudini legislative dei singoli paesi trovando i punti in comune. Un lavoro che deve andare oltre la sola testimonianza, il denunciare quanto la repressione sia crudele e quanto gli Stati Sovrani rispondendo al turbocapitalismo, finiscono per non garantire più il minimo dei diritti democratici e diventino più propensi a esportare la Democrazia nel mondo producendo un’infinita lotta al terrorismo.

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