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giovedì 8 giugno 2017

Alitalia. Alternative alla svendita ce ne sono. Cominciamo dalla nazionalizzazione

Se i vertici dell’Alitalia fossero stati sottoposti ad un doveroso processo popolare, le cose sentite al convegno “Alitalia, invertire la rotta”, ne sarebbero state una requisitoria implacabile.

L’incontro organizzato dalla Usb ha visto squadernarsi un j’accuse collettivo da parte dei lavoratori, di alcuni esperti chiamati a dare un contributo conoscitivo e di amministratori locali di Fiumicino e Roma su cui andrebbero a impattare pesantemente gli effetti sociali dei licenziamenti all’Alitalia.

I lavori sono stati aperti da Francesco Staccioli della Usb Alitalia: “vogliamo aprire uno scontro con chi vuole solo svendere Alitalia. Il costo del lavoro è l’ultimo dei problemi. Tutti devono sapere che con l’indotto e i servizi, i posti di lavoro che si perderebbero sono quasi trentamila. Che Alitalia ci immaginiamo?” si è chiesto Staccioli, “Ormai sul breve raggio con le compagni low cost non ha più spazio, quindi lungo raggio e soprattutto la manutenzione che è stata mandata in malora... La nazionalizzazione è la soluzione credibile sul tappeto”.

E’ toccato poi a due esperti del settore. Il primo è il prof. Ugo Arrigo dell’università Bicocca di Milano, autore di numerosi e documentatissimi saggi al vetriolo contro i vertici aziendali della Cai che dal 2009 ha preso in mano Alitalia. La mattina stessa del convegno è uscito un suo lungo e dettagliato articolo su Il Fatto nel quale documenta come i costi dell’Alitalia non dipendano affatto dal costo del lavoro che rappresenta meno di 1/6 dei costi industriali. Per permettere ad Alitalia di continuare a volare, il governo ha nominato tre commissari ed erogato un prestito ponte di 600 milioni che di fatto è una sovvenzione la cui finalità è di coprire in anticipo le perdite che la gestione commissariale sosterrà prevedibilmente in un anno di operatività dell’azienda. Lo si può desumere dal fatto che l’importo corrisponde alle perdite stimate per il 2016. Arrigo è implacabile sulla gestione dei prenditori della Cai: neanche se ci fossero stati gestori adibiti a rovinare l’Alitalia sarebbero riusciti a fare tanti danni come quelli fatti dal 2009, cioè dalla gestione Cai”.

Il prof. Gaetano Intrieri dell’università di Tor Vergata è un esperto del settore e lo si comprende dai dettagli tecnici che snocciola uno dietro l’altro. Esibisce un documento interno del management Alitalia, dal quale si evince che già la scelta dei motori da installare sugli aerei fa si che questi consumino quasi il 13% in più di carburante rispetto ad altri. La rotta Roma-Città del Messico, è stata assegnata ad aviogetti bimotori quando è noto che per le rotte transoceaniche servono quadrimotori. Ciò significa che nel viaggio di ritorno si devono imbarcare quasi 120 passeggeri in meno per compensare. Inoltre Alitalia ha affidato gli acquisti ad una società di proprietà francese a sua volta di proprietà della concorrente Air France (che però a differenza di Alitalia è al 51% di proprietà di fondi pubblici e al 18% dello Stato). Ed ancora, Alitalia ha acquistato aerei a prezzi immensamente superiori a quelli disponibili sul mercato ed anche per motori ne ha acquistati alcuni che sul mercato “te li tirano dietro” pagandoli ben 5.800mila euro, una cifra con cui se ne potevano comprare quattro. Una disamina impietosa e una diagnosi ancora più severa: “Un governo di scellerati sta disperdendo una patrimonio che è di tutti. Nel mondo dell’aviazione ci sono ormai 12/15 soggetti a livello mondiale, qualcuno ha deciso che Alitalia doveva sparire”.

Luciano Vasapollo, docente dell’università La Sapienza e direttore del Cestes, ha esordito sottolineando come la discussione mettesse in evidenza che i lavoratori non dicono solo dei No come nel referendum che ha respinto l’accordo-truffa, ma avanzino anche proposte concrete. Ha poi illustrato numerosi dati sulla privatizzazioni a livello internazionale ricordando che se la maggior parte sono avvenute a metà degli anni Novanta, sono poi riprese con violenza nel 2011-2012. Cita poi un passaggio dell’economista Federico Caffè che insisteva sul fatto che l’intervento pubblico è una componente necessaria del mercato. “Non è affatto detto che l’impresa pubblica non abbia visto crescere insieme occupazione, salari e produttività”. Non manca di segnalare un dato politico rilevante. “Vicende come quelle dell’Alitalia sembrano avere più una funzione ideologica che ragioni economiche. Se ragioniamo in termini di efficienza complessiva e di dare un futuro alle nuove generazioni, dobbiamo riaffermare la centralità dell’intervento pubblico. I lavoratori dell’Alitalia non vogliono morire e vogliono giocarsi la loro partita”.

E’ toccato poi ad alcuni amministratori locali come il sindaco di Fiumicino Esterino Montino, il comune su cui incombe l’aeroporto ma anche le conseguenze sociali di una nuova mattanza occupazionale all’Alitalia e nell’indotto. Ricorda come prima del referendum con cui i lavoratori hanno respinto la tagliola della proposta aziendale, si fosse tenuto un consiglio comunale aperto dentro l’aeroporto nel quale emersa la proposta di una richiesta di intervento di aziende pubbliche nella gestione di Alitalia. Il consigliere comunale di Roma Antonio De Santis ha ricordato come ormai stiamo assistendo alla desertificazione produttiva della Capitale con effetti sociali pesanti e totale inerzia del governo.

Carlo Guglielmi del Forum Diritti Lavoro e Antonio Amoroso della Cub trasporti sono intervenuti richiamando entrambi le responsabilità, anzi le corresponsabilità sindacali, nell’esito disastroso della gestione Alitalia prima e Cai dopo. Troppo spesso Cgil Cisl Uil con la loro capitolazione hanno consentito ai vertici aziendali di aggirare le stessi leggi vigenti tramite accordi diretti.

Invertire la rotta dell’Alitalia dunque sarebbe possibile, anche alla luce delle cose sentite nell’incontro. E’ evidente dunque come il problema siano le scelte politiche e non i pretesti economici. Si tratta di decidere se il paese deve ancora avere una compagna aerea di bandiera o svendere tutto quanto. Lo snodo torna ad essere quello della logica alla quale ispirarsi per fare sviluppo. Quella dei “prenditori privati” ha dimostrato di essere un danno.

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