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lunedì 24 aprile 2017

Francia: un voto ordinario per una situazione straordinaria

Inutile girarci attorno. Nonostante lo sconvolgimento del consolidato rituale politico francese, con la sconfitta dei gollisti e dei socialisti assieme, il voto d’oltralpe è di quelli ordinari. Un candidato, Macron, “nè di destra nè di sinistra”, già collaboratore di Sarkozy e ministro di Hollande, che con i soliti contenuti generici, e un marketing da lancio di compagnia telefonica, ha conquistato un primo posto decisivo al primo turno delle elezioni.

Niente di più ordinario, e niente di più benedetto dall’asse bancario franco-tedesco, di fronte ad una situazione straordinaria della Francia. Macron contenderà, al secondo turno, la presidenza a Marine Le Pen che da anni gioca ormai lo stesso ruolo, così stancante che ha preso meno voti del previsto, di paladina della sovranità, da destra, contro la Francia. In entrambi idee e programmi che si potevano trovare tranquillamente un decennio fa. E una situazione del paese difficile da dieci anni.

Chi vincerà al secondo turno, le dichiarazioni di voto e l’analisi dei flussi elettorali sono nettamente a favore di Macron, dovrà fare i conti con i risultati delle elezioni politiche previste per giugno. Quella è la prima incognita, visto che i tradizionali punti di riferimento (di solito il partito del presidente eletto dopo un mese vince le politiche) sono saltati. Anche se la Francia è abituata alla coabitazione tra maggioranze diverse, quella presidenziale e quella parlamentare, stavolta i soggetti in campo sono diversi dal passato.

La seconda incognita è legata ai fattori internazionali: le crisi geopolitiche, quelle finanziarie, le stesse criticità strutturali dell’eurozona faranno sicuramente ballare la nuova composizione del potere francese.

Distrutto il partito socialista, del resto il banchetto nichilista col potere di Hollande non poteva che lasciare questa eredità, resta da commentare il risultato di Mélenchon e dello schieramento France Insoumise. Buon risultato, sulla scia delle mobilitazioni contro la Loi Travail (che per Macron è una stella polare) ma per cambiare, da sinistra, la Francia questo schieramento deve saper tenere e crescere.

Nel frattempo lo stereotipo del candidato che deve piacere a tutti (Macron) e l’archetipo della candidata di destra (Le Pen) staranno sotto i riflettori per queste due settimane. Intanto Macron, candidato che sembra animato da un software di un programma di robopolitics, in questo scenario si appresta, favoritissimo, a prendere familiarità con le leve del potere.

Redazione, 24 aprile 2017

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