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mercoledì 12 aprile 2017

Anche la Repubblica Ceca saluta l’euro

Nascosta tra i refusi di stampa, la notizia della moneta ceca che si sgancia dall’euro e torna al tasso di cambio variabile rappresenta, nel suo piccolo, un’ulteriore conferma della crisi dell’ideologia europeista. Per tre anni la koruna ceca aveva mantenuto il tasso di cambio fisso a 27 korune per un euro. La parità forzata consisteva nell’introduzione informale della moneta unica anche per la Repubblica Ceca in attesa dell’ingresso ufficiale del paese nell’area Uem. Tale parità aveva però dissanguato le finanze ceche, che dovevano garantire il tasso di cambio forzato a prescindere dalla capacità produttiva del paese e dal suo equilibrio fiscale (un salasso di 47 miliardi di euro in tre anni, tanto per dire *chi* crea debito pubblico nei paesi europei). Ma la notizia sta altrove, e cioè nel mancato fallimento del paese, secondo le previsioni dei premi Nobel dell’economia mainstream. Al contrario, appena uscita dall’aggancio artificiale la koruna si è apprezzata del 2% e, contestualmente, l’euro si è deprezzato. Come accaduto nel caso svizzero di due anni prima (anche la Svizzera infatti, a inizio 2015, si era sganciata dall’euro provocando un mezzo terremoto finanziario... nell’eurozona!), i “mercati” non sono corsi a vendere le monete nuovamente libere di fluttuare negli scambi finanziari, ma – davvero commovente – si sono affannati a vendere euro per fare riserve di korune ceche. Ma se la Svizzera può vantare una solidità finanziaria a prova di bomba, la Repubblica Ceca fa parte al contrario di quell’insieme di paesi produttivamente forti ma finanziariamente dipendenti dai centri del capitale finanziario. Eppure, anche questa volta, i famigerati “mercati” si sono dimostrati insensibili all’ideologia e razionalmente attenti ai propri profitti, vendendo di corsa euro e comprando la sconosciuta (ai più) moneta nazionale ceca, certamente non una moneta “di riserva” internazionale, ma comunque – agli occhi di quegli stessi mercati – più solida o “profittevole” dell’euro. Se per la Svizzera e la Gran Bretagna la solfa liberista consisteva nel circoscrivere gli eventi nella loro dimensione peculiare e non replicabile (la Svizzera e un piccolo e ricco paese; la Gran Bretagna detiene le redini della finanza globale; e altre scemenze simili), cosa poteva inventarsi il baraccone politico, economico e mediatico di fronte allo sgancio vincente dalla Repubblica Ceca dall’euro? Niente, e infatti la soluzione partorita è stata quella di oscurare completamente la notizia. La strategia del silenzio non è però arrivata fino in Danimarca, che proprio in questi giorni sta pensando a come organizzare la sua fuga dal vincolo monetario: anche la corona danese, infatti, è legata dall’aggancio artificiale con la moneta unica. Nella protestante Danimarca manca però quel tanto di misericordia tipica dei paesi mediterranei, e le motivazioni del prossimo sganciamento sono così espresse, senza troppi giri di parole: «non ci fidiamo più dell’euro». Chiamali scemi.

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