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venerdì 28 aprile 2017

Anaconda “ideologica” e militare intorno alla Russia

La municipalità di Kiev ha stabilito di proclamare il 2017, nell'area comunale, anno dell'UPA, il cosiddetto esercito insurrezionale ucraino, braccio armato dell'OUN, che collaborò con le truppe naziste durante la seconda guerra mondiale. Nel momento "in cui la nazione ucraina si oppone di nuovo in armi agli aggressori russi, è molto preziosa l'esperienza storica della lotta degli ucraini contro gli occupanti", è detto nella risoluzione. Sono previste iniziative “formativo-istruttive”(!), culturali, artistiche, conferenze “scientifiche”(!) e mostre. Il 4 aprile la Rada suprema aveva sancito l'aumento delle pensioni per i veterani dell'UPA.

In Lettonia, mentre è prevedibile che alcune centinaia di migliaia di “non cittadini” di lingua russa parteciperanno il 9 maggio alla parata della vittoria sul nazismo, i confratelli locali dei neonazisti ucraini programmano un contro-corteo, dopo che lo scorso 16 marzo, come tradizione ormai da diversi anni, avevano marciato in onore dei legionari lettoni delle SS che, al pari della divisione ucraina “Galizia”, furono al servizio degli hitleriani. German Sadulaev scrive su news-front.info che la “Società a sostegno dei soldati nazionali” avrebbe giustificato il contro-corteo del 9 maggio, sostenendo che in quella data si celebrerebbe “in modo inammissibile l'occupazione sovietica, che ha portato detrimento allo stato lettone”. E' il caso di ricordare che sui legionari lettoni ricade in larga parte il sangue delle oltre cinquecentomila vittime, tra civili e prigionieri di guerra, dell'occupazione nazista in Lettonia.

Quasi nelle stesse ore, il Centro per la lingua nazionale ha multato per l'ennesima volta il sindaco di Riga, Nil Ušakov, per aver usato la lingua russa nel corso di un incontro con le scolaresche di lingua russa della capitale. Altre volte, la multa gli era stata comminata per aver scritto in russo sui social netwok, oppure per aver parlato in russo in occasione delle celebrazioni del 9 maggio.

Al pari di Ušakov, anche il sindaco di Ventspils, duecento km a nordovest di Riga, Ajvars Lembergs, è in attesa della decisione del Centro per la lingua nazionale a proposito di un suo intervento in lingua russa in un teatro cittadino. In Lettonia, paese UE e NATO, nonostante oltre il 40% dei poco più di 2 milioni di abitanti sia costituito da popolazione di lingua russa, l'unica lingua ufficiale è il lettone.

Ma c'è anche chi, sfidando i golpisti di Kiev, dice in qualche modo la sua sui collaborazionisti ucraini. Ieri a Ternopol, una delle maggiori città ucraine, a suo tempo centro amministrativo di Galizia e Podolija, è stato ricoperto di vernice rossa il cippo a ricordo della divisione SS “Galizia”: il gesto è avvenuto alla vigilia del 28 aprile, quando si celebra il 74° anniversario dell'istituzione della divisione SS “Galizia”.

A Odessa, ex roccaforte di Mikhail Saakašvili, il Consiglio municipale ha deciso di restituire alla città la vecchia toponomastica sovietica, contrapponendo così una “desaakašvilizzazione” alla “decomunistizzazione” adottata dall'ex governatore georgiano. Novorosinform.org ricorda come già lo scorso marzo il Consiglio cittadino avesse rivolto un appello a Presidente e speaker della Rada per le celebrazioni del 8 marzo, 1 e 9 maggio e perché cessino le provocazioni contro la popolazione di lingua russa nel sudest del paese. E se la Procura regionale ha già aperto un procedimento penale contro il Consiglio municipale odessino, il sindaco di Dnepr (Dnepropetrovsk prima della “decomunistizzazione”) ha annunciato, in risposta alla “desaakašvilizzazione”, che in caso di nuova elezione alla carica intitolerà il ponte cittadino sul fiume Dnepr al leader dell'OUN-UPA Stepan Bandera.

Quasi in contemporanea, nell'area di Przemyśl, nel voivodato polacco della Precarpazia, a pochi km dal confine ucraino, le autorità locali hanno smantellato la lapide cimiteriale che dal 1994 era dedicata ai collaborazionisti filonazisti dell'UPA. Vero è che l'azione è stata sostenuta dal “Movimento nazionale” di Precarpazia e dalla “Associazione patriottica dei veterani”, con la motivazione che la lapide sarebbe stata “antiestetica”, ma è in ogni caso indicativa dei rapporti tra nazionalisti polacchi e ucraini. Lo scorso dicembre il governo polacco aveva annullato ogni finanziamento pubblico al portale della comunità ucraina in Polonia prostir.pl, giustificando il provvedimento con la “falsificazione della storia e la propaganda avversa allo stato polacco” operata dal network, riaccesasi con le polemiche sul genocidio della Volynia, soprattutto dopo l'uscita del film polacco “Volynia”, sui massacri perpetrati dall'UPA.

In generale, tale almanacco di democrazia nazional-nazionalistica, sembra far da corollario alla ben più concreta e allarmante cintura liberale che il sistema “Anaconda” sta stringendo attorno ai confini russi. Kolokolrussia.ru ricorda come nel 2015 la cosiddetta “CIA segreta”, nota come Strategic Forecasting (Stratfor), avesse pubblicato il rapporto “Il mondo nel decennio 2015-2025”, in cui si delineava il destino finale della Russia. Nelle scorse settimane, il centro RAND ha invitato il Ministero della difesa USA a valutare le possibili reazioni a ogni segnale di aggressione russa, in particolare nei confronti di Svezia, Estonia, Lettonia e Polonia, puntando alla neutralizzazione della regione russa di Kaliningrad. Inoltre, USA, Gran Bretagna, Germania, Francia, Polonia, Finlandia, Svezia Lettonia e Lituania si sono accordate a Helsinki per la creazione di un Centro europeo contro la minaccia ibrida russa, cui entro fine anno è prevedibile si assoceranno i restanti paesi UE e NATO. In questo quadro, osserva Vadim Bondar, “il confine tra guerra e pace si fa sempre più sottile, dato che la guerra ibrida non conosce né nuove regole, né una linea rossa” e si rinnova il “cordone sanitario” istituito negli anni '20 attorno all'Urss “per abbattere il potere dei bolscevichi”. Oggi, continua Bondar, “i cosiddetti stati cuscinetto diventano l'arena di un nuovo conflitto tra il nostro paese” e l'Occidente, che cambia lo status strategico di quelli. Sarebbe suicida “difendere i propri interessi esclusivamente sul proprio territorio”, gli Stati Uniti non prevedono mai alcun conflitto entro i propri confini.

Entro l'anno, verrà realizzato in Georgia, con l'aiuto USA, un Combat Training Center, analogo a quello multinazionale in funzione nella base militare USA di Hohenfels, in Baviera. “Perché tutto ciò?”, si chiede Bondar e risponde: “il rapporto Stratfor giudica improbabile “che la Russia possa continuare a esistere nella forma attuale ancora 10 anni”. Vale a dire “A ovest, Polonia, Ungheria e Romania cercheranno di riprendersi le regioni perse a suo tempo nella lotta con i russi. A sud la Russia perderà la capacità di controllare il Caucaso settentrionale; in Asia centrale comincerà la destabilizzazione. A nord-ovest, la Karelia cercherà di tornare nella compagine finlandese”. Sarebbe “logico estendere la nuova alleanza Baltico-mar Nero” continua Stratfor, “all'Azerbajdžan e al mar Caspio”. Qual è la risposta russa? “Sul piano militare, ad esempio, il trasferimento, col pretesto di riparazioni, dal mar Nero al Baltico di vascelli armati di missili alati a lunga gittata “Kalibr” e lo stazionamento nel mar Nero di sommergibili atomici, insieme all'aumento del numero di militari in servizio. Si ammodernano vari tipi di armamento pesante”. E non è il caso nemmeno di “farsi illusioni sulle pretese degli stati cuscinetto” continua Bondar, “se l'orso si indebolisce, si troveranno molti pretendenti a farlo a brandelli. E' tempo di iniziare a realizzare centri di pronta reazione alle rivoluzioni colorate e alle risposte asimmetriche nei paesi amici in America Latina e nei paesi del CSTO (Armenia, Bielorussia, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Russia e Tadžikistan”)”.

Insomma: à la guerre comme à la guerre.

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