Presentazione


Aggregatore d'analisi, opinioni, fatti e (non troppo di rado) musica.
Cerco

20/02/2017

Sinistri scenari

Vedremo se davvero l’ex gruppo dirigente del Pd avrà il coraggio di scindersi dal partito. Un conto è sbraitare contro l’usurpatore, ben altro è scendere dal carro del potere avventurandosi nei territori del 5virgola qualcosa. Gente abituata ad essere nomenclatura in un partito di massa (elettorale), difficilmente alle soglie della pensione gli viene lo schiribizzo di rimettersi in gioco. E’ altresì vero che dentro il Pd gli spazi di co-gestione politica si stanno riducendo notevolmente per l’ex gruppo dirigente. Nonostante tutte le batoste elettorali, Renzi non ha avversari al congresso. Lo sanno i vari D’Alema, Bersani o Emiliano. Anche qui, dopo aver sbraitato del congresso, una volta che Renzi li ha accontentati è scattato il panico. Tutti sanno che dentro al partito Renzi è ancora l’asso pigliatutto, e una volta rivinto per la “ditta” non ci sarà più potere da spartire. Secondo i sondaggi, Renzi viaggia sull’80% dei consensi contro qualunque sfidante. Questo il motivo per cui la scissione è nei fatti una possibilità concreta. Ma tragica.

L’eventuale partito dell’odierna “minoranza Pd” verrebbe subito identificato come il partito della “sinistra radicale”, o quantomeno di “vera sinistra”, non quella finta à la Renzi, fagocitando tutti quei velleitari tentativi di ricostruire una “sinistra” liberal dirittocivilista (da Pisapia a Sinistra italiana). Non a caso l’assemblea dei promessi scissionisti si è aperta al canto di “Bandiera rossa”. Perché, volente o nolente, un soggetto a sinistra del principale partito “di sinistra” sarebbe etichettato come “sinistra radicale”, e così vissuto dal corpo elettorale del paese. Oltretutto, sarebbe la stessa “minoranza Pd” a giocare sull’equivoco, visto che se il centro della politica sarà occupato dal Pd renziano (a quel punto una vera e propria Democrazia cristiana 2.0 che svuoterebbe metà dell’elettorato berlusconiano, d’altronde già ridottosi notevolmente), l’unico spazio elettorale possibile per continuare ad esistere sarà quello di presentarsi come “sinistra” dura e pura, quella senza compromessi, sociale, attenta alle diseguaglianze, amica dei poveri e degli sfigati. Completamente inutile sarebbe spiegare che quella “sinistra” è la stessa dei governi democratici targati Prodi prima, Letta e Monti dopo, e infine Renzi. Che quella “sinistra” è in realtà una destra liberista acclamata. Che quella “sinistra” è la stessa del Pacchetto Treu, della riforma delle pensioni, del Jobs act, della legge Turco-Napolitano, della guerra in Jugoslavia e in Kosovo, e un’altra sfilza di eccetera che faremmo notte. Lo schiacciamento mediatico non fa prigionieri. E la vittima designata sarà proprio la sinistra radicale, questa volta senza virgolette. D’Alema e il sempiterno Vendola, una volta egemonizzato il campo narrativo della “sinistra”, produrranno di converso l’estinzione di ogni sinistra a sinistra della “sinistra Pd”. Quante (false) sinistre può reggere questo paese? Difficilmente potrà sopravvivere (cosa che già non fa, peraltro), una “sinistra radicale” a sinistra di un’altra “sinistra radicale”. Sarebbe, ancor prima che paradossale, farsesco. Tutto ciò, inevitabilmente, produrrà smottamenti anche dalle nostre parti. Quanti cascheranno (volentieri) nell’abbocco, nella convergenza, nell’ammiccamento, con questa “sinistra-non-sinistra”? E quanti invece sapranno resistere alle sirene del partitone del 5virgola che assicura posti in municipio, al Comune, alla Regione, al Parlamento, in Europa, nell’universo? Facile bollare i Bersani di turno come “destra”, oggi. Ma il rassemblement anti-renziano, esattamente come il ventennio anti-berlusconiano, funzionerà da calamita politica molto più efficacemente dei pensosi distinguo da salotto. Partiranno gli accorati appelli al “fronte unico” contro il duce Renzi. Ma anche per quella sinistra che ha chiaro il suo posizionamento antitetico a quello liberista in salsa rosa, le cose non potranno procedere come prima, come se niente fosse.

Insomma, la scissione del Pd è, purtroppo, una cosa seria, che riguarda – volente o nolente – tutto il campo della sinistra. A prescindere dalle reali posizioni in campo, a prescindere dalla qualità dei suddetti personaggi e delle loro idee. Se ci sarà (e non è detto), travolgerà tutti.

Fonte

Nessun commento:

Posta un commento