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29/01/2017

Ma davvero la Russia di Putin ha deciso di legalizzare la violenza domestica?

E' diventato impossibile districarsi nel caos organizzato dell'informazione "ufficiale" – quella dei giornali mainstream, o volgarmente "di regime" – qualsiasi sia il tema affrontato. Sul fronte interno vige la censura delle iniziative di opposizione (e quando bisogna proprio riferirne le si criminalizza o le si tratta come "problemi al traffico").

Su quello internazionale, invece, le fake news sono tante e incontrollabili da sommergere qualsiasi tentativo di fact checking. Che significa soltanto verifica dei fatti, quel che ogni giornalista professionista dovrebbe fare prima di mettersi a scrivere. Sarà che la concorrenza rischia di farti arrivare sempre in ritardo rispetto agli altri (se controlli, qualcun altro avrà già pubblicato per primo, bruciandoti), sarà che le proprietà dei media diramano "consigli e raccomandazioni" ai direttori delle testate, sarà che il sistema delle imprese è molto chiaro nella lista delle "notizie rilevanti" o meno (qualcuno usa anche la distribuzione della pubblicità a pagamento per essere ancora più convincente), il risultato è lo stesso: uso dei media come strumento di guerra.

Il caso della Corea del Nord è ormai oggetto di barzelletta, quello delle false notizie rispetto a Cina, Russia, Cuba, Venezuela e decine di altri paesi – molto diversi tra loro quanto a sistema politico e sistema economico, tutti accomunati dal non far parte del "sistema di alleanze" incentrato su Usa ed Unione Europea – è invece indicativo di una strategia politico-militare belligerante in cui – come si usa dire tra giornalisti seri – "la prima vittima è la verità".

Nei giorni scorsi è stata pubblicata da tutti i media, esattamente con le stesse parole, questo pseudo-scoop: la Russia depenalizza la violenza domestica su donne e bambini. Una scelta politica altamente incivile, praticamente infame, atta a sollevare l'indiginazione di ogni essere umano.

Nessuno si è messo a fare, in Italia, il fact checking. Quindi, per sapere cosa è successo, siamo stati costretti a cercare oltre confine. Di seguito la ricostruzione – alquanto documentata, bisogna dire – della testata svizzera Sinistra.ch, ovvero il Portale svizzero dell'informazione progressista.

Il giudizio sulla professionalità dei giornalisti mainstream italiano lo lasciamo volentieri a voi...

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Siamo tornati nella guerra fredda? Così sembra osservando la campagna di disinformazione contro la Russia che vediamo su tutti i media occidentali, di destra e di “sinistra”, statali e privati che non fanno altro che copia-incollare le news senza alcuna verifica o approfondimento e anzi banalizzando tutto per mera propaganda.

L’ultima ‘fake news’ è che la tirannica Russia “depenalizza le violenze domestiche”. In pratica “si potranno liberamente picchiare mogli e figli”. E’ ovvio che così non è, ma ormai si è abituati a credere alla propaganda di guerra dell’UE e degli USA contro la Russia che ci si casca senza pensare che le informazioni non sono mai neutrali politicamente.

Nella sua conferenza stampa del 23 dicembre scorso che potete leggere qui il presidente russo Vladimir Putin ha affermato chiaramente: “Non dobbiamo schiaffeggiare i bambini e giustificarlo sulla base di alcune vecchie tradizioni (…)”. Eppure è lui il mostro che promuoverebbe la violenza domestica. In realtà la proposta di revisione della legge che chiede maggiore lassismo circa le punizioni corporali in famiglia non arriva da Putin ma da un gruppo di genitori spalleggiati dalla Chiesa Cristiano-Ortodossa.

In pratica la Duma di Stato, cioè il parlamento russo, aveva votato una legge durissima contro le violenze domestiche: chi in famiglia alzava le mani veniva severamente punito con l’incarcerazione fino a due anni. Il problema è che le pene previste erano superiori a quelle inflitte a chi avrebbe commesso lo stesso reato fuori casa. In alcuni casi un genitore che sgridava suo figlio con uno schiaffo veniva arrestato senza troppi complimenti. Mentre se il bambino veniva schiaffeggiato dal vicino di casa, quest’ultimo se la cavava in pratica solo con una multa.

E’ quindi stato approvato un emendamento – promosso fra l’altro da una deputata donna – che equipara le pene: il marito che picchia sua moglie o il padre che tira una sberla al figlio subirà ora la stessa condanna di chi dà un pugno per strada alla moglie di un altro. Lo stesso varrà per chi maltratta un bambino. La legge russa dice ora che chi picchia una persona per la prima volta senza provocare lesioni dovrà pagare una multa di 30mila rubli e prestare un lavoro forzato di “pubblica utilità” per sei mesi. In caso di recidiva la multa sale a 40mila rubli e oltre ai lavori forzati va preso in considerazione l’arresto per tre mesi. Qualora invece il maltrattamento comporti lesioni alla vittima, il colpevole sarà condannato penalmente. Si può essere d’accordo o meno con questa riforma, certamente però non si tratta di “depenalizzare” alcunché!

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