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30/12/2014

Messico: esercito sotto accusa per la strage di Iguala

Anche l’esercito è finito sotto indagine in merito alla scomparsa, il 26 settembre scorso, di 43 studenti della Escuela Rural di Aytozitnapa a Iguala, nello stato meridionale di Guerrero: lo ha annunciato il presidente della Commissione nazionale per i diritti umani del Messico (Cndh), Luis Raúl González.

“Abbiamo chiesto informazioni alla Segreteria della Difesa Nazionale. Stiamo cercando di sapere tutto ciò che può emergere da azioni o omissioni” ha detto il difensore civico ai giornalisti dopo un incontro con i genitori dei giovani. Gli inquirenti ritengono che i ragazzi siano stati massacrati dopo l’uccisione di sei persone, inclusi alcuni adolescenti, da parte della polizia municipale e dei narcos di un cartello della droga. Solo di recente i resti di uno degli studenti scomparsi sono stati trovati e identificati.

L’indagine verte sulle azioni militari in corso nella zona della sospetta strage il 26 settembre: “È motivata da un’esigenza legittima dei genitori, che da quella sera… non ne sanno più nulla” ha precisato González.

La Cndh sta preparando anche una raccomandazione, ma a carattere non vincolante, per il presidente Enrique Peña Nieto, dopo settimane di proteste di massa e cortei – incluso il giorno di Natale – organizzati nel Guerrero, a Città del Messico e in altre località del paese. “Alla Cndh non spetta indagare sui crimini, ma sulle violazioni dei diritti umani da parte dei militari” ha insistito González, che è alla guida dell’organismo solo dal mese scorso.

Stando alla Procura generale, più volte accusata dai familiari degli scomparsi e dalle organizzazioni sociali di voler sminuire la portata dei fatti del 26 settembre e nascondere il coinvolgimento delle istituzioni federali messicane, i militari non sarebbero coinvolti nella sparatoria, in quanto non avrebbero ricevuto l’ordine di intervenire. Tuttavia, alcuni studenti affermano di aver visto alcuni soldati e poliziotti federali sul luogo delle violenze, circostanza finora sempre negata dal governo centrale.

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