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27/09/2014

La Jihad del terrore adesso è sbarcata in Mediterraneo


Orrore, riprovazione e paura e tutti i sentimenti necessari di fronte l’ennesima decapitazione di un ostaggio. Un francese, e questa volta avviene in Algeria, un Paese sulle sponde dello stesso nostro mar Mediterraneo. Non più nelle lontane terre aspre tra Siria e Iraq. Arresti nella vicina Spagna

L’affaccio sul Mediterraneo
Il sequestro e l’uccisione di Hervé Pierre Gourdel sono avvenute nella turbolenta regione algerina della Cabilia, una regione montuosa a un centinaio di chilometri da Algeri, teatro da tempo di operazioni di gruppi armati islamici affiliati ad al Qaida nel Maghreb islamico, l’AQMI. Zona di guerra contro il terrorismo per l’Algeria sin dagli inizi degli anni ’90, quando quello che è stato un putsch militare azzerò la vittoria elettorale del partito islamista. Un terrorismo che è sempre rimasto molto legato al territorio, alle vicende algerine, alle questioni post coloniali con la Francia.

Da Al Qaeda all’Isis combattente
Dopo l’11 settembre, i jihadisti algerini hanno avviato un progressivo avvicinamento ad al Qaida, pur marcando sempre la loro autonomia. Al Qaida nel Maghreb islamico, anche se profondamente legata alla casa madre, s’è sempre mossa seguendo la strada ‘algerina’ al terrorismo: azioni militari e non attentati indiscriminati, limitando al massimo i “danni collaterali”, vittime civili. Linea decisa dall’emiro Abdelmalek Droukdel che ha comportato frizioni interne e determinato scissioni. Una di queste, il gruppo Belmoctar, ha attuato il sanguinoso assalto al sito gasiero di In Amenas.

Il massacro di ‘In Amenas’
Era il 16 gennaio 2013, quando dei miliziani affiliati ad al-Qaeda con una brigata comandata da Mokhtar Belmokhtar sequestrò oltre 800 persone di diverse nazionalità nell’impianto di estrazione del gas di Tigantourine, vicino ad In Amenas, nell’est dell’Algeria. Dopo quattro giorni, le forze speciali algerine fecero un’incursione sul sito. Nell’assalto furono uccisi per errore dallo stesso esercito 35 lavoratori. Almeno 39 ostaggi stranieri rimasero uccisi insieme ad una guardia giurata con 29 terroristi. Liberati 685 lavoratori algerini e 107 stranieri. Tre miliziani furono catturati.

Crudeltà per accreditare il nulla
In questa situazione, l’apparizione nel panorama del terrorismo islamico di al Baghdadi e del suo Califfato ha dato linfa all’ala “movimentista” della jihad nordafricana e ha portato alla nascita di formazioni o gruppi che si ispirano all’Isis. Sino a ieri il gruppo che ha rapito il turista francese, la falange Jund al Khilafah, era solo uno dei tanti che nella regione di Tizi Ouzou, Cabilia, impegnano l’esercito algerino. Il fatto che i sequestratori che si erano avvicinati all’Is solo pochi giorni prima abbiano decapitato l’ostaggio, è una folle forzatura per accreditarsi più che una vera prova di forza.

Poi gli jihadisti spagnoli
Sempre per la ‘Jiahad’ mediterranea, smantellata a Melilla e Nador una cellula Isis. Arrestato il suo capo, un ex militare dell’esercito spagnolo. L’uomo, di nazionalità spagnola e originario di Melilla, era stato in Mali e in altre zone di conflitto come ‘soldato’ della Jihad ed era incaricato di arruolare combattenti per l’Isis al sud dell’enclave spagnola in Marocco e a Nador, nel paese magrebino. Sono oltre 3.000 gli europei arruolati nell’Isis per combattere in Iraq e in Siria. E molti di loro, spiega alla Bbc il coordinatore europeo dell’antiterrorismo Gilles De Kerkhove sono già tornati a casa.

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