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26/03/2014

Dio, non militarismo: gli ebrei ultraortodossi dicono no a armi e munizioni

Il primo ministro britannico David Cameron ha avuto più di quello che si aspettava nella Knesset israeliana quando ha visitato il Paese, ricevendo una certa freddezza dai parlamentari ultraortodossi e palestinesi che condividono alcuni interessi, in quanto comunità più oppresse dallo Stato. La visita di Cameron alla Knesset si è svolta lo stesso giorno in cui due controverse legge, la Legge di Coscrizione e la Legge di Governabilità, sono state approvate dopo una lunga battaglia legislativa. Mentre il premier Netanyahu accoglieva l’ospite d’onore, i parlamentari ultraortodossi lasciavano la sessione plenaria in protesta con i colleghi e i membri palestinesi della Knesset che rifiutavano di partecipare all’evento. È stato il punto culminante di diversi mesi di dure proteste contro la Legge di Coscrizione che porta in superficie le contraddizioni tra sionismo e giudaismo.

Centinaia di migliaia di ultraortodossi (Haredim) sono scesi nelle strade di Gerusalemme per opporsi alla bozza di legge molto prima che questa passasse. Durante una preghiera di massa, i manifestanti-fedeli hanno dichiarato la loro lealtà allo studio della Torah piuttosto che all’esercito. Uniti sotto un striscione che diceva “Lo Stato di Israele combatte contro il Regno del Cielo”, hanno mostrato cartelli in cui definivano il servizio militare un suicidio spirituale. L’evento non è stato una mera dimostrazione dell’opposizione alla legge, ma piuttosto un grido di battaglia contro la legittimità di uno Stato che viola la loro autonomia spirituale e mette in pericolo la libertà religiosa.

Dietro lo slogan “Uguaglianza nei doveri”, sia il sionista religioso Naftali Bennet che il sionista laico Yair Lapid sono stati eletti e sono diventati i più forti partner di coalizione del governo senza gli Haredim. La campagna chiamava alla coscrizione forzata degli ultraortodossi e ha ottenuto un ampio sostegno dall’opinione pubblica israeliana. A differenza del gruppo purista Edah HaHaredit che proibisce ai suoi membri di partecipare alle elezioni e di ricevere finanziamenti dallo Stato sionista, i consigli dei rabbini Haredi che hanno chiamato alla protesta di massa hanno i loro rappresentanti eletti alla Knesset. Sono usciti dalla sessione plenaria definendo Netanyahu un nemico della religione, anche se questo non ha impedito al premier di accogliere Cameron con un discorso di benvenuto che iniziava con “David, benvenuto nella Città di Davide e nella Knesset ebraica”.

La legge prevede l’aumento costante anno per anno del numero di studenti ultraortodossi che dovranno servire nell’esercito, fino a giungere a 5.200 nel 2017. Le scuole religiose che invieranno i loro studenti nell’esercito riceveranno incentivi finanziari ma, nel caso l’obiettivo non sia raggiunto, l’arruolamento sarà imposto a tutti gli ultraortodossi e saranno previste sanzioni economiche. Gli ultraortodossi ritengono che sanzionare e criminalizzare gli studenti della Torah è la prova che lo Stato di Israele non può più definirsi uno Stato ebraico. Lapid e Bennett, i promotori della legge insieme al premier Netanyahu, sono stati rappresentanti in un film animato mentre abusavano di un ebreo Haredi e lo chiudevano dietro le sbarre. 

Il popolo del libro, non il popolo del fucile

La coscrizione forzata degli ultraortodossi in un esercito che è estraneo alla loro cultura è vista dagli Haredim come il tentativo sionista di distruggere la loro millenaria tradizione di studio dell’ebraismo. La proposta di legge è anche riuscita nella rara impresa di unire tutte le correnti religiose non sioniste dei sefarditi, gli ashkenazi, chassidi e lituani che oggi lavorano insieme in un comitato d’emergenza. Un’immensa protesta di oltre 150mila persone si è svolta negli Stati Uniti la scorsa settimana, unendo tutte le principali denominazione ebree ultraortodosse. Ma la legge ha ottenuto molto di più della semplice unità dei gruppi Haredim. Ha anche permesso alle voci più radicali, come quella del rabbino Mahara Satmar, di riguadagnare attenzione. Mentre la protesta iniziale faceva riferimento alla parola “Israele", il rabbino Satmar l’ha fatta omettere convincendo tutti gli altri rabbini a firmare di nuovo la dichiarazione comune emendata, dove non si dà un briciolo di legittimità allo Stato sionista.

Se i sionisti religiosi vedono il servizio militare come un obbligo sacro, gli ultraortodossi credono che studiare la Torah sia l’obiettivo finale della vita di un ebreo. Gli ultimi giorni hanno mostrato una chiara divisione tra questi ultimi e i religiosi sionisti con il giornale Haredi “Hamodia” che si riferiva ai secondi in termini nuovi, definendoli come “collaboratori di Satana”, “profondamente messianici” e “fedeli dello Stato”. 

Nazionalismo religioso, contraddizione in termini

Sconvolto dalla dichiarazione del venerato consiglio dei rabbini Haredim, che definiva lo Stato di Israele un nemico della religione di Israele, il rabbino Haim Duckman, leader spirituale del partito nazionalista Casa Ebraica di Bennet, ha ordinato ai suoi studenti di non partecipare alle manifestazioni di massa. Per gli ultraortodossi, un rabbino contrario a incontrarsi per pregare è la dimostrazione della falla del sionismo religioso per il quale, per dirla brutalmente, lo Stato va onorato più dell’Onnipotente.

In risposta, un editoriale sul quotidiano Haredi “Yated Ne’eman” ha compiuto un azione dura e inusuale, ovvero pubblicare il nome di Druckman senza l’appellativo di rabbino. Il parlamentare ultraortodosso Aryeh Deri si è rivolto al membro di Casa Ebraica, Ayelet Shaked, presidentessa del comitato per la proposta di legge, definendola “traditrice del giudaismo” e affermando che “Casa Ebraica e Ayelet Shakejd non solo hanno tradito gli Haredim, ma hanno tradito la Torah”.

Tale pagana unione tra sionismo e religione è quella che la società israeliana percepisce come identità ebraica. Al contrario, la prospettiva ultraortodossa vede il sionismo come un’aberrazione del giudaismo, insistendo che il sionismo va contro il giudaismo seppur affermi il contrario. Il professor Leibowitz, studioso ortodosso, filosofo e teorico della separazione tra Stato e religione, spiegava: “Il nazionalismo religioso sta alla religione come il nazionalsocialismo sta al socialismo. Il nazionalsocialismo non è socialismo, ma è l’opposto, e allo stesso modo il nazionalismo religioso non è religione, ma il contrario”. 

Boicottare lo Stato, salvare il giudaismo

L’opposizione al sionismo non è un elemento nuovo per gli ultraortodossi. Fin dall’inizio, il movimento sionista fu duramente condannato da quasi tutti i rabbini in Palestina e nel mondo, che proibirono ad ogni ebreo di abbracciare tale ideologia. Come risultato, l’ideologia sionista ha preso piede quasi esclusivamente tra gli ebrei laici, quegli ebrei per etnia piuttosto che per religione.

Mentre gli israeliani laici detestano gli Haredim, rari episodi di solidarietà sono recentemente apparsi tra la minoranza degli israeliani progressisti. Il gruppo “Democrazia o Ribellione” afferma che uno Stato che nega uguaglianza civile e diritti delle minoranze non è democratico. Con le sue attività ha anche raggiunto la comunità ultraortodossa, ha pubblicato messaggi di solidarietà nei muri di Me’ah She’harim a Gerusalemme e ha partecipato alle proteste a Tel Aviv.

Un nuovo discorso sta emergendo ora nella comunità Haredi. Alcuni chiamano al riallineamento politico con i partiti progressisti e anche con elementi della sinistra radicali. Altri chiamano al boicottaggio delle colonie e dei loro prodotti, mentre un numero sempre crescente di rabbini si appella agli ebrei all’estero perché boicottino e non investano in Israele. Un gruppo chassida è arrivato a fare piani per un’emigrazione di massa negli Stati Uniti, per chiedere asilo politico con l’assistenza di senatori americani.

Né ebreo né democratico

Durante la visita di Cameron alla Knesset, nel suo discorso il premier Netanyahu si è focalizzato su tre elementi: il boicottaggio è razzista, gli ebrei hanno diritti nazionali religiosi sulla terra, e i palestinesi indigeni difficilmente esistevano prima della colonizzazione sionista. A parte il fatto che tali dichiarazione sono palesemente false, un approccio più razionale e umano sarebbe quello di proporre la fine delle politiche criminali contro il boicottaggio, insistendo sull’uguaglianza tra ebrei e non ebrei e riconoscendo diritti al popolo indigeno.

Il cosiddetto Stato “ebraico e democratico” non né ebraico né democratico. Religiosamente parlando, il sionismo è un movimento laico che è giunto a disumanizzare e a deridere gli ebrei religiosi europei. La maggioranza in Israele è laica e non religiosa ed è difficile affermare che le politiche oppressive dello Stato sono vicine ai valori ebraici. Se una religione viene “nazionalizzata”, si presentano difficoltà anche per quegli ebrei praticanti che scelgono un percorso diverso dalla forma di giudaismo di Stato.

A livello etnico, la maggioranza degli ebrei nel mondo preferisce vivere all’estero piuttosto che in Israele, allo stesso tempo, le statistiche israeliane mostrano che gli ebrei per etnia non sono più la maggioranza nella terra dal mare al fiume, senza contare i palestinesi che vivono in esilio.

Fondamentale per il progetto sionista in Palestina è dichiarare che la terra è esclusivamente ebraica e che tutti gli altri, anche gli indigeni, sono estranei e indesiderati. Non è una coincidenza che Israele rifiuti di avere una costituzione o di riconoscere la nazionalità israeliana perché questo significherebbe, almeno sulla carta, che i suoi cittadini non sono trattati allo stesso modo. Invece, il gruppo privilegiato è quello con nazionalità “ebraica” mentre gli altri sono “arabi”, “druzi” o “circassi”, nessuna delle quali è una nazionalità. Su queste basi, la discriminazione viene codificata in legge.

Il regime israeliano può essere così categorizzato come un’etnocrazia che pratica il crimine dell’Apartheid, così com’è definita dal diritto internazionale. Israele è solo “ebraico” nel senso di supremazia etnica, nello stesso modo in cui il Sud Africa era bianco. Di conseguenza, la richiesta di riconoscere il suo carattere ebraico è discutibile come legittimare la supremazia bianca in Sud Africa.

Dopo molti decenni, si stanno forgiando vincoli nuovi tra anti-sionisti, ultraortodossi, palestinesi e progressisti. Mentre si smantella il mito del sionismo, un nuovo sentiero viene pavimentato nella Terra Santa. Prendiamolo.

Fonte

Grande articolo davvero!

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