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27/01/2014

La road map egiziana per uscire dalla crisi

Cinquanta vittime in pochi giorni è il bilancio del terzo anniversario della rivoluzione egiziana, in un Paese ancora profondamente diviso. Oggi non si protesta più per diritti sociali ed economici o per la democrazia: la battaglia si è fatta politica. Da una parte i sostenitori del deposto presidente islamista Morsi, dall'altra l'esercito e il governo ad interim istituito in seguito al golpe del 3 luglio.

In piazza si contrappongono due immagini: quella del generale Al-Sisi, capo dell'esercito e autore del colpo di Stato, e quella di Mohammed Morsi. Sullo sfondo delle bandiere egiziane sventolate sabato in Piazza Tahrir resta un Paese ancora schiavo di un'economia ferma, in cui le disuguaglianze sociali e il tasso di disoccupazione rimangono quelle dell'era Mubarak.

Le divisioni interne sono, però, ben rappresentate dai volti dei manifestanti: contro l'esercito non si stanno schierando solo i sostenitori islamisti, ma anche tanti laici e moderati che vedono nel golpe il tradimento dei valori e i principi della rivoluzione del 25 gennaio 2011.

I giorni appena trascorsi sono stati tra i più violenti degli ultimi sei mesi: almeno 50 le vittime, secondo il Ministero della Salute, 247 i feriti, oltre mille gli arrestati nella capitale e ad Alessandria, mentre tre bombe esplodevano al Cairo, segno di un'instabilità sempre più radicata. A rivendicare gli attentati il gruppo qaedista attivo in Sinai, Ansar Bait al-Maqdes, una presenza che spaventa perché simbolo delle difficoltà del nuovo governo di garantire la sicurezza e evitare la penetrazione di gruppi islamisti radicali. Ieri tre soldati egiziani sono stati uccisi in Sinai, in un attacco lanciato da uomini armati contro un bus militare.

E seppure la Fratellanza Musulmana abbia preso subito le distanze dagli attacchi, c'è chi nelle piazze egiziane accusa il movimento islamista di essere dietro le bombe del Cairo. Sabato notte, l'Anti-Coup Alliance, riferimento politico dei Fratelli Musulmani, ha emesso un comunicato: "La rabbia sta montando tra le masse popolari ribelli dopo i crimini delle milizie del colpo di Stato. Chiediamo ai nostri sostenitori di restare calmi, ma loro cercano vendetta". Per questo, l'Alleanza ha fatto appello per 18 giorni di proteste a partire da sabato, a ricordare i 18 giorni di manifestazioni che portarono alla caduta della dittatura di Mubarak.

Sul piano politico, il governo ad interim appena uscito dal sì al referendum per l'approvazione della nuova Costituzione annuncia la road map da qui alla prossima estate: le elezioni presidenziali si terranno prima delle parlamentari. "Ho tenuto una serie di meeting con alcuni dei principali rappresentanti dei partiti politici egiziani che hanno espresso a maggioranza la volontà di organizzare prima le elezioni presidenziali", ha annunciato il presidente ad interim Mansour. Il timore delle varie fazioni politiche è la possibile candidatura del generale Al-Sisi, un'eventualità che in molti sperano di poter evitare anticipando le presidenziali.

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