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venerdì 31 maggio 2013

La diplomazia Usa e le multinazionali degli Ogm

Un'analisi di 926 cablogrammi diplomatici del Dipartimento di Stato provenienti da 113 paesi, fra il 2005 ed il 2009, svolta dall'organizzazione americana Food & Water Watch, dimostra le fortissime pressioni esercitate dalla diplomazia Usa sui Paesi esteri, specialmente quelli meno sviluppati, per spingerli a introdurre le colture modificate geneticamente nella loro agricoltura, nonostante fin dal 2009 il prestigioso International Assessment of Agricultural Knowledge, Science and Technology for Development abbia dimostrato che i costi elevati dei semi e dei prodotti chimici correlati, l'incertezza sulle rese ed i rischi per la sicurezza alimentare locale rendano questi prodotti una scelta errata per i Paesi in via di sviluppo.
Impostata come una "diplomazia della scienza", l'azione diplomatica si coordinava con le attività dello USAID (agenzia governativa Usa per lo sviluppo internazionale) e del ministero dell'agricoltura Usa (USDA), indipendentemente dall'orientamento politico dei governi Usa, come dimostra la piena continuità da Bush ad Obama di questa azione di pressione. L'esigenza di sostenere gli ogm in agricoltura dipende dalla fortissima opposizione che queste colture hanno trovato non solo in Europa, ma anche in Sud America, Asia, Oceania ed Africa, dove, ad esempio, oltre 400 organizzazioni hanno richiesto nel 2012 il bando della coltivazione e dell'importazione di sementi biotech.
Per un mercato mondiale che, secondo i dati ISAAA (l'organizzazione statunitensi pro-Ogm), vale 15 miliardi di dollari l'anno, proprio l'Africa rappresenta la "frontiera finale" della diffusione delle colture biotech. Allineato con questa impostazione, il Dipartimento di Stato, per esempio, si concentra sul Kenya, fondamentale per bocca della stessa segretaria del Dipartimento di Stato, Hillary Clinton che dichiara: "Con il Kenya alla guida delle biotecnologie e della biosicurezza, non solo possiamo rafforzare l'agricoltura in Kenya, ma il Kenya può diventare il leader di tutta l'Africa". Ecco quindi che la diplomazia Usa affianca le sperimentazioni, rivelatesi poi fallimentari, di Rockfeller Foundation, Gates Foundation e Monsanto sulla cassava e sulle patate in Kenya, sul fagiolo dall'occhio, sul sorgo e ancora sulla cassava in Nigeria, così come in altri 42 Paesi oggetto della pressione Usa, sfruttando anche i programmi che lo Usaid gestisce in stretto partenariato con Monsanto, DuPont, Cargill e Syngenta.
Ai Paesi africani si prospetta anche la possibilità di penetrare con i loro prodotti a basso costo nel mercato europeo, in modo da colpire uno dei maggiori ostacoli alla diffusione degli Ogm agro-alimentari: le norme sull'etichettatura obbligatoria. Esse vengono adottate, oltre che dall'Unione Europea, anche da Australia, Brasile, Cina, Giappone, Nuova Zelanda, Russia, Arabia Saudita, e Sud Corea, con soglie di contenuto GM che variano da zero al 5 per cento. Per questo, la pressione diplomatica Usa si concentra in modo particolare sull'ottenere dai governi esteri regolamentazioni e normative che consentano l'utilizzo di sementi e colture biotech e che non adottino etichettature obbligatorie per tracciare la presenza di OGM nei prodotti agro-alimentari.
Contro l'Europa in particolare gli Usa combattono una lunga battaglia di diplomazia commerciale, sfruttando anche le regole dell'organizzazione mondiale del commercio (WTO) per fare breccia nei bandi che molti Paesi europei hanno proclamato contro le colture geneticamene modificate in agricoltura.
La lotta contro le resistenze europee è particolarmente dura e si concentra sui Paesi di più recente accessione all'Unione Europea, come Romania e Bulgaria, chiedendo alla prima, ad esempio, di "svolgere un ruolo attivo per difendere la possibilità di utilizzo delle colture biotech da parte degli agricoltori", ed alla seconda di "diventare un modello di successo e sostenere l'agricoltura biotech nella UE".
Ma non sono solo i nuovi Paesi europei il bersaglio della pressione Usa, ma le stesse maggiori agricolture europee, come quella italiana, fortemente ostile all'introduzione degli Ogm. Risulta chiaramente da un cablogramma del 23 novembre 2005 che il Dipartimento di Stato non si fa scrupolo ad utilizzare tutti gli strumenti mediatici e comunicativi, inclusa l'organizzazione da parte del consolato Usa di Milano, in Italia, col sostegno della Regione Lombardia, di un tour pro-ogm nel settembre 2005 da parte di un eminente studioso Usa, il prof. Bruce Chassy, in quattro città del nord Italia, comprendente l'incontro con alti dirigenti del Ministero dell'Agricoltura italiano, una storica intervista al settimanale di centro-sinistra L'Espresso ("Non sparate sugli Ogm", L'Espresso, 15 settembre 2005), ripetute comparizioni televisive, oltre all'intervento pro-ogm davanti a 200 studiosi e rappresentanti pubblici, in occasione della "Prima conferenza mondiale sul futuro della scienza" promossa a Venezia dalla Fondazione Veronesi.
L'ampio report di Food & Water Watch è uno lavoro fondamentale perché dimostra come nella questione degli Ogm in agricoltura non sono solo in gioco modelli diversi di concepire la produzione agricola ed il rapporto tra agricoltura e ambiente, ma sono soprattutto in gioco la sovranità alimentare e l'indipendenza economico-commerciale dei Paesi dalle strategie mondialiste delle grandi multinazionali che fondano il loro potere sulla capacità di controllare il cibo del mondo.
 

Assad: saremo a Ginevra, già in Siria i missili russi S-300

Il presidente siriano lo ha detto in un'intervista alla televisione "Manar". La ministra degli esteri Bonino a favore della partecipazione dell'Iran alla conferenza sulla Siria.

Confermando quanto aveva già annunciato il ministro degli esteri Walid Mualem, oggi il presidente siriano Bashar Assad ha detto che suoi rappresentanti prenderanno parte alla conferenza internazionale sulla Siria che si terrà nella prima metà di giugno a Ginevra.

Ha inoltre rivelato che la Siria ha già ricevuto il primo carico di missili S-300 a lungo raggio inviati dalla Russia e che presto ne riceverà altri. Assad ha fatto queste dichiarazioni nel corso di un'intervista all'emittente "al-Manar" del movimento sciita libanese di Hezbollah, suo alleato, che sarà trasmessa in giornata.

Secondo le anticipazioni dell'intervista - pubblicate dal quotidiano libanese "al-Akhbar" - Assad ha però espresso dubbi circa l'esito positivo della conferenza a Ginevra e ribadito che continuerà a combattere i miliziani siriani e i jihadisti giunti da molti paesi che cercano di provocare la sua caduta.

A sostegno delle previsioni fatte da Assad è giunta la Russia, alleata di Damasco. L'opposizione in Siria sta sabotando la conferenza di pace internazionale, ponendo condizioni «irrealizzabili», ha detto il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. «C'è l'impressione che la Coalizione Nazionale (dell'opposizione) e i suoi sponsor regionali facciano di tutto per non permettere l'avvio del processo politico», ha aggiunto Lavrov.

Nell'intervista Assad ha anche affermato che «Siria e Hezbollah fanno parte dello stesso asse», in risposta alle critiche circa la presenza di combattenti del movimento sciita libanese in Siria, schierati a sostegno delle truppe di Damasco contro i ribelli. Una presenza condannata dal Dipartimento di Stato americano, dalla Francia e che i ribelli siriano valutano in 7-8 mila uomini. «L'esercito siriano è quello che combatte e conduce le battaglie contro i gruppi armati. E questa battaglia continuerà fino a quando tutti quelli che chiamiamo terroristi saranno eliminati», ha spiegato Assad.

Intanto è da notare che dopo aver espresso la sua personale contrarietà ad armare i ribelli siriani, la ministra degli esteri italiana Emma Bonino ha detto oggi in una intervista al quotidiano La Repubblica, che l'impegno di Russia e Usa per la conferenza di Ginevra va sostenuto in ogni modo ma che l'incontro non può avvenire senza la presenza di uno dei protagonisti della regione, l'Iran. Presenza categoricamente esclusa dagli Stati Uniti e dai suoi alleati nel Golfo.

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L'infrazione non c'è più, il diktat Troika resta

Propaganda governativa sulla fine della "procedura d'infrazione" Ue. In realtà, la linea di governo imposta dall'Unione Europea non cambia di un millimetro.

C'è uno scarto piuttosto grande tra quanto i media mainstream riferiscono e la realtà economica del paese. Si può capire la necessità governativa di mostrarsi “tranquillizzante” e persino meno feroce del governo Monti-Fornero, ma qui siamo al rovesciamento puro e semplice della realtà.

Vediamo un po' di cose.

L'Italia è uscita dalla “procedura d'infrazione per deficit eccessivo” aperta dalla Ue nel 2009. Gioia, canti, balli, si riscopre persino la parola “tesoretto” e qualcuno lo quantifica addirittura in 12 miliardi, che sarebbero diventati improvvisamente disponibili per “la crescita” e l'occupazione. Non è così. La chiusura della “procedura” è una buona notizia sul fronte finanziario, certamente, perché contribuisce a tenere basso lo spread tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi (e francesi, ecc); indirettamente, dunque, tiene giù anche il livello degli interessi sul debito pubblico, riducendo la quota di spesa pubblica che se ne va in questa direzione.

Ma non per questo si traduce in “soldi disponibili” per altre spese (investimenti, ecc). In primo luogo perché la stessa Commissione Europea ha accompagnato il verdetto di “assoluzione” dell'Italia con una serie di “raccomandazioni” racchiuse in sei capitoli. A scorrerle si intuisce un “programma di governo” dettagliatissimo, che arriva persino a prescrivere un miglioramento della rete degli asili e delle scuole materne, in modo da facilitare la disponibilità dei genitori a lavorare. Un “miglioramento” che però diventa impossibile se non si liberano risorse pubbliche da investire in questo servizio. E non si potranno certamente liberare se verrà eseguita con decisione un'altra “raccomandazione”: quella che suggerisce una nuova e più profonda tornata di “spending review” contro la spesa e le amministrazioni pubbliche.

Non finisce qui. Viene raccomandata un'ulteriore “flessibilizzazione del lavoro” – naturalmente con la scusa di aumentare la “competitività” della produzione italica – tramite il privilegiamento della “contrattazione locale” in sostituzione di quella nazionale. Ovvero contratti solo aziendali o al più territoriali, in modo da eliminare quella difesa dei lavoratori più deboli rappresentata dal contratto nazionale (che in genere fissa almeno un “salario minimo” a seconda delle qualifiche e delle categorie). In pratica, dunque, si prescrive una riduzione salariale, oltre che delle norme di tutela.

Sul punto è bene essere chiari. Secondo la Ue non ci dovrebbe nemmeno essere quella sorta di immonda “compensazione” proposta dai sindacati complici, ovvero la “riduzione della pressione fiscale” sul costo del lavoro (le imprese pagherebbero meno contributi, i lavoratori qualche spicciolo in meno di Irpef).

Citiamo direttamente: “trasferire il carico fiscale da lavoro e capitale a consumi, beni immobili e ambiente assicurando la neutralità di bilancio; a tal fine, rivedere l’ambito di applicazione delle esenzioni e aliquote ridotte dell’IVA e delle agevolazioni fiscali dirette e procedere alla riforma del catasto allineando gli estimi e rendite ai valori di mercato”. Trasferire la tassazione dal reddito ai consumi è una classica indicazione liberista. Presenta il vantaggio di “individuare” e colpire con certezza le spese di chi, altrimenti, riesce facilmente ad evitare la tassazione diretta (un classico è l'addebitare all'impresa controllata le spese per auto, viaggi, consumi personali, ecc). Ma ha anche un effetto “di classe”, in quanto va a pesare fondamentalmente sui consumi dei lavoratori a reddito basso, perché si traduce sempre in un aumento dei prezzi delle merci-salario.

Il giudizio della Ue sull'operato dei governi italiani non è del resto per niente condiscendente: “Nonostante siano state adottate importanti riforme per rafforzare la sostenibilità di bilancio e stimolare la crescita, la loro piena attuazione rimane problematica e vi è spazio per ulteriori interventi. Per varie misure fondamentali proposte mancano ancora l’approvazione o le disposizioni attuative, ed esiste il rischio che i diversi livelli amministrativi non diano seguito uniforme alla loro applicazione concreta. Permangono debolezze considerevoli nell’efficienza della pubblica amministrazione in termini di norme e procedure, qualità della governance e capacità amministrativa, con conseguenti ripercussioni sull’attuazione delle riforme e sul contesto in cui operano le imprese”. Insomma, dice la Ue, avete scritto “buone” cose sulla carta (pessime, dal nostro punto di vista), ma la concretizzazione non è sicura...

Per esempio, i suggerimenti dettagliati arrivano a definire una “riforma della giustizia civile”, anche qui privilegiando “i tempi” rispetto alla certezza; “è necessario intervenire per promuovere il ricorso a meccanismi extragiudiziali di risoluzione delle controversie”. Tutto molto dettagliato anche in tema di lotta alla corruzione: “La corruzione, i cui costi sono stimati al 4% del PIL, è fonte di grave preoccupazione che inibisce notevolmente le potenzialità di ripresa economica. Occorre dar seguito alla legge anticorruzione del novembre 2012 e vi è margine per migliorare ulteriormente l’efficacia della repressione della corruzione, in particolare agendo sull’istituto della prescrizione, caratterizzato attualmente da termini brevi”.

Il quadro completo delle “raccomandazioni” è in definitiva molto chiaro e non bisognoso di particolari “traduzioni”.


(La UE) RACCOMANDA che l’Italia adotti provvedimenti nel periodo 2013-2014 al fine di:


  1. assicurare che nel 2013 il disavanzo resti al di sotto del 3% del PIL dando attuazione piena alle misure adottate; portare avanti l’aggiustamento strutturale con un ritmo adeguato e mediante un risanamento di bilancio favorevole alla crescita, in modo da conseguire e mantenere l’obiettivo a medio termine a partire dal 2014; realizzare gli avanzi primari strutturali programmati per instradare l’elevatissimo rapporto debito/PIL (secondo le previsioni al 132,2% del PIL nel 2014) su una traiettoria stabilmente in discesa; continuare a perseguire un miglioramento duraturo dell’efficienza e della qualità della spesa pubblica dando attuazione piena alle misure adottate nel 2012 e perseverando nello sforzo mediante revisioni periodiche approfondite della spesa (spending review) a tutti i livelli amministrativi;
  2. dare tempestivamente attuazione alle riforme in atto adottando in tempi rapidi le disposizioni attuative necessarie, dandovi seguito con risultati concreti a tutti i livelli amministrativi e con tutti i portatori d’interesse e monitorandone l’impatto; potenziare l’efficienza della pubblica amministrazione e migliorare il coordinamento fra i livelli amministrativi; semplificare il quadro amministrativo e normativo per i cittadini e le imprese, abbreviare la durata dei procedimenti civili e ridurre l’alto livello di contenzioso civile, anche promuovendo il ricorso a procedure extragiudiziali di risoluzione delle controversie; potenziare il quadro giuridico relativo alla repressione della corruzione, anche rivedendo la disciplina dei termini di prescrizione; adottare misure strutturali per migliorare la gestione dei fondi dell’UE nelle regioni del Mezzogiorno in vista del periodo di programmazione 2014-2020;
  3. promuovere nel settore bancario pratiche di governo societario che sfocino in una maggiore efficienza e redditività, per sostenere il flusso del credito alle attività produttive; proseguire i lavori di controllo qualitativo delle attività in tutto il settore bancario e agevolare la risoluzione dei prestiti in sofferenza iscritti nel bilancio delle banche; promuovere maggiormente lo sviluppo dei mercati dei capitali al fine di diversificare e migliorare l’accesso delle imprese ai finanziamenti, soprattutto sotto forma di partecipazione al capitale, e promuoverne peraltro la capacità d’innovazione e la crescita;
  4. dare attuazione effettiva alle riforme del mercato del lavoro e del quadro per la determinazione dei salari per permettere un migliore allineamento dei salari alla produttività; realizzare ulteriori interventi a promozione della partecipazione al mercato del lavoro, specialmente quella delle donne e dei giovani, ad esempio tramite la Garanzia per i giovani; potenziare l’istruzione professionalizzante e la formazione professionale, rendere più efficienti i servizi pubblici per l’impiego e migliorare i servizi di orientamento e di consulenza per gli studenti del ciclo terziario; ridurre i disincentivi finanziari che scoraggiano dal lavorare le persone che costituiscono la seconda fonte di reddito familiare e migliorare l’offerta di servizi di assistenza alla persona e di doposcuola; intensificare gli sforzi per scongiurare l’abbandono scolastico e migliorare qualità e risultati della scuola, anche tramite una riforma dello sviluppo professionale e della carriera degli insegnanti; assicurare l’efficacia dei trasferimenti sociali, in particolare mirando meglio le prestazioni, specie per le famiglie a basso reddito con figli;
  5. trasferire il carico fiscale da lavoro e capitale a consumi, beni immobili e ambiente assicurando la neutralità di bilancio; a tal fine, rivedere l’ambito di applicazione delle esenzioni e aliquote ridotte dell’IVA e delle agevolazioni fiscali dirette e procedere alla riforma del catasto allineando gli estimi e rendite ai valori di mercato; proseguire la lotta all’evasione fiscale, migliorare il rispetto dell’obbligo tributario e contrastare in modo incisivo l’economia sommersa e il lavoro irregolare;
  6. assicurare la corretta attuazione delle misure volte all’apertura del mercato nel settore dei servizi; eliminare le restrizioni che sussistono nei servizi professionali e promuovere l’accesso al mercato, ad esempio, per la prestazione dei servizi pubblici locali, dove il ricorso agli appalti pubblici dovrebbe essere esteso (in sostituzione delle concessioni dirette); portare avanti l’attivazione delle misure adottate per migliorare le condizioni di accesso al mercato nelle industrie di rete, in particolare dando priorità alla costituzione dell’Autorità di regolamentazione dei trasporti; potenziare la capacità infrastrutturale concentrandosi sulle interconnessioni energetiche, sul trasporto intermodale e, nelle telecomunicazioni, sulla banda larga ad alta velocità, tra l’altro al fine di superare le disparità tra Nord e Sud”.

Diciamo la verità: al governo Letta non resta molto da pensare (legge elettorale a parte); il programma è già scritto, e senza possibilità di “correzioni”. 


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Alla faccia del pilota automatico.
Nel frattempo le opposizioni strillano di cazzate. 

Pronti alla guerra in Siria via Amman

Mentre a Bruxelles l’Unione europea sblocca i trasferimenti di armi alle milizie anti-Assad, più di 15.000 uomini delle forze armate di 17 paesi Nato ed extra-Nato stanno per trasferirsi in Giordania per dar vita ad un’imponente esercitazione congiunta. Come annunciato dal governo di Amman, “a partire dalle prossime settimane” prenderà il via Eager Lion 2013 con operazioni di combattimento aeronavale e terrestre che interesseranno l’intero paese. All’esercitazione che durerà una quindicina di giorni, parteciperanno Arabia Saudita, Bahrain, Canada, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Francia, Giordania, Gran Bretagna, Iraq, Italia, Libano, Repubblica Ceca, Pakistan, Polonia, Qatar, Stati Uniti, Turchia e Yemen. In preparazione di Eager Lion, il Capo di stato delle forze armate giordane, generale Mishal Mohammed Zabin, si è incontrato nei giorni scorsi con i vertici militari di Stati Uniti, Francia e Turchia e con il vicesegretario generale della Nato, Alexander Vershbow.

La notizia dei nuovi giochi di guerra in Medio oriente giunge alla vigilia della visita a Washington del segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Anders Fogh Rasmussen. Egli incontrerà il presidente Barack Obama, il segretario di Stato John Kerry e il responsabile per la sicurezza nazionale Tom Donilon. Al centro dei colloqui innanzitutto il conflitto siriano; il Pentagono starebbe analizzando l’ipotesi d’imporre la No fly zone sui cieli siriani, mentre alcuni paesi Nato invocano un intervento militare simile a quello realizzato due anni fa contro la Libia. In stato di massima allerta sono già le forze armate dei paesi che confinano con la Siria: Giordania, Libano, Israele e Turchia. Quest’ultima ha ricevuto nei giorni scorsi quattro batterie di missili “Patriot” dalla Nato, più altre due direttamente dagli Usa.

Truppe speciali statunitensi stanno fornendo assistenza tecnico-logistica e intelligence ai militari giordani. Qualche mese fa sono stati trasferiti in Giordania 200 uomini circa della 1st Armored Division della Us Army, la divisione corazzata già di stanza in Germania e poi rischierata a Fort Bliss (Texas). Alla task force potrebbe seguire pure l’invio di un reparto specializzato nella guerra contro-aerea. Amman ha inoltre chiesto ai “paesi amici” di rafforzare i dispositivi “difensivi” alla frontiera con la Siria, fornendo magari batterie di missili “Patriot”. Intanto - secondo il generale Mishal Mohammed Zabin - sono state installate videocamere, radar e sofisticati sistemi d’allarme “per prevenire traffici e infiltrazioni nel paese”. Alle operazioni di “vigilanza” del confine con la Siria partecipano quotidianamente cacciaintercettori dell’aeronautica militare giordana. Uno di essi (un addestratore T-67 “Firefly” di produzione britannica) è precipitato il 15 maggio scorso per un non meglio specificato “problema tecnico”, causando la morte dei due membri d’equipaggio. Il velivolo era decollato dalla base “King Hussein Air College” (nei pressi della cittadina di frontiera di Mafraq) dove sono ospitati più di 3.000 appartenenti all’esercito e alla polizia nazionale e i 200 militari della 1st Armored Division Usa. Per l’agenzia The Associated Press è in questa installazione che i “consiglieri” militari statunitensi starebbero addestrando segretamente le formazioni ribelli in lotta contro il regime di Bashar Assad.

Secondo un’inchiesta pubblicata nel marzo scorso da Le Figarò, ci sarebbe una seconda installazione militare utilizzata per l’addestramento e l’equipaggiamento dei ribelli siriani. Si tratta del “King Abdullah Special Operations Training Center” (Kasotc), realizzato poco a nord di Amman a fine 2008 dalle forze armate Usa. Nel centro opererebbero addestratori statunitensi, francesi e britannici. “In un ampio poligono gli insorti siriani sono preparati all’uso di sistemi contro-carro, ad operare in zone urbane, a creare trappole, a fronteggiare reparti convenzionali, ecc.”, riporta il quotidiano francese.
Il “King Abdullah Special Operations Training Center” ha ospitato il comando centrale dell’edizione 2012 di Eager Lion. Alle esercitazioni, le più imponenti mai tenutesi nello scacchiere mediorientale, parteciparono 12.000 militari provenienti anche allora da Stati Uniti, Nato (Italia compresa) e partner arabi.

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giovedì 30 maggio 2013

Uno sguardo su “La grande bellezza”

L’ultimo lavoro cinematografico di Paolo Sorrentino sta riscuotendo un buon consenso di pubblico mentre, sul versante della critica, assistiamo ad una divaricazione di interpretazioni e commenti. Da diverse angolazioni il film viene, di fatto, scandagliato e vivisezionato alla ricerca di improbabili quanto inappropriati messaggi subliminali.

Chi scrive non è un critico cinematografico per cui chiede venia ai lettori di Contropiano.org se le sue righe potranno essere poco attente al bon ton della filologia dei maghi della cinepresa.

Premesso ciò, doverosamente, credo di annoverarmi tra i fan di una scrittura filmica dove la commedia non deve essere narrata esclusivamente con i canoni del dramma (o del melodramma) ma può e deve spaziare tra il fantastico, il surreale, l’allusivo ed il crudo realismo.

Insomma se hai bisogno di trasmettere una emozione, suscitare un'attenzione – meglio ancora un autentico pugno nello stomaco – tutti gli stili e le modalità sono utili alla bisogna.
Credo, quindi, che La grande bellezza possa annoverarsi, tranquillamente, tra i riusciti esperimenti dove il regista di turno, nel caso Paolo Sorrentino coadiuvato da Umberto Contarello, è stato in grado di tenere incollato alla poltrona lo spettatore attraverso le immagini di una città, a tutti cara, dove si consumano tragedie umane, sflilacciamenti ed evaporazioni di corpi sociali collocati in un humus di acclarato degrado culturale ed estetico di tutti le relazioni esistenti.

Una Roma bellissima, monumentale, silente, con voli radenti di uccelli al tramonto, interni ameni di conventi e sottofondi di canti gregoriani. E poi le immagini caleidoscopiche del Tevere, del Colosseo, dell'isola Tiberina e del Circo Massimo. Un Toni Servillo - nei panni di Jep Gambardella - giornalista, scrittore, un po' dandy, un po' irridente, capelli lunghi sul collo oltre ogni ragionevole misura, mani in tasca, camminata leggera e sempre impeccabile negli abiti di sontuosa artigiana sartoria.

Un vero e proprio istrione che si connette con sapiente abilità ad una fauna di personaggi posti sulla linea di confine tra la pacchianeria spinta, una sessualità più evocata che praticata, dai tratti marcatamente pecorecci ed un universo da derive metropolitane post/felliniane. Infatti i rinvii al maestro romagnolo - evidenziati da una triste Via Veneto e da omaggi e richiami alla “Dolce Vita” – non vogliono configurarsi come una sorta di edizione riveduta, corretta ed aggiornata del celebre film con Mastroianni e la Ekberg ma, secondo chi scrive, vogliono segnalare l’inalveamento della società attuale e di un suo particolare segmento dentro il montante paradigma della debordante mediocrità con cui si palesa la contemporaneità post/fordista in cui siamo tutti immersi.

Da questo punto di vista La grande bellezza riesce a farci compiere un attraversamento nei sapori, negli odori, nei tic, nei codici e nelle ritualità di un gruppo sociale – che potremmo riscontrare e ritrovare a Parigi come a Berlino, a Tokio come a Los Angeles – dove il tratto prevalente, oltre ogni alchimia comportamentale e cognitiva, è la noia, il cinismo e la cattiveria gratuita, la perdita di se e lo smarrimento verso tutto e tutti.

Clima da fine dell’Impero? Scene da ultimi giorni di Pompei? Polemica verso la Roma porosa e corruttrice?

Qui ci fermiamo con le nostre impressioni e non ci azzardiamo nella catalogazione obbligatoria delle intenzioni o nei deliri (?) del duo Sorrentino/Contarello. Abbiamo chiaro la nostra invalicabile soglie del limite ci ricordiamo di essere, soprattutto, attivisti politici.

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Io di cinema non capisco quasi nulla, ma leggere articoli come questi mi garba sempre moltissimo.

L’Alleanza del Pacifico: il club dei nuovi Chicago Boys

All’America latina integrazionista e progressista, che affaccia soprattutto sull’Oceano Atlantico, risponde la cosiddetta “Alleanza del Pacifico”, enucleatasi a partire dal primo vertice di Lima nel 2011 in aperta polemica con «le alleanze romantiche e poetiche» e riunita in questi giorni a Cali, in Colombia, e della quale sono membri pezzi fondamentali della regione: il Messico, il Costarica, la Colombia, il Perù, il Cile. L’obiettivo dichiarato di quest’area, che conta oltre 200 milioni di abitanti, un terzo dei cittadini latinoamericani ma la metà dell’export regionale, è quello di rilanciare l’agenda neoliberale, rimasta indietro dopo il crollo del modello che aveva imperato nella regione dagli anni ’70 a tutti gli anni ’90, l’avvento dei governi integrazionisti e lo scacco imposto all’Area di libero commercio delle Americhe (ALCA) voluta da George W. Bush a Mar del Plata nel 2005.

Per i paesi coinvolti, governati da partiti di destra o centro-destra, è l’occasione per mantenere una crescita sostenuta anche nel presente decennio, prescindendo da quelle mete di riduzione delle disuguaglianze e difficile ricerca di un modello sostenibile anche dal punto di vista ambientale, portato avanti dall’America latina integrazionista. Se nel Mercosur – nati anch’essi in epoca neoliberale come spazio doganale comune – si parla di una romanticheria come fondi di coesione dal pacifico, dal Pacifico si risponde col realismo un po’ d’antan dei falliti regimi neoliberali che in quest’area del Continente sono rimasti egemoni. Per gli Stati Uniti, il vicepresidente Joe Biden è in questo momento a Bogotá dove oggi vedrà Juan Manuel Santos, è l’occasione di riprendere la battaglia perduta a Mar del Plata e continuare ad utilizzare almeno una parte dell’America latina nella competizione globale contro la Cina. La superpotenza asiatica, emersa dalla fine degli anni ’90 come partner di primo piano della regione, continua a mantenere forti quote di complementarità con la regione: agroindustria per infrastrutture, semplificando, ma anche la possibilità politica di giocare su più tavoli uscendo dalla dipendenza dal «Washington Consensus».

Per Barack Obama resuscitare l’ALCA è impossibile, permanendo il ruolo di global player del Brasile, ma, beneficiando di trattati bilaterali di libero commercio (profondamente diseguali e ingiusti) con tutti i paesi dell’Alleanza del Pacifico l’obbiettivo, o il pericolo per i movimenti sociali e i paesi progressisti, anche per la sua evidente capacità d’attrazione, è oggi il cosiddetto Accordo strategico trans-Pacifico, un piccolo ALCA limitato a mezza America latina. I paesi dell’area pacifica non sono oggi succubi degli USA in senso classico. L’alternativa neoliberale resta appetibile per le classi dirigenti anche per i costi economici inferiori (ma sociali maggiori) del modello neo-cepalino (neo-keynesiano per usare una categoria più globale ma solo parzialmente aderente) in vigore nei paesi integrazionisti. Con partner così importanti nella regione, permanendo il predominio assoluto USA in Centro-America, la presenza militare, l’uso limitato ma sempre possibile del golpismo (dall’Honduras di Mel Zelaya al Paraguay del vescovo Lugo) e del complesso mediatico monopolista, ogni partita in America latina non è mai vinta del tutto. Ma neanche persa per sempre.

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Siria: i nuovi umanitari sono i vecchi colonialisti

Le ultime sulla Siria ci rimandano alla memoria un fatto passato. Anzi, diciamo "antico", perché non è passato per nulla, dai tempi di Lawrence d'Arabia.

Sarò molto sintetico e lascerò il ragionamento ai lettori. Nel titolo ho fornito un suggerimento.
Non sono onnisciente, ma l'ultimo lancio della Reuters sulla Siria mi ha immediatamente rimandato alla memoria un fatto passato. Anzi, diciamo "antico", perché non è passato per nulla a quanto pare.
Iniziamo da quest'ultimo.
Come sa chiunque abbia visto il bel kolossal "Lawrence d'Arabia" - diretto nel 1962 da David Lean,  interpretato da Peter O'Toole e vincitore di ben sette Oscar - durante la Prima Guerra Mondiale, Thomas Edward Lawrence, ufficiale dei servizi segreti di Sua Maestà britannica, ebbe l'incarico di suscitare, sostenere e coordinare la rivolta araba contro l'Impero Ottomano. A tal fine ebbe il consenso di promettere allo Sceriffo della Mecca, l'ashemita al-Husayn ibn 'Alī, avo dell'attuale re di Giordania, un regno arabo che si estendesse dai monti Tauri (Toros Dağları) in Anatolia, fino all'Hedjaz nell'attuale Arabia Saudita. Una zona chiamata "Grande Siria".
Lawrence bene o male credeva in quel che aveva promesso e ci credettero anche i dignitari ashemiti che nel giugno del 1916 conclusero un'alleanza con la Francia e il Regno Unito. Iniziò così l'epopea di Lawrence d'Arabia.
Solo che i bloscevichi, una volta preso il potere, sbugiardarono gli ex alleati dello Zar, Francia e Gran Bretagna, rivelando che già il 16 maggio del 1916 avevano stabilito un accordo segreto per spartirsi il Medio Oriente, detto Accordo Sykes-Picot dal nome dei due plenipotenziari che lo siglarono. Insomma, dei bugiardi che parlavano agli Arabi sapendo di mentire.
Chi ha letto il libro di Lawrence "I sette pilastri della saggezza" si rende perfettamente conto, anche attraverso il cambiamento di stile, della delusione di cui lo stesso agente segreto britannico soffrì. Anzi, una vera sensazione di essere stato tradito dai propri comandanti. Da quel momento la sua insofferenza verso l'imperialismo francese e britannico crebbe costantemente fino ad accettare di mettersi alla testa del movimento fascista britannico. Ma il 13 maggio del 1935 venne travolto in motocicletta da un camion "misteriosamente" sbucato da una base della Royal Air Force, e morì sei giorni dopo.
Ricevette gli onori dei funerali di stato, ma tutto fa supporre a un attentato di stato: Lawrence era alla vigilia di un incontro con Hitler in Germania.
Ed ora la notizia Reuters: «BRUXELLES -  Francia e Gran Bretagna potranno fornire armi, a partire da agosto, ai ribelli siriani che combattono contro il presidente Bashar al-Assad, dopo che in nottata è fallito il tentativo dell'Unione europea di rinnovare l'embargo sugli armamenti verso il paese mediorientale.
Dopo una maratona negoziale a Bruxelles, i governi della Ue non sono riusciti ad accorciare le distanze e dunque il divieto scadrà, come del resto volevano Gran Bretagna e Francia.».
Facciamo solo notare poche cose: non Italia, non Germania, non Spagna né Portogallo oppure Olanda e Belgio: ancora una volta Gran Bretagna e Francia, Sykes e Picot, 97 anni dopo.
D'altra parte, noi Italiani non siamo andati a bombardare la Libia esattamente 100 anni dopo la nostra aggressione coloniale?
Si parla tanto del pressapochismo italiano, ma bisogna dire che in questo caso siamo stati ben più precisi dei nostri colleghi premi Nobel per la Pace europei. Agli anniversari noi ci teniamo!

Per approfondire questo interessantissimo punto di vista  propongo altri due articolo inerenti il degenero in Siria:


Faccia di spia

Reso noto l'elenco di 279 agenti della Cia operativi in numerosi paesi (dal Venezuela al Libano). Qui di seguito la lista con i nomi delle "faccie di spia".

Il blog Contrainjerencia.com grazie a "mani amiche" ha pubblicato un lungo elenco di agenti della Cia operativi in numerosi paesi negli anni più recenti. In questo elenco non figura l'Italia (non ne sappiamo i motivi) ma c'è un bel pezzo di mondo dove le faccie di spia hanno fatto e fanno il loro lavoro sporco. Per l'Italia, i dati più recenti li ha forniti la Procura della Repubblica di Milano indagando e condannandone 23 per il sequesto di Abu Omar... ma il Presidente Napolitano li ha graziati.

ALGERIA

Aubin, Elizabeth Moore ,CIA, ARGELIA,2012
Khoury-Kincannon, Sahar, CIA, ARGELIA,2012
Ferguson, Dane C. CIA, ARGELIA,2012
Kasem, Emira CIA, ARGELIA,2012
Deal, Nicole CIA, ARGELIA,2012
White, Steve CIA, ARGELIA,2012
Major Barroqueiro, Bryan DIA, ARGELIA, 2012

ANGOLA
Keith, William CIA, ANGOLA, 2012
De Las Heras, Guillermo CIA, ANGOLA, 2012
Richardson, Alston CIA, ANGOLA, 2012
Johnson, Nolan CIA, ANGOLA, 2012
Bostick, Mike CIA, ANGOLA, 2012

ARGENTINA
Augustenborg, Lon D. CIA,ARGENTINA, 2006-2009, JEFE ESTACION
Banks, Robert CIA,ARGENTINA, 2006-2009
Barreto, Monica CIA,ARGENTINA, 2006-2009
Campbell, Glenn CIA,ARGENTINA, 2006-2009
Egger, Philip H CIA,ARGENTINA, 2006-2009
Featherstone, Alexander CIA,ARGENTINA, 2006-2009
Glenn, Richard CIA,ARGENTINA, 2006-2009
Howes, Robert C CIA,ARGENTINA, 2006-2009
Kleppe, Stephen CIA,ARGENTINA, 2006-2009
Matera, Michael A. CIA,ARGENTINA, 2006-2009
Perez, James M. CIA,ARGENTINA, 2006-2009
Wisell, William R CIA,ARGENTINA, 2006-2009
Lengenfelder, Douglas R. DIA, ARGENTINA, 2006-2009
Greco, Anthony Jr. DEA, ARGENTINA, 2006-2009

AUSTRIA
Kilner, Scott F. CIA, AUSTRIA, 2006-2007
Gray, Margaret R. CIA, AUSTRIA, 2006-2007
Phillips, Gregory E. CIA, AUSTRIA, 2006-2007
Stofko, James A. CIA, AUSTRIA, 2006-2007
Beaudry, John J. CIA, AUSTRIA, 2006-2007
Glass, George A. CIA, AUSTRIA, 2006-2007, NACIONES UNIDAS
Thomson, Scott C. CIA, AUSTRIA, 2006-2007, NACIONES UNIDAS
Boland, Matthew CIA, AUSTRIA, 2006-2007, NACIONES UNIDAS
Stofko, James A. CIA, AUSTRIA, 2006-2007, NACIONES UNIDAS
Laeuchli, Sam CIA, AUSTRIA, 2006-2007, ORG. COOPER. ECONOM.
Herbert, David CIA, AUSTRIA, 2006-2007, ORG. COOPER. ECONOM.
Beaudry, John CIA, AUSTRIA, 2006-2007, ORG. COOPER. ECONOM.

BAHRAIN
Paetzold, Kar CIA, BAHRAIN, 2011
Smith, Virginia CIA, BAHRAIN, 2011
Nausher, Ali CIA, BAHRAIN, 2011
Sullo, Mark CIA, BAHRAIN, 2011
Quimpo, Carlos CIA, BAHRAIN, 2011
COL Taylor, Rodney DIA, BAHRAIN,2011
Butler, Steve CIA, BAHRAIN, 2011
Graff, Rachel CIA, BAHRAIN, 2011
Quimpo, Carlos CIA, BAHRAIN, 2011
Peltier, Chris CIA, BAHRAIN, 2011
Jackson, Troy CIA, BAHRAIN, 2011
Nausher, Ali CIA, BAHRAIN, 2011
Bondy, Steve CIA, BAHRAIN, 2006 , JEFE DE ESTACION
Bondy, Meghan CIA, BAHRAIN, 2006
Cobb, Sara CIA, BAHRAIN, 2006
Feldmann, Paul H. CIA BELGICA, 2006
Bonnett, Bill CIA, BAHRAIN, 2006
Swinehart, Keith CIA, BAHRAIN, 2006

BIELORUSSIA
Panico, Chris CIA, BIELORUSIA, 2011
Reeves, Robbie CIA, BIELORUSIA, 2011
Janek III, John A. CIA, BIELORUSIA, 2011
Riordon, John CIA, BIELORUSIA, 2011

BOLIVIA
Bobbin, E. CIA, BOLIVIA, 2006-2010. JEFE DE ESTACION
Francisco, William P. CIA, BOLIVIA, 2006-2010
Gaymer, Deborah A. CIA, BOLIVIA, 2006-2010
Hernandez, Daniel A CIA, BOLIVIA, 2006-2010
Mozdzierz, William CIA, BOLIVIA, 2006-2010
Nilsestuen, Wayne R. CIA, BOLIVIA, 2006-2010
Okojie, Ayemere E. CIA, BOLIVIA, 2006-2010
Olson, John CIA, BOLIVIA, 2006-2010
Olsson, Kurt CIA, BOLIVIA, 2006-2010
Ordonez, David CIA, BOLIVIA, 2006-2010
Ranzino, Georgeanne CIA, BOLIVIA, 2006-2010
Urs, Denise A. CIA, BOLIVIA, 2006-2010
Urs, Krishna R. CIA, BOLIVIA, 2006-2010
Yates, Michael J CIA, BOLIVIA, 2006-2010
Romero, Alex DEA, BOLIVIA, 2006-2010
Danaher, A/Scott€ ¢â’ ¨DE, BOLIVIA, 2006- 2010

BRASILE
Cruz, Juan Osvaldo CIA,BRASIL,2006, SEGUNDO JEFE DE ESTACION
Ketchem, Andrita CIA,BRASIL,2006
Hearne, Dennis CIA,BRASIL,2006
Shields, Mathew CIA,BRASIL,2006
Jarvis Sr., Karl J. CIA,BRASIL,2006
Ketchem, Fred CIA,BRASIL,2006
Weissman, William CIA,BRASIL,2006, RIO
Richardson, Camille CIA,BRASIL,2006, RIO
Root, Lance CIA,BRASIL,2006, RIO
Higgins, Peter CIA,BRASIL,2006, SAO PAULO
Verla, Arnold CIA,BRASIL,2006, SAO PAULO
Wilson, Kevin CIA,BRASIL,2006, SAO PAULO
Kahele, Karl J. CIA,BRASIL,2006, SAO PAULO
Coleman, Cecilia CIA,BRASIL,2006, RECIFE
Williamson, Bruce DEA, BRASIL, 2006
Kambourian, John CIA, BRASIL, 2006, JEFE DE ESTACION

CILE
Edwards, David CIA, CHILE, 2009
Saunders, Arthur CIA, CHILE, 2009
Juricic, Jeanette CIA, CHILE, 2009
Urban, Carol CIA, CHILE, 2009
Watzlavick, Paul CIA, CHILE, 2009

COLOMBIA
Drucker, Milton K. CIA, COLOMBIA , 2010, JEFE DE ESTACION
Navarro, Mary CIA, COLOMBIA , 2010
Runyon, Joseph CIA, COLOMBIA , 2010
Ayalde, Liliana CIA, COLOMBIA , 2010
Doherty, Thomas CIA, COLOMBIA , 2010
Price, Richard CIA, COLOMBIA , 2010
Hartung, Robert CIA, COLOMBIA , 2010
Fernandez, Francisco DEA, COLOMBIA, 2010

CONGO KINSHASA
Keith, Robert W. CIA, CONGO KINSHASA, 2008
Groth, Gregory CIA, CONGO KINSHASA, 2008
McClure, William CIA, CONGO KINSHASA, 2008
McCarthy, Bill CIA, CONGO KINSHASA, 2008
McCarthy, Susan CIA, CONGO KINSHASA, 2008

COSTA RICA
Brennan, Peter M. CIA, COSTA RICA, 2009-2010
Dewitt, Stephen/Wade CIA, COSTA RICA, 2009-2010
Best, Ramon CIA, COSTA RICA, 2009-2010
Callaghan, Tim CIA, COSTA RICA, 2009-2010
Schechter-Torres, Julie CIA, COSTA RICA, 2009-2010
Tauber, Mark CIA, COSTA RICA, 2009-2010

CUBA
Caulfield, John CIA, CUBA, 2013
Tribble, Conrad CIA, CUBA, 2013
Palaia, Thomas CIA, CUBA,2013
Roche,Timothy P. CIA, CUBA, 2013
Roche, Lynn W. CIA, CUBA, 2013
Monserrate, Joaquin CIA, CUBA, 2009- 2011
Reed, Jonathan CIA, CUBA, 2011
Reed, Judith CIA, CUBA, 2011
Aguirre, James CIA, CUBA, 2009-2011
Olivo, Frederick CIA, CUBA, 2011
Olivo, Pam CIA, CUBA, 2009- 2011
Archabal, Tedd CIA, CUBA, 2009- 2011
Minsek, William CIA, CUBA, 2009
Farrar, Jonathan CIA,CUBA, 2009

ECUADOR
Haeger, Marshall CIA, ECUADOR, 2013
Robb, George CIA, ECUADOR, 2013
Bronke Fulton, Heide CIA, ECUADOR, 2013
Hernandez, Daniel CIA, ECUADOR, 2013
Weber, Nicole CIA, ECUADOR, 2013
Mozdzierz, William CIA, ECUADOR, 2013
Brook, Alfred DIA, ECUADOR, 2013
Collazo, A. J. DEA, ECUADOR, 2013
Saunders, Arthur CIA, ECUADOR, 2013, GUAYAQUIL
Sims, Jeremy CIA, ECUADOR, 2013, GUAYAQUIL
Buzzard, Christine CIA, ECUADOR, 2013, GUAYAQUIL
Kendrick, Mark CIA, ECUADOR, 2013, GUAYAQUIL
Cline, Melissa CIA, ECUADOR, 2011
Miller, Bil CIA, ECUADOR, 2011
Hooker, Robyn CIA, ECUADOR, 2011
Mahoney, Haynes CIA, ECUADOR, 2011

ERITREA
Husbands, Ajani CIA, ERITREA, 2008
McClanahan, Jane CIA, ERITREA, 2008
McClanahan, Sean CIA, ERITREA, 2008
Adams, Marvin L. CIA, ERITREA, 2008
Brown, Sue K. CIA, ERITREA, 2006
Holzer, Holly C. CIA, ERITREA, 2006
McCarthy, Michael A. CIA, ERITREA, 2006
Wroblewski, Sanny E. CIA, ERITREA, 2006
Wroblewski, Andrew K. CIA, ERITREA, 2006
Sharp, Joseph G. CIA, ERITREA, 2006

GEORGIA
Brink, Bridget CIA, GEORGIA, 2008
Nelson, Christopher CIA, GEORGIA, 2008
Wilson, Robert CIA, GEORGIA, 2008
Galido, John CIA, GEORGIA, 2008
Perry, Mark CIA, GEORGIA, 2008

GRECIA
Frowick, George H. CIA, GRECIA, 2009
Jefferson, Edward CIA, GRECIA, 2009
Brandeis, Charle CIA, GRECIA, 2009
Cockrell, John CIA, GRECIA, 2009
McCarthy, Deborah CIA, GRECIA, 2009
King, Robert D. CIA, GRECIA, 2009
Seremetis, Christina CIA, GRECIA, 2009

HONDURAS
Morrison, Gregory CIA ,HONDURAS, 2009
Henshaw, Simon CIA ,HONDURAS, 2009
Richter, Neil CIA ,HONDURAS, 2009
Carpenter, Theodore CIA ,HONDURAS, 2009
Brands, William R. CIA ,HONDURAS, 2009
Rodriguez, Kenneth DIA, HONDURAS, 2009
Brouillette-Rodriguez, Andrea R. DIA, HONDURAS, 2009
Kenney, James R. DEA, HONDURAS, 2009

LIBANO
McCutcheon, Robert CIA, LIBANO, 2011
Lisenbee, Chuck CIA, LIBANO, 2011
Hasan, Laila CIA, LIBANO, 2011
Gliha, Ryan CIA, LIBANO, 2011
Barnhart, Jim CIA, LIBANO, 2011
Cornforth, Jeremy A. CIA, LIBANO, 2011
Hall, Don DIA, LIBANO, 2011
Grace, James DEA, LIBANO, 2011
Wurr, Juliet CIA, LIBANO, 2007
Schmonsees, Johann CIA, LIBANO, 2007
Dubose, Calvin E. CIA, LIBANO, 2007
Grey, Thomas CIA, LIBANO, 2007
Yousseff, Raouf CIA, LIBANO, 2007
Nammour, Khalil CIA, LIBANO, 2007
Varvitsiotis, Tom DEA, LIBANO, 2007
Kotlow, Kazimierz DIA, LIBANO, 2007

MACEDONIA
Sansouchie, Jeffrey CIA, MACEDONIA, 2009
Garrard, Linda M. CIA, MACEDONIA, 2009
Fritz, Michael CIA, MACEDONIA, 2009
Brown, Kimberly CIA, MACEDONIA, 2009
Burger, David CIA, MACEDONIA, 2009
Navratil, Thomas CIA, MACEDONIA, 2009

PAKISTAN
Bodde, Peter W. CIA, PAKISTAN, 2007
Yata, Teresa CIA, PAKISTAN, 2007
Olivier, Mary CIA, PAKISTAN, 2007
Bennett, Randall CIA, PAKISTAN, 2007
Putnam, Candace CIA, PAKISTAN, 2007
Auger, Peter CIA, PAKISTAN, 2007
Carter, Keith CIA, PAKISTAN, 2007, KARACHI
McQueen, Cal CIA, PAKISTAN, 2007, KARACHI
Naglic, Robert CIA, PAKISTAN, 2007, KARACHI
Hunt, Bryan D. CIA, PAKISTAN, 2007, LAHORE
Jordan, Michael T. CIA, PAKISTAN, 2007, LAHORE
Blosser, Alison CIA, PAKISTAN, 2007, PESHAWAR
Liebermann, David CIA, PAKISTAN, 2007, PESHAWAR
Bultrowicz, Karl CIA, PAKISTAN, 2007, PESHAWAR
Tracy, Lynn M. CIA, PAKISTAN, 2007, PESHAWAR
Coddington, James CIA, PAKISTAN, 2007, PESHAWAR

POLONIA
Curtin, Mary CIA, POLONIA,2006, JEFE DE ESTACION
Bond, Susan M. CIA, POLONIA,2006
Hinden, Jack CIA, POLONIA,2006
Van Cleve, David CIA, POLONIA,2006
Devilla, Dean CIA, POLONIA,2006
Rudzinski, Ruth CIA, POLONIA,2005, CRACOVIA, JEFE OFICINA
Dherty, Melissa CIA, POLONIA,2005, CRACOVIA
Toyryla, Michael CIA, POLONIA,2005, CRACOVIA

QATAR
Pyott, Albert R. CIA, QATAR, 2007
Ponce, Tim CIA, QATAR, 2007
Theus, Frank CIA, QATAR, 2007
Ahern, Brian CIA, QATAR, 2007
Fingarson, Tim CIA, QATAR, 2007
Hood, Joey CIA, QATAR, 2007
Hop, Neil CIA, QATAR, 2011
Conord, Mark CIA, QATAR, 2011
Cooper, Carolee CIA, QATAR, 2011
Komons, Tom CIA, QATAR, 2011

ROMANIA
Tablin, Mark CIA, RUMANIA, 2006, JEFE DE ESTACION
Schamber, Maria CIA, RUMANIA, 2006
Gilchrist, Robert CIA, RUMANIA, 2006
Kuennecke, Barbara CIA, RUMANIA, 2006
Biron, Jeff CIA, RUMANIA, 2006
Weitzel, Robert CIA, RUMANIA, 2006

RUSSIA
Dupont, Dorsey CIA, RUSIA, 2012
Bostick, Susan CIA, RUSIA, 2012
Wiener, Andrew CIA, RUSIA, 201
Kecheski, Michael CIA, RUSIA, 2012
Koropeckyj, Andy CIA, RUSIA, 2012
Dwyer, Stuart CIA, RUSIA, 2012
Norberg, Chad CIA, RUSIA, 2012, ST PETERSBURGO
Labensky, Steve CIA, RUSIA, 2012, ST PETERSBURGO
Harrington, Mary CIA, RUSIA, 2012, ST PETERSBURGO
Jordan, David CIA, RUSIA, 2012, ST PETERSBURGO
Macdonald, Elizabeth CIA, RUSIA, 2012, VLADIVOSTOK
Podsushnaya, Irina CIA, RUSIA, 2012, VLADIVOSTOK
Soltow, Ed CIA, RUSIA, 2012, VLADIVOSTOK
Sheets, Jason W. CIA, RUSIA, 2012, VLADIVOSTOK
McCabe, Peter C. CIA, RUSIA, 2012,
Vogel, Eric CIA, RUSIA, 2012,

SIRIA
Farina, Joseph CIA, SIRIA, 2011
Tachco, Ama CIA, SIRIA, 2011
Ashraf-Miller, Assiya CIA, SIRIA, 2011
Hunter, Charles CIA, SIRIA, 2011
Friedenberg, Robert DIA,SIRIA, 2011

SUDAN
Asquino, Mark CIA, SUDAN, 2008
Baker, Anne CIA, SUDAN, 2008
Lisenbee, Chuck CIA, SUDAN, 2008
Pratt, Jonathan CIA, SUDAN, 2008
Wiemann, Del CIA, SUDAN, 2008

VENEZUELA
McClain, Charles CIA , VENEZUELA, 2013
Shaw, Marc CIA, VENEZUELA, 2013
Teague, Douglas CIA, VENEZUELA, 2013
So, Frank CIA, VENEZUELA, 2013
Myers, Robert E. CIA, VENEZUELA, 2013
Grier, David CIA, VENEZUELA, 2013
Rodriguez, Rene DIA, VENEZUELA, 2013
Moritz, Daniel DEA, VENEZUELA, 2013
Whitaker, Kevin M. CIA, VENEZUELA, 2006, JEFE DE ESTACION
Gregory, Virginia CIA, VENEZUELA, 2006
Downes, Robert R. CIA, VENEZUELA, 2006
Reabold, Miguel J. CIA, VENEZUELA, 2006
Weichsler, Harvey A. CIA, VENEZUELA, 2006
Allen, Robert E. CIA, VENEZUELA, 2006
Dumas, Timothy W. CIA, VENEZUELA, 2006
Beckwith, Joseph DEA, VENEZUELA, 2006
Emely Jeffers CIA, VENEZUELA, 2002, JEFE DE STACION
Joseph E. Evans, CIA, VENEZUELA, 2002
Thomas E. Ochiltree DEA, VENEZUELA, 2002
Davis, John M. CIA, VENEZUELA, 2002
Cook, Frederick B. CIA, VENEZUELA, 2000, JEFE DE ESTACION

Si ringrazia il Dr Nestor Garcia Iturbe, giornalista e ricercatore

Fonte 

Porco mondo non vorrei trovarmi nei panni di questi 279 disgraziati.

Beppe Grillo, quando il topo si mangiò il gatto

All'indomani delle regionali siciliane scrivemmo che Beppe Grillo era il  gatto che poteva mangiarsi il topo della politica istituzionale. C'è andato molto vicino nel febbraio di quest'anno.  Ma  chi usa metafore che vengono dalla Cina, quella del gatto e del topo è di Deng, deve sapere che queste contengono sempre un insopprimibile gusto per  le metamorfosi. Possiamo così affermare, ripensando alle figure della metamorfosi politica, che stavolta il topo si è mangiato il gatto. 

Ma per quali motivi il gatto,  il movimento 5 stelle, si è fatto mangiare dal topo della politica istituzionale?
C'è un motivo forte di cui tener conto. Le elezioni amministrative sono un processo politico molto diverso da quelle per il parlamento. Anche nelle dimensione metropolitana romana.  Il  mainstream mediale, che nei mesi scorsi aveva giocato a favore di Grillo ingigantendone l'assenza dalle tv, per vincere sui territori è solo un'arma tra quelle a disposizione. Arma che non può essere usata da sola, pena il lancio di un candidato senza radici, e che deve essere sovrapposta ad una serie di processi di comunicazione territoriale. Per questo motivo candidature senza volto, anche se si accompagna a quello di Grillo, alle amministrative non funzionano più. E' già una fase differente dalle amministrative 2012 quando il voto al M5S , trainato dal brand Grillo, funzionava come avvertimento complessivo al ceto politico che occupa la centralità della scena politica da due decenni. Le elezioni politiche sono passate, un'altra tornata non è ancora in vista, e quindi questo processo di comunicazione politica tramite avvertimento non funziona più. Candidare sui territori figure anonime, che non dicono niente ai processi di comunicazione territoriale, stavolta non fa scattare il processo di identificazione da folla solitaria che riconosce sé stessa. Magari in lotta contro "la casta". Scatta piuttosto quello dell'astensionismo e del  distacco da personaggi, pratiche, proposte, linguaggi  nei quali il territorio non si identifica.

Perché da una parte l'elettorato giovanile, richiamato in servizio alle politiche dall'ascesa di Grillo, letteralmente non vede la dimensione della politica territoriale. E se trova figure anonime si allontana. Dall'altra l'elettorato tradizionale, quello che rimane sul territorio a votare, non riconosce candidati che si presentano come "persone senza qualità", medie e e della società civile, senza che oggi tutto questo sia riconosciuto come una qualità. Nella dinamica complessiva di astensionismo, prodotta da questi fenomeni, i residui, sociali ed umani, dell'elettorato Pd-Pdl finiscono così per contare. E' il destino di quelle che sono chiamate le democrazie mature. Quel modello anglo americano in cui vota un elettore su due, dove i ceti sociali più sono subalterni e più sono spoliticizzati,  nel quale una minoranza coagulata in una forma simulacrale di opinione pubblica diviene maggioranza elettorale e viene rappresentata come maggioranza politica e spesso come unico soggetto sul campo.

Sappiamo che nel M5S ci sono persone che lavorano per colmare il profondo gap esistente tra  conoscenze, competenze possedute dal movimento e realtà politica. Gap che, in alcuni casi, è impressionante. Ma non è colpa di nessuno. Anzi è indice che i saperi che contano, quelli che effettivamente danno competenza, non sono immediatamente a disposizione della società ma sono privatizzati, bene di mercato indisponibile al collettivo. Ma effettivamente la buona volontà non basta. Il  M5S può invertire la tendenza che vuole privatizzati i saperi utili per l'emancipazione della società, solo se si contamina con pratiche, linguaggi, saperi politici complessivi e realmente radicati nella dimensione territoriale.  E se entra in una dimensione del lavoro politico maggiormente aderente a tutto lo spettro linguistico e comunicativo della dimensione locale. Se, culturalmente parlando, si imbastardisce.

A livello nazionale l'incedere della crisi potrebbe riportare in sella Beppe Grillo magari azzeccando le campagne di comunicazione. A livello dei territori per il movimento 5 stelle il lavoro è più difficile ma, se ben fatto, probabilmente più prezioso. Intanto però il topo si è mangiato il gatto. Il teatro delle ombre della politica vive di questi paradossi.

Per Senza Soste, nique la police

29 maggio 2013


Fonte

Telecom Italia verso la cessione della rete allo Stato. Contribuenti alla finestra

Tutto pronto per il via libera alla vendita dell'infrastruttura a una società di nuova costituzione, una fetta rilevante della quale è destinata alla Cassa Depositi e Prestiti che la pagherà in base alla decisione finale sulla valorizzazione compresa tra 8 e 16 miliardi di euro.

Per Telecom Italia si avvicina il momento della cessione della rete. E per i cittadini, oltre al danno di aver avuto per anni le bollette fra le più salate d’Europa per finanziare i dividendi ai soci, arriva anche la batosta finale. Quella che, secondo le ipotesi circolate nelle scorse settimane, appesantirà la Cassa Depositi e Prestiti, gestore dei risparmi postali degli italiani, di una quota rilevante di un asset in rame obsoleto valutato tra  8 e 16 miliardi di euro. Custodito da una società pubblico-privata di nuova costituzione che sarà prevedibilmente caricata di costi fissi (tra cui, non è escluso, parte dei dipendenti di Telecom) da finanziare con le vie tradizionali: il canone di accesso alla rete, a sua volta giustificazione per gli aumenti degli operatori, ma giustificato nel nome dei futuri investimenti in fibra.

Questo in sintesi lo scenario che si prospetta sul lungo termine, a valle delle consultazioni del regolatore e delle ulteriori trattative tra le parti in causa. Non prima, in ogni caso, che Telecom dia il via alle danze con la delibera sullo scorporo della rete attesa per giovedì 30 maggio, che permetterà all’indebitato gruppo di telecomunicazioni (28,76 miliardi di euro) di progettare una nuova partenza. Un passo indispensabile prima di discutere eventuali nozze con 3Italia o altri pretendenti con vantaggio di soci come Generali, Intesa e Mediobanca subentrati alla Pirelli di Marco Tronchetti Provera al controllo di Telecom nel 2007. E non senza la benedizione del governo di Enrico Letta che, sulla base della legge 56 dell’11 maggio 2012, ha “potere di veto avverso qualsiasi delibera, atto o operazione, adottata a una società” di rilevanza strategica per il settore dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni. E che la settimana scorsa ha incontrato i vertici di Telecom e Cdp.

Una classica operazione di sistema, insomma, che permetterà a Telecom di tornare a creare ricchezza per i soci. Azionisti che a dire il vero, negli anni, di denaro ne hanno intascato parecchio come testimoniano i 16 miliardi di cedole staccati da Telecom dal 2003 ad oggi. Con gli attuali che, dopo le pesanti perdite incassate in seguito al subentro a Tronchetti (oltre 5 miliardi in un quinquennio) non sono più disposti a metter mano al portafoglio per garantire lo sviluppo industriale della società. E che anzi, in vista della scadenza a settembre del patto di sindacato che lega i maggiori soci nella holding Telco (Generali al 30,58%, Mediobanca all’11,62%; Intesa Sanpaolo all’11,62% e gli spagnoli di Telefónica al 46,18%), accarezzano l’uscita dal capitale del gruppo di telefonia di cui controllano congiuntamente il 22,44 per cento. 

Insomma, il salotto buono della finanza batte in ritirata e alla Telecom di Franco Bernabè non resta che correre a Roma per risolvere i danni provocati dalla finanza dopo la privatizzazione voluta dall’ex premier Romano Prodi nel 1997 e recentemente definita “sbagliata” dallo stesso presidente della Cassa Depositi e Prestiti, Franco Bassanini. Già perché la stragrande maggioranza del passivo di Telecom è frutto delle scalate a debito effettuate, con il supporto delle banche, dalla Olivetti-Tecnost di Roberto Colaninno prima (1999) e dalla Olimpia (2001) di Marco Tronchetti Provera.

Così alla Cassa Depositi e Prestiti e ad eventuali altri soci privati da affiancare a Telecom finora rimasti senza nome, non resta che tentare di limitare i danni: possibilmente evitando di sborsare per la fetta da acquistare (le ultime ipotesi parlano di un 20-25% destinato al gruppo pubblico) più della metà del valore pro quota che Telecom vorrebbe attribuire alla sua rete. A conti fatti, quindi, allo stato attuale delle trattative, il potenziale costo per la Cassa oscilla tra 1,6 e 4 miliardi di euro a seconda che l’asset venga stimato 8 o 16 miliardi di euro. Non solo. Il nodo della valorizzazione farà discutere anche perché attorno a questo ruota il ruolo di Telecom nella futura società della rete nella quale Cdp è candidata a entrare a operazione ultimata attraverso il Fondo Strategico Italiano e, assieme al fondo F2i di Vito Gamberale, a partecipare mettendo la propria quota in Metroweb. Azienda, quest’ultima, che per sviluppare la fibra con velocità a 100 megabyte nelle principali trenta città italiane ha già previsto 4,5 miliardi di investimenti, su un totale di 15 miliardi necessari secondo l’Agenda digitale del Ministero dello Sviluppo economico per centrare gli obiettivi indicati da Bruxelles e collegare il 100% dei cittadini a 30 Mbps e il 50% a 100 Mbps, dando vita a quello che il viceministro Antonio Catricalà nei giorni scorsi ha definito un “volano per l’economia in grado di creare più di 200 mila posti di lavoro”.

Telecom punta naturalmente al controllo della newco, ma gli altri operatori sono già in allarme: l’amministratore delegato di Fastweb, Alberto Calcagno, ha per esempio chiesto ad Agcom e Antitrust di vigilare dal momento che lo scorporo “non può avere come conseguenza un alleggerimento della regolazione almeno finché persistono due condizioni: dominanza di Telecom nel mercato degli accessi su rete fissa, oggi ancora al 65%, e pacchetto di controllo sulla società post-scorporo”. Detto in altri termini, non si può permettere all’operatore privato Telecom – cui l’Antitrust ha appena comminato una maximulta (104 milioni di euro) per abuso di posizione dominante proprio nelle infrastrutture di rete dopo un’indagine di tre anni – di diventare il dominus del nuovo network. Per di più a spese del salvadanaio degli italiani custodito dal gruppo Cdp che, sulla base del bilancio 2012, conta su una raccolta postale da 233 miliardi.

Fonte 

Mi viene da dire solo vaffanculo, a questa imprenditoria di merda, a questa finanza rapace, a questa politica che fa sempre gli interessi suoi e degli amici.
Prodi devi morire male cazzo!

mercoledì 29 maggio 2013

E' morta Franca Rame

Le agenzie stanno battendo la notizia della morte di Franca Rame, artista, donna e attivista con maggiore coerenza del marito. Una coerenza che le venne fatta pagare duramente negli anni Settanta.

Al momento circola solo una laconica notizia: è morta Franca Rame. Per noi c'è molto di più. C'è una donna e una attivista politica che ha portato ed usato il teatro come un'arma di denuncia e di formazione culturale per migliaia di persone. Franca ha pagato di persona un prezzo pesantissimo per il suo impegno sui prigionieri politici e contro le carceri speciali. Da molti punti di vista è sempre stata più determinata e più indipendente dell'illustre consorte.
Franca Rame sarebbe morta a causa di una crisi respiratoria ma era malata da tempo. Il 19 aprile 2012 viene colpita da un ictus e ricoverata d'urgenza al policlinico di Milano.  Nel 1954 si era sposata con Dario Fo e insieme hanno dato vita ad una carriera straordinaria a metà tra il teatro (un gran bel teatro) e l'impegno politico.  Nel marzo 1973, tornando da una visita ad alcuni detenuti politici in un carcere speciale, venne rapita a Genova da un commando di fascisti (e non solo) subendo uno stupro e violenze che ebbe la determinazione e il coraggio di portare in teatro con un'apposito spettacolo.

Guarda il video del monologo di Franca Rame "Lo stupro":
https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=zzh7FmmNDAM

Su questa barbara vicenda è bene ricordare alcune informazioni:

"Furono alcuni ufficiali dei carabinieri a ordinare lo stupro di Franca Rame. L' aveva detto dieci anni fa l' ex neofascista Angelo Izzo, l' ha confermato al giudice istruttore Guido Salvini un esponente di spicco della destra milanese, Biagio Pitarresi. Il suo racconto occupa due delle 450 pagine della sentenza di rinvio a giudizio sull' eversione nera degli Anni 70. La sentenza è stata depositata pochi giorni fa, il 3 di questo mese. Lo stupro avvenne il 9 marzo del 1973, venticinque anni orsono. Un tempo che fa scattare la prescrizione e che garantisce l' impunità alle persone chiamate in causa. Pitarresi ha fatto il nome dei camerati stupratori: Angelo Angeli e, con lui, "un certo Muller" e "un certo Patrizio". Neofascisti coinvolti in traffici d' armi, doppiogiochisti che agivano come agenti provocatori negli ambienti di sinistra e informavano i carabinieri, balordi in contatto con la mala. Fu proprio in quella terra di nessuno dove negli Anni 70 s' incontravano apparati dello Stato e terroristi che nacque la decisione di colpire la compagna di Dario Fo. Ha detto Pitarresi: "L' azione contro Franca Rame fu ispirata da alcuni carabinieri della Divisione Pastrengo. Angeli ed io eravamo da tempo in contatto col comando dell' Arma".

Da archivio La Repubblica, 10 febbraio 1998


Le dimissioni da senatrice
Infine un altro documento che ci conferma la coerenza di Franca Rame. Nel 2006 venne eletta come senatrice nelle file dell'Italia dei Valori. Nel gennaio del 2008 si dimise per protesta contro un governo Prodi che aveva disatteso le aspettative del popolo progressista che lo aveva eletto.
Nel link qui di seguito la lettera di dimissioni di Franca Rame da senatrice:
http://www.francarame.it/files/manchette_dimissioniFR.pdf


Fonte

Acqua e sapone


martedì 28 maggio 2013