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30/09/2012

Zingales: quando un liberista tenta di scalzarne un altro

Monti, ormai dovrebbero averlo capito anche i sassi, al capitale internazionale piace.
Piace perché oltre a essere uno del "giro" (Bilderberg, Trilaterale e quant'altro) è probabilmente il primo personaggio che sia riuscito nell'impresa di scardinare un Paese (inteso come somma di beni comuni e stato sociale) senza scatenare nemmeno un sussulto nell'opinione pubblica, che al massimo sì divide tra chi soffre ma rispetta e approva le politiche di Monti in vista di non si capisce quale svolta positiva prossima ventura, e chi si compiace di vedere finalmente a capo del governo un personaggio che gode di prestigio internazionale.

Com'è ovvio, tuttavia, c'è anche qualcuno che Monti non lo digerisce del tutto.
Come sarebbe facile pensare, non si tratta solo di quei settori martoriati dalle politiche dell'attuale governo o di quei soggetti politici (come la Lega) intenti a riacquistare credibilità elettorale. Tra i detrattori dell'alfiere del rigore ci sono anche diversi suoi compagni di merende, sostanzialmente delusi dalla mancata onda di liberalizzazioni in Italia.
Per il momento, infatti, Monti e i suoi omologhi in Grecia, Spagna e Portogallo sì sono limitati a rastrellare risorse attraverso tasse e tagli dei servizi pubblici ai cittadini. La finanza internazionale è però in attesa scalpitante del piatto forte dell'abbuffata europea, ovvero la messa all'incanto del patrimonio industriale e immobiliare ancora in mano alle istituzioni pubbliche dei singoli paesi. L'obiettivo non dichiarato ma facilmente intuibile, è la chiusura di quel processo di liberalizzazioni esploso in Europa all'inizio degli anni '90, ispirato alle grandi privatizzazioni degli anni '80 che hanno sconquassato il tessuto sociale ed economico di Stati Uniti e Inghilterra.

Tra i detrattori del cattedratico della Bocconi spicca in questi giorni Luigi Zingales (anche lui partorito dalla Bocconi e poi esportato all'università di Chicago, quella di Milton Friedman e dei Chicago boys di cilena memoria...), che sulle pagine de Il Fatto Quotidiano, ha trovato spazio per un'estesa filippica contro l'insufficiente operato di Monti che sfocia in un'esaltazione (si noti bene, mai chiaramente esplicitata) del "libero mercato, quello vero" definito come "l’antidoto più efficace contro l’ingiustizia sociale".
Se non si trattasse di un articolo pubblicato nella home page di quello che si propone e viene riconosciuto come giornale di riferimento per l'opinione pubblica italiana "contro" (in senso lato ma fortemente caratterizzante, basta vedere l'animosità presente in ogni simpatizzante di Travaglio), ci sarebbe da chiamare la neuro.

Consiglio caldamente la lettura dell'articolo in oggetto per comprendere quale sia l'istinto più subdolo e predatorio che s'annida nelle classi dirigenti economiche odierne e  per farsi anche un'idea su quei soggetti e quella carta stampata che strepitano giornalmente contro il sistema non perché capaci o interessati a costruire qualcosa di strutturalmente diverso, ma perché referenti o ideologicamente legati a un modello di capitale ben più distruttivo di quello con cui si è confrontata la società italiana dal secondo dopo guerra ad oggi.


PS: notare bene che il prof. Zingales indica come proprio referente politico in Italia il PD, possibilmente remondato degli ormai antiquati inciuci dalemiani.
Tenete a mente tutti gli sponsor del centro sinistra che si stanno palesando, vi torneranno utili quando sarà momento di elezioni (ammesso che ci si vada e abbiamo un senso).

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