Presentazione


Aggregatore d'analisi, opinioni, fatti e (non troppo di rado) musica.
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venerdì 29 aprile 2011

This Morbid Moment...

Che il mio interesse verso tutto quel che riguarda il mondo metal sia prossimo allo zero (in quanto rappresenta sempre meno la mia personalità, ndr) penso ormai non sia più un segreto. Provo, infatti, una strana indifferenza nell'ascolto dei classici dischi di questo filone musicale, figurarsi quindi l'entusiasmo con cui accolgo le "new sensation".
Nonostante tutto, vorrei dedicare un paio di righe ad alcuni lavori recenti che hanno il merito di esser riusciti a smuovere qualcosa. No, non sto parlando dei Darkthrone (dei quali preferisco la recente genuina svolta crust/punk piuttosto che il periodo true norwegian black metal, se ne facciano una ragione le innumerevoli vedove di Dead, ndr) ma di due formazioni europee piuttosto recenti.
Dalla gelida (?!?) Grecia arrivano gli Omega, capitanati da un certo Adar (personaggio che mi risultò immediatamente simpatico appena vidi una sua foto, ora purtroppo sparita dal web), autori del piacevole "Second Coming, Second Crucifixion". Proprio come Fenriz & Nocturno Culto, i giovani ellenici si definiscono "evil rock n'roll" (piuttosto ridicole queste etichettature, ndr), in poche parole si rifanno ai maestri del marciume old school, ovvero Hellhammer, Sodom, Sarcofago, Motorhead e Venom più una spruzzatina di Discharge per quanto riguarda le parti ritmiche della batteria (come si può notare nei brani "Out Of Control", "Black Metal Rust" ed "Hellhammer"). Da notare i tempi mai troppo esasperati e, soprattutto, la facilità con cui Adar riesca ad imitare, con discreto successo, un certo Tom G. Warrior (a proposito, avrà fatto pace con la madre ??? ndr). Una tirata d'orecchi va fatta, come spesso accade quando si parla di certi gruppi, ai testi delle canzoni, terribilmente imbarazzanti. Ora dico: il metal, come tutto il rock, dovrebbe essere un genere di protesta o comunque rottura con le convenzioni di turno, allora perché, nel 2011, continuare a parlare di cazzate tipo "Big beer for big nuts" "Beat the poser" "We open the grave" e cose del genere??? Eppure mi sembra che in Grecia non se la stiano passando granché bene, e argomenti da tirare fuori ce ne sarebbero a iosa. Chiusa questa doverosa parentesi polemica, mi sento di consigliare il gruppo in questione: sia ben chiaro, nulla di nuovo per cui strapparsi i capelli, ma perlomeno una copia ben riuscita.
Spostiamoci un poco più a nord per andare a pescare i Bastard Priest, duo scandinavo dedito al death metal vecchio stampo. Quindi, fortunatamente, niente a che fare con sterili gruppi fondati da musicisti che si autodefiniscono tecnici (chissà a quanta gente, anche dell'ambiente genovese, staranno fischiando le orecchie, ndr) ma soltanto tanta grinta, ferocia e coinvolgimento, com'è giusto che sia. "Under The Hammer Of Destruction", questo il titolo dell'album, è una vera gioia per le mie orecchie. Il sound si rifà alla scuola death di Stoccolma, quindi pieno di gain, col tipico growl basso e potente ricco di riverbero e i tipici riff di chitarra a mo di sega elettrica. In più, vanno aggiunti alcuni rallentamenti doom (i miei preferiti, ndr) per gettar un'aurea ancor più morbosa, e, come ciliegina sulla torta, un'attitudine tipicamente punk, che mi fa gridare al miracolo. Nessun pezzo da citare in particolare, il disco è un macigno che va gustato tutto d'un fiato.
Bene, con somma gioia non posso far altro che restare in "campana" attendendo altre perle del genere: fortunatamente non esistono solo act che propongono brani che sembrano usciti dalle b-side dei più sfigati gruppi thrash degli anni '80...

mercoledì 27 aprile 2011

Victims Of A Bomb Raid.



"A school was bombed under an air attack
The children are buried under the ruins

Victims Of A Bombraid
Victims Of A Bombraid

People are working to help the children
But the children are dead under the ruins

Victims Of A Bombraid
Victims Of A Bombraid

The children have no part in the war
But still they are victims"

martedì 26 aprile 2011

TV dinners



Senza esagerare, sì potrebbe parlare del miglior disco Hard & Heavy del 1983.

sabato 23 aprile 2011

Bullet the blue sky

Achtung baby

Chi ha un'età compresa tra i 25 e i 35 anni, avrà sicuramente memoria di come  l'Unione Europea ci venisse presentata come un mito, e con l'avvicinarsi del 1 gennaio 2002 come un'occasione unica che avrebbe cambiato in meglio la nostra vita.
A 9 anni di distanza, però, il 90% del pathos comunitario s'è dissolto come neve al sole. Chi è giovane e ha un minimo di cervello converrà sul fatto che il cammino unitario intrapreso dal vecchio continente non ha portato alcun vantaggio tangibile alla nostra esistenza, anzi verrebbe da dire che l'unico fattore di concreta unità sia l'allargamento a livello continentale di rogne che magari una volta restavano relegate in una singola nazione.
Per come la vedo io, questa deriva è causata dalle fondamenta su cui è stata costruita l'Europa, fondamenta che furono e sono tutt'ora di carattere meramente finanziario (che è poi l'unico argomento che interessa a chi sta in alto) il resto è fumo.
Parafrasando Cavour, forse, sarebbe stato il caso di costruire prima gli europei e poi l'Europa, magari evitando di farla a immagine e somiglianza del mercato neoliberista.

venerdì 22 aprile 2011

"Mostrati superiore... saremo superiori"

Ecco la risposta a tutti quei coglionazzi (compresi ovviamente gli alcolizzati pettegoli metallari, che eroicamente spiano sempre questo blog di nascosto) i quali pensano che il punk sia soltanto un vergognoso genere per bambini:



Un video che vale più di mille parole...

Gioco di finanza o gioco di sostanza?

La mia reticenza (per fortuna non solo mia) in merito all'affare FIAT - Chrysler sta tutta in questa domanda, rispolverata a seguito della notizia odierna relativa alla nuova crescita di FIAT auto nell'azionariato Chrysler. In base a quanto sì legge, l'AD della casa torinese sarebbe pronto a conquistare il 46% delle quote di controllo di Chrysler in netto anticipo sui tempi, al fine di minimizzare l'impatto economico della scalata sulle casse di FIAT.
Verrebbe da dire "bravo Sergio che ti allarghi e lo fai pure spendendo il meno possibile"; il distinguo sta nel fatto che, come anticipato da diversi analisti economici "non interessati" e ribadito dall'inchiesta di Report del 27 marzo scorso, l'acquisizione di Chrysler, più che un affare industriale ha l'aria d'essere un gioco finanziario, perché l'accordo che ha permesso a Marchionne di entrare nell'azienda americana, agevola la scalata FIAT in modo inversamente proporzionale al suo peso e successo nel mercato automobilistico.
Per farla breve se FIAT "va male", il costo economico che deve sobbarcarsi per inglobare Chrysler si assottiglia.
Non è necessario essere degli economisti per rendersi conto che c'è qualcosa di distorto in un sistema in cui è il pesce piccolo a papparsi quello grosso, a meno che non si osservi l'operazione dal punto di vista d'oltre Atlantico.
Per come si sta delineando la faccenda, infatti, si direbbe che gli unici a vincere la partita sono gli americani perché in meno di due anni hanno salvato dal baratro un congruo pezzo della propria industria grazie all'azione di FIAT, che nell'affare ha  investito a fondo perduto il proprio bagaglio tecnico e la propria liquidità, sottraendo quest'ultima al ripianamento del debito bancario e soprattutto dagli investimenti in ricerca e sviluppo per rilanciarsi sul mercato europeo dove sta andando malissimo.
Salvo sortilegi dell'ultimo minuto, lo scenario che si configura nel medio termine vedrà FIAT controllare un'azienda industrialmente più forte di lei, paradosso di probabile breve durata, perché se il controllo azionario si detiene col capitale, una Chrysler in forte crescita ci metterà un attimo a riconquistare quanto ha "concesso" per la propria salvezza e probabilmente anche qualcosa in più.
Nel frattempo, l'occupazione e la produttività italiana vanno a rotoli, alla faccia di Marchionne che si lamentava d'essere stato abbandonato dalla politica, abbandonato sì, ma per fare i cazzi propri e dei rampolli Elkann.

giovedì 21 aprile 2011

La disoccupazione secondo Tremonti.

Aprendo la pagina principale dell'unico quotidiano che seguo con una certa costanza, mi sono imbattuto nell'analisi critica dell'ennesima uscita di Tremonti, convinto che in Italia la disoccupazione giovanile è ai livelli di guardia perché i ragazzi del bel paese ne hanno per il belino di fare lavori umili.
Fermo restando che:
  • un lavoro è reso umile prima di tutto dal suo inquadramento contrattuale e solo in seconda istanza (e non necessariamente) dalla mansione in se;
  • esiste un fondo di verità nel mito del giovane italiano bamboccione e con la puzza al naso (io ho studiato quindi non mi sporco le mani)
se mi fossi trovato al posto di Stefano Feltri, autore del pezzo per Il Fatto Quotidiano, avrei posto maggior accento sulla strumentalizzazione, operata da Tremonti e indotto, del luogo comune sui giovani italiani, citando successivamente un esempio di virtuosismo nella gestione della vita economica di una nazione, alla faccia delle cazzate sulla crisi, il liberismo, le banche ecc.
E' un vero peccato che nemmeno i detrattori delle bestie che ci governano, prendano mai esempio dal buono che si può trovare in giro per il mondo.

Take no prisoners



Tanta roba.

mercoledì 20 aprile 2011

She cried "More, more, more"



Altro che Skid Row... Carbonizzato: ma ci faccia il piacere !!!

martedì 19 aprile 2011

Apologia di socialismo.

Per mano del sempreverde Fassino, uno di quelli che avrebbe tanto bisogno di sporcarsi le mani con una chiave inglese o una vanga.
A lavorare rumenta!!!

Piero Fassino che da giovane dirigente del Pci, non criminalizzò mai il Psi di Craxi, ora può sobriamente citarsi: «Sette anni fa, in un libro che in alcuni passaggi sembrò eretico, provai ad uscire dagli opposti manicheismi nei confronti di Craxi. Continuo a pensare che dipingerlo come un criminale sia una caricatura sciocca e inaccettabile. Così come descriverlo come la vittima di una congiura».

In Craxi ci sono i prodromi di Berlusconi o restò un uomo di sinistra?«Non ci sono dubbi. Craxi è stato un politico della sinistra, nel solco della storia del socialismo riformista. Ha rivitalizzato il Psi, ha intuito prima di altri quanto l’Italia avesse bisogno di una modernizzazione economica ed istituzionale, su questo sfidò due grandi forze come la Dc e il Pci ed avvertendo il rischio di non farcela, non sfuggì alla tentazione di un alleanza con i poteri forti, come la P2 di Gelli, terreno sul quale è maturata la degenerazione e la corruzione».

Craxi, che non era un santo, ha finito per diventare un capro espiatorio? «Probabilmente sì. Intendiamoci. Tangentopoli non è stata un’invenzione della magistratura, le tangenti, le corruzioni e le concussioni c’erano e sono state provate e non si poteva chiedere ai magistrati di guardare dall’altra parte. Ma al di là delle responsabilità penali, la dimensione giudiziaria ha finito per sovrastare la riflessione politica».

L’intervento alla Camera col quale Craxi chiamò tutti i partiti a confessare le proprie colpe, cadde in un silenzio ipocrita che si traformò in odio anche da parte vostra... «Rivisto oggi, non c’è dubbio che ci fu un silenzio assolutamente reticente e ambiguo da parte di tutta la classe politica davanti al discorso che Craxi fece alla Camera e nel quale disse con parole crude che il problema del finanziamento illegale non riguardava soltanto il Psi ma l’intero sistema politico».

Sostanzialmente era così? «Difficile negarlo, anche se c’era e c’è una differenza tra finanziamento illecito e corruzione. Ciò non poteva significare assoluzione giudiziaria, ma neppure rimozione politica. In ogni caso quel che allora mancò fu una seria riflessione sul finanziamento della politica e su come renderlo trasparente».

Lei la intitolerebbe una strada a Craxi? Il nome di una via non è qualcosa che dovrebbe essere «sentito» dai cittadini e non imposto a maggioranza?
«Non mi pare davvero utile infilarsi adesso in un referendum pro o contro la proposta della Moratti. Deciderà il Consiglio comunale di Milano, ma nei panni del sindaco, avrei colto l’occasione del decennale per proporre un impegnativo convegno sulla figura di Craxi, chiamando politici, economisti, giuristi, sindacalisti, per riflettere seriamente su un uomo che, tra luci e ombre, è stato un protagonista della politica italiana».

Uomo di Stato lo fu oggettivamente. Ma fu anche statista, uomo di governo con forte senso dello Stato?«Lo fu quando si assunse la responsabilità di decisioni difficili e conflittuali come, per fare un esempio, l’intervento sulla scala mobile. Ma anche quando fece significative scelte internazionali, da Sigonella alla strategia dell’attenzione verso l’Est europeo alla vigilia della caduta del Muro».

Uno statista può sottrarsi alla giustizia del proprio Paese?
«Certamente no, anche se, quando un uomo si trova nella bufera, intervengono fattori di natura umana e personale sui quali penso che occorra avere prudenza di giudizio».

Sarebbe simbolicamente giusto che una delegazione del Pd partecipasse ad una delle manifestazioni programmate ad Hammamet?«Sono tanti i modi per rendere esplicito un nostro giudizio più meditato, ma le forme più opportune sarà Bersani a deciderle». Craxi non ebbe complessi di inferiorità verso Dc e Pci né paura di avere nemici a sinistra: una lezione per il Pd? «Sì, Craxi ebbe queste caratteristiche ma sul piano della cultura politica si tratta di “complessi” che la nostra tradizione ha oramai superato».


Fonte.

Livin' on a chain gang

Circo libico.

Quello più canonicamente tale lo mostrò Gheddafi nel corso della sua ultima visita/spettacolo al nostro martoriato Paese, poi venne la risoluzione ONU 1973 e toccò al mondo civilizzato innalzare la tacca del ridicolo oltre i limiti fino ad allora raggiunti (le balle di Colin Powell sempre all'ONU e il seguente disastro iracheno). Denominatore comune delle rabbinate politiche del nostro emisfero, ancora l'esportazione della democrazia, ora ribattezzata tutela dei civili perché il vocabolario di Bush prima sì dimentica meglio è... poi le bombe e i soldi dei contribuenti spesi alla cazzo sono sempre gli stessi, ma in pochi se ne accorgono, e sono ancora meno quelli che s'incazzano a sentire il ministro degli esteri francese affermare che in Libia si è andati oltre la risoluzione 1973, oppure Frattini intento ad arrampicarsi sugli specchi per fare in modo che l'Italia continui ad essere amica di tutti: dei ribelli che vanno sostenuti, dei volenterosi che bombardano e di Gheddafi che sarà tutelato in caso si trovasse in pericolo di vita (evidentemente il buon Franco crede che in Libia non ci sia una vera guerra ma una partita di Risiko).
Che scrivere di più? Non ne ho idea, la cosa più allucinante di questa situazione è la totale assenza di una presa di posizione fortemente critica nei confronti della guerra da parte della società civile, storia vecchia si dirà, ma sempre sconcertante perché autolesiva del proprio interesse.

domenica 17 aprile 2011

sabato 16 aprile 2011

ThyssenKrupp 3 anni dopo.

Nella notte tra il 5 e 6 dicembre 2007, nello stabilimento ThyssenKrupp di Torino, sette operai morirono arsi vivi a seguito di un incendio che devastò la linea 5 in cui prestavano servizio.
Quasi immediatamente, vennero a galla pesanti responsabilità dell'azienda in merito al mancato rispetto delle più elementari norme di sicurezza (situazione che in Italia è una costante) e in funzione di ciò si mosse la magistratura torinese che, a distanza di poco più di tre anni dal fatto (alla faccia della prescrizione breve che dovrebbe spronare i giudici a stare nei tempi), oggi è giunta alla sentenza di primo grado, una baccata tanto dura quanto meritata dagli imputati.
Mi auguro che i successivi gradi di giudizio, cui ricorreranno sicuramente i condannati, non stravolgano una sentenza che può rappresentare un precedente cruciale nella lotta alle morti bianche.

Paura del Napalm...

"From the sky you see it fall

Nowhere else left to hide

People screaming burn to ash

Fear of dying guess who lost

Pray to live no more hope

Day of doom

Scorching flesh

Radiation

Lost control

Bust to war

Outbreak hate"

"Dal cielo lo vedi cadere

Non c’ è più nessun posto dove potersi nascondere

La gente urla ridotta in cenere

La paura di morire indovina chi ha perso

Prega per vivere non c’ è più speranza

Il giorno del destino

La carne brucia

Radiazione

Perso il controllo

Scoppia la guerra

Esplosione d’odio"

giovedì 14 aprile 2011

State Executioner !!!

L'azzeccata unione di due generi talmente potenti ed energici come punk e metal è, senza ombra di dubbio, una delle cose più esaltanti avvenute nel panorama musicale degli anni '80. La nuova ondata di punk britannico (meglio conosciuta come UK 82), sicuramente più veloce, frenetico e violento del suo predecessore settantiano, unito a riff e brevi assoli tipicamente metal, ha dato vita a una delle band più importanti della scena punk/hardcore di sempre e (tanto per cambiare, ndr) tra le fautrici della nascita del metal estremo, infatti, e non mi stancherò mai di ripeterlo, i vari Slayer, Master, Bathory, Sepultura citano la formazione in oggetto tra le proprie principali influenze (con buona pace dei metallari conservatori, ndr).
Ovviamente sto parlando dei G.B.H. (letteralmente Grievous Bodily Harm, sigla usata nel sistema giuridico inglese per segnalare le aggressioni), nati nel nel 1979 dopo l'esplosione punk britannica, formati a Birmingham da Colin "Col" Abrahall alla voce, Colin "Joke" Blyth alla chitarra, Ross Lomas al basso e Andrew Williams alla batteria. Il quartetto deve inizialmente modificare il nome aggiungendo l'aggettivo Charged (accusato), visto l'omonimia con un'altra band britannica. Dopo diversi anni, gli originali G.B.H. spariscono nel nulla, quindi i Charged G.B.H. si ribattezzano semplicemente G.B.H.
Nel corso della sua storia, il gruppo ha mutato costantemente il proprio stile, lasciando in ogni album un impronta sempre differente.
"City Baby Attacked By Rats"
è il loro primo album uscito nel 1982, dopo l'EP dell'anno precedente "Leather, Bristles, Studs and Acne" e può essere considerato una vera pietra miliare del genere, con testi che sorreggono un punk piuttosto sfrecciante quanto cattivo: dalla pungente ironia di "Sick Boy" (vedo ragazzine di scuola dappertutto / gonne corte e capelli a coda di maiale / ma perché devo soffrire per essere un amante di palestra e slip?) al maschilismo di "Slut" (ti voglio per il tuo busto / e ora voglio una notte di lusso / troia, troia sporca puttana), dalla rabbia per le giovani morti nelle guerre in "Gunned Down" (solo un bambino ora sarà / sparato giù sparato giù / sentirsi come una pietra in una guerra di loro proprietà) alla feroce critica contro un Dio inesistente in "The Prayer For A Realist" (non c'è nessuno lassù, non c'è mai stato / c'è troppo da soffrire per lui per essere un potere onnipotente, un essere paradisiaco).
In poche parole, un capolavoro assoluto.
L'album successivo, "City Baby's Revenge" (1984) non è altrettanto parossistico e qualifica un po' meglio, in senso politico, la rabbia blasfema del gruppo. Le perle anche qui non mancano, a partire dalla splendida "Diplomatic Immunity" (Manu, se mai leggerai queste pagine, è tutta per te, ndr) per arrivare alla conclusiva "I Feel Alright".
Il 1986 è l'anno del controverso "Midnight, Madness and Beyond", criticato aspramente dalla frange punx intolleranti, in quanto l'ago della bilancia del loro sound si sposta su territori, passatemi il termine, un pochino più ragionati (chiamiamoli metal) piuttosto che ignoranti (punk). Per quanto mi riguarda, queste sono un po' guerre tra poveri, infatti ritengo (e non sono l'unico, vero Mely ? ndr) il lavoro in questione uno dei migliori della band inglese (menzione particolare merita la splendida copertina, ndr).
Nello stesso anno esce anche l'ottimo EP "Oh No, it's GBH Again", con il capolavoro "Malice in Wonderland" e due fulminanti brani rock'n roll come "Lost in The Fog" e "Get Out of the City", che li catapultano, nuovamente, alla testa dei capostipiti (o sarebbe meglio dire sopravvissuti, ndr) del movimento, tant'è vero che vengono giustamente considerati la risposta inglese allo speed/thrash metal.
Da li in poi è un susseguirsi di album (più o meno riusciti) tour mondiali e ubriacature varie, fino ad arrivare al recente "Perfume and Piss" (2010) lavoro che, tutto sommato, scorre piuttosto bene ma, in chiave recente, le mie preferenze vanno a Discharge ed Exploited (tanto per citare altre due celebri band, e anche un pezzo del mio cuore, ndr).
Piccola curiosità: nel 1987, durante il tour di supporto a "No Need To Panic", Colin & soci intrapresero una serie di date italiane (memorabile quella al Teatro Verdi di Genova Bolzaneto) che furono, però, bruscamente interrotte causa la fuga dell'allora promoter Enzo (sputtanamenti in diretta, ndr) che, dopo aver raccolto soldi e fagotto, abbandonò la band in un albergo di Torino senza una lira e annullando le date promesse. Noi italiani troviamo sempre il modo di farci ricordare...

Una giornata all'insegna del Cristo!

mercoledì 13 aprile 2011

Finché c'è guerra c'è speranza.

Mentre gli occhi del mondo sono puntati con più o meno interesse sulla infame situazione in Libia, poco sì dice e ancor meno sì conosce circa la crisi in Costa d'Avorio.
Dal poco che ho desunto parallelizzando il dipanarsi dei due scenari, ho la netta impressione che gli storici (e bastardi) mastini del colonialismo europeo siano tornati a mordere l'osso con forza, pretendendo una più "equa" spartizione del bottino altrui, che negli ultimi decenni era stato depredato prevalentemente dagli Stati Uniti.
Ennesima dimostrazione che questi anni di crisi, al posto di connotarsi come epoca di radicale superamento del sistema che ci ha condotti al tracollo (costantemente mistificato dalla disinformazione delle cifre), divengono semplice palcoscenico per la recrudescenza di di tutti quei fattori che il tracollo l'hanno direttamente provocato.

Call me the breeze

martedì 12 aprile 2011

Holiday in Fukushima.

Premesso che darei il sangue (come Sabani con la Garelli) per sentire i Napalm Death comporre un pezzo del genere (alla vecchia maniera s'intende), l'ironia del titolo serve a "celebrare" il raggiungimento del traguardo tagliato dall'incidente alla centrale di Fukushima Daiichi.

C'è voluto un mese di omissioni e mezze smentite da parte di tutto l'estabilishment nucleare mondiale, ma alla fine l'asticella di rischio (e già ci vuole un bel coraggio a definirlo solamente tale) è giunta al livello 7, il medesimo del disastro di Chernobyl.

Ai tempi, anno di grazia 1986, dalla nostra parte della cortina si sventagliava l'inossidabile superiorità delle tecnologie nucleari occidentali per decretare sicuro l'uso dell'atomo (sui costi del nucleare civile mai nessuno ha avuto le palle d'esprimersi seriamente, probabilmente perché i numeri per la sola demolizione di una centrale giunta a fine vita operativa fanno spavento quanto le radiazioni).

Sì predicava altresì della superiore preparazione delle aziende e relativo personale impiegato nella gestione delle centrali, poi arriva il sisma più devastante per il paese simbolo del progresso tecnologico e il mito dell'atomo, anche nella società del capitale, va finalmente a farsi benedire, quanto meno a livello "tecnico", perché sul lato propagandistico, personaggi dalla comprovata affidabilità come Chicco Testa (per gli amici il trasformista di sinistra) e Umberto Veronesi (quello che cura il cancro sostenendo che gli inceneritori non impattano sulla salute della gente) ci rassicurano sul fatto che dai noi, situazioni del genere non si verificherebbero perché le centrali saranno più nuove e quindi sicure (ovviamente si resta sul vago, ben consci che non c'è uno straccio di tecnologia che possa certificare la tenuta di un impianto oltre ogni ragionevole dubbio) ma soprattutto non siamo terra sismica come il Giappone, che però non si aspettava un sisma come quello dell'11 marzo, sfiga loro!

Non sì capisce, quindi, in base a quali considerazioni geologiche comprovabili sì possa essere certi del fatto che una mazzata di entità non prevista si verifichi anche nel sottosuolo italiano e  per fortuna qualcuno che lo dice ancora c'è.

Alla lobby dell'atomo, ovviamente, importa sega perché ciò che conta è l'interesse, purtroppo nulla di nuovo in un paese abituato a devastarsi a vantaggio di pochi, mentre i molti sono troppo scemi o ignoranti per rendersi conto di che cazzo gli succede sotto al sedere, anche se mi auguro d'essere clamorosamente smentito il 12 e 13 giugno prossimi.

Tocca scomodare ancora una volta i Nuclear Assault, certamente i più ganzi per un certo tipo di denuncia.

Dateci un futuro...



Allego il testo, particolarmente significativo e, ahimè, attualissimo:

"One more year and nothing changed
government policies still the same
the futures bleak and life's a bore
so what the fuck are we living for
Give us a future don't you let us down
give us a future show us some concern
give us a future don't you watch us drown
give us a future or we'll put you down
Government schemes a waste of time
don't pretend to be a friend of mine
you want my vote and tell me lies
then all i get is victimized
Promises and bullshit is all i hear
living in danger, not in fear
won't get my vote that's for sure
don't come knocking on my door"

Officer nice

lunedì 11 aprile 2011

La politica è schifosa...

E fa male alla pelle.

Una trentina d'anni fa qualcuno sintetizzava così la vita politica italiana, che magari non nuoce alla pelle (quanto meno non a quella di Bruno Vespa) ma sicuramente fa bene al conto in banca di tutti gli avvoltoi che ci gravitano intorno.
E' notizia di ieri la proposta di legge del parlamentare PD Ugo Sposetti volta a riformare il finanziamento pubblico ai partiti, uno delle tante piaghe economiche che il cittano subisce per mantenere una consistente fetta di italiani di fatto inutili.
Il cassiere del PD (non nuovo a certe esternazioni) intenderebbe estendere le elargizioni non solo ai partiti, ma anche alle fondazioni che si occupano d'incentivare l'attività culturale e politica (che a me sembrano tanto le vecchie scuole di partito).
Conti alla mano, i ben informatihanno calcolato un sostanziale raddoppio del costo annuo della politica, per un importo complessivo pari a 355 milioni di euro. Trattandosi di una proposta PD (per altro inscenata col solito sistema dell'avanguardista tanto caro al PDL), in un momento di particolare follia si potrebbe pensare che la proposta non sia campata del tutto per aria. Vado, dunque, a leggere le motivazioni che Sposetti adduce a sostegno della propria idea e m'imbatto in due perle:
  • più fondi pubblici alla politica eviterebbero che siano sempre i partiti dei ricchi a governare; peccato nessuno abbia ricordato a Sposetti che se esistesse una legge sul conflitto d'interessi (che la sinistra dice di voler fare da 15 anni) i ricchi la politica la vedrebbero solo in cabina elettorale come tutti gli altri
  • In Francia e Germania si fa già così è quindi demagogico fare le pulci ai costi della politica; peccato che la politica faccia sempre demagogia quando si ricorda, per esempio, che nella Germania di oggi un operaio metalmeccanico guadagna mediamente 2500€ netti mensili, mentre il suo collega italiano ne riceve in busta la metà.
Anche senza scomodare il ripristino dei rimborsi elettorali ai partiti che superano l'1% di voti, ce ne sarebbe d'avanzo per incartare questa proposta e cacciarla nella tazza del cesso insieme ai paraculi di destra e sinistra che l'hanno sottoscritta (sicuri di avere alle spalle l'appoggio delle rispettive segreterie), ancora una volta in barba alla cittadinanza, che in merito alla questione si espresse nel '93 con un referendum che avrebbe dovuto chiudere i rubinetti pubblici ai partiti, ma guarda caso non è mai stato applicato da nessuno.

Proprio non capisco come cazzo si faccia a ritenere di "sinistra" questa gente.

domenica 10 aprile 2011

L'Ustica del mare.


Tra l'infinita via crucis di fatti di sangue che hanno scandito regolarmente i sei decenni della storia repubblicana d'Italia, la strage del Moby Prince è sicuramente quella meno nota, probabilmente perché le 140 persone che 20 anni fa persero la vita a seguito della collisione tra il traghetto e la petroliera Agip Abruzzo, mettono tragicamente a nudo l'imperizia e il malaffare che rappresentano la costante d'ogni attività umana eseguita nel nostro paese, a cominciare dalla totale assenza di responsabilità (accertabili oltre ogni ragionevole dubbio) in merito ad avvenimenti disastrosi come questo.

Di seguito propongo la visione dell'inchiesta giornalistica relativa al disastro presentata da Minoli su RAi Educational, manco a dirlo, un documento edificante.

Angry again

venerdì 8 aprile 2011

L'assente ingiustificato.

Negli ultimi giorni mi sono accorto d'aver colpevolmente escluso gli Overkill dai pezzi lenti consigliati per una corretta fruizione della musica pesa.
Madornale errore, cui pongo rimedio agevolando il brano più totale del 1989.

There's no excuse for bullshit

Russell Harding, vice comandante dell'operazione Unified Protector condotta dalla Nato in Libia, ha dichiarato che non chiederà scusa per i libici uccisi dal "fuoco amico". Chiamare un assassinio "fuoco amico" è come definire seduttore uno stupratore. "Vedendoli dall'alto non possiamo identificare di che natura siano i mezzi" ha aggiunto Harding. Quindi sono cazzi di chi sta di sotto quando arrivano i liberatori. Se muoiono sarà per una giusta causa, quella degli Stati Uniti, e alleati, di non voler rischiare i loro uomini sul campo di battaglia.
I bombardamenti sono nel DNA degli americani, è un modo per massimizzare i risultati riducendo le perdite. Muoiono i civili e salvi i tuoi soldati. Una tattica vincente, dall'Italia del 1943/45 in cui le persone uccise dalle bombe degli alleati furono decine di migliaia, da Dresda trasformata in un rogo dove bruciarono vivi 25.000 tedeschi, in massima parte donne e bambini. Fino al trionfo di Hiroshima e Nagasaki, dove le atomiche furono lanciate a scopo dimostrativo nell'agosto del 1945, a guerra praticamente finita con Hitler e Mussolini già defunti da mesi. Le bombe continuarono in Vietnam e Laos fino all'Iraq di Bush padre, all'Iraq e all'Afghanistan di Bush figlio e alla Libia di Obama, Nobel della Pace forse inconsapevole.
La Nato sta facendo pressioni sull'Italia perché partecipi ai bombardamenti. Ho una risposta per i vertici della Nato: "Bombardatevi i coglioni!". La Nato è diventata uno strumento di aggressione, ma in origine la sua missione, mai smentita, era difensiva. E' sufficiente una delibera dell'ONU per bombardare in 24 ore Libia e Costa D'Avorio.
E' cosa nota che nelle guerre il numero di vittime civili aumenta sempre di più e sopravanza ormai di molto quelle militari. Le città sono diventate il fronte. Le contraeree sono costruite vicino agli ospedali, come deterrente, ma è un esercizio inutile. I bombardamenti andrebbero proibiti. Ci vorrebbe una moratoria internazionale. Lanci una bomba dalla carlinga o un missile Tomahawk da una nave e quello che succede succede. Va messa la parola fine ai bombardamenti, qualunque bombardamento è un assassino potenziale di innocenti. Chi vuole fare la guerra, come Russel Harding, scenda sul terreno di combattimento e rischi la sua pelle. Fuori l'Italia da qualunque guerra, a iniziare dall'Afghanistan, e quando si scrive di bombardamenti si usi il termine esatto: "Assassinio!". (Fonte)

Pure Grillo si sta accorgendo che Obama è la faccia negra della solita America di merda, meglio tardi che mani.

lunedì 4 aprile 2011

LampedU.S.A.

Mentre sulle coste siciliane continuano imperterriti gli sbarchi di immigrati, non possiamo far altro che cercare di sdrammatizzare la situazione rendendo un doveroso omaggio a Elio e le Storie Tese...

venerdì 1 aprile 2011

Pezzi lenti!

Non sapendo che cazzo scrivere causa eccesso d'ispirazione, senza tante menate, oggi vi proponiamo una succosa lista di brani che ben rappresentano il nostro gusto.
Denominatore comune della raccolta, il ritmo mediamente rilassato, ma non per questo privo di tiro, anzi!
L'apertura è l'unico pezzo obbligato, il resto vien da se.

UHA!!!

Celtic Frost - Under Apollyon´s Sun (nocumento al minuto 2:21!)

Sarcofago - Orgy of Flies

Nuclear Assault - Something Wicked

Asphyx - Crush the Cenotaph

Benediction - West of Hell

Unleashed - Shadows in the Deep

Repulsion - Black Breath

Black Sabbath - Sweet Leaf (Iommi sul tetto del mondo, Ozzy nella tazza del cesso!)

Slaughter - F.O.D (Fuck of Death)

Cathedral - Ride

Brutal Truth - Denial of Existence

Kiss - War Machine

Winter - Blackwhole

Napalm Death - Suffer the Children (il pezzo totale perché formato da parti di batteria tipicamente punk, sfuriate grind e rallentamenti in stile Celtic Frost)

Mass Grave - Cycle of Violence

Bathory - Call from the Grave

Doom - Sick with Society

Running Wild - Dancing on a Minefield (la migliore interpretazione d'un riff che è parte della storia dell'H&H)

Testament - Electric Crown (altro che Black Album...)

Obituary - The end Complete

Voivod - Clouds in my House

Sodom - Tombstone

Motörhead - Sacrifice

G.B.H. - I feel Alright

In conclusione, una perla dagli splendidi anni '60

The Stooges - I Wanna Be Your Dog


Come sempre ringrazio il fornicatore per la preziosa assistenza fornitami.