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Aggregatore d'analisi, opinioni, fatti e (non troppo di rado) musica.
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venerdì 27 agosto 2010

Le vacche sacre del metal


E' uscito un nuovo album dei Maiden? Girando i negozi di dischi (non mi riferisco alle vetrine virtuali di eMule caproni!!!) parrebbe di sì. Gli Eddie sono, infatti, tornati a pullulare un po' ovunque, insieme alla canonica virulenta diffusione di magliette e ogni altra sorta di gadget degna del peggior merchandise dei KISS che, mortacci loro, ci hanno abituati alle peggio puttanate "legate" (un paio di palle - ndr -) alla musica!
Dicevo dei Maiden, che nell'anno del vostro signore 2010 sono tornati a tediare le poche orecchie ancora non intasate dal cerume con il solito mattonazzo da 76 minuti, tanto per dimostrare di non aver ancora capito, a 50 anni suonati, che la prolissità di un album non è prerogativa della sua qualità, e che i pezzi estesi se li possono permettere in pochi e loro non sono mai stati, o quasi, tra questa cerchia di eletti. Se lo show del ridicolo terminasse qui ci sarebbe poco altro d'aggiungere; per tornare coi piedi per terra sarebbe, infatti, sufficiente segare le gambe al disco e chiuderla lì, ma è puerile pensare che il patetico, una volta in scena si eclissi con naturalezza.
Stampa specializzata e fan, infatti, ci mettono del loro per tessere intorno al disco in questione una marea di voli pindarici volti a promuovere o alla meglio giustificare l'ennesimo scempio operato dalla vergine di ferro che, è bene ricordarlo, non azzecca più un album dal 1988, quando per altro prese a consolidarsi seriamente l'epopea dello stracciamento di maroni da minutaggio allungato all'inverosimile.
Spulciando tra i maggiori magazine online dedicati all'hard & heavy la promozione più o meno risicata di Final Frontier è pressoché unanime:
  • Metal.it propone una doppia recensione, voti 5 (92 minuti di applausi per Alessandro Quero!) e 6;
  • Metalitalia voto 6,5;
  • Metallus ci propone una recensione priva di voto ma sostanzialmente positiva;
  • Truemetal voto 74/100;
  • Metallized recensione tripla con voti da un minimo di 70 a un massimo di 77/100;
A fronte di questi numeri viene da pensare che a buona parte del pubblico metal sarebbe necessaria una visita dall'ottorino...
Leggendo i commenti in calce alle recensioni quest'ipotesi diventa certezza, cementando il concetto di vacca sacra che fa da titolo a questo messaggio. Sono, infatti, convinto che, se al posto di Iron Maiden troneggiasse sul disco il nome Cagatorium, l'album in questione alla meglio sarebbe passato del tutto inosservato, piuttosto che balzare al primo posto delle classifiche spodestando tutte le puttane da chart che ammorbano il mercato discografico, ma ahimè, sono queste le storture che sì verificano quando un gruppo viene fatto assurgere da fan e stampa alla stregua di divinità, relegando il senso critico al dimenticatoio.
Metal e più in generale hard & heavy pullulano di questi casi, vedasi le carriere degli ultimi 15-20 anni di gruppi come Metallica, Slayer, Ozzy Osbourne Aerosmith, Bon Jovi, AC/DC, KISS ecc. autori di autentici scempi a cui è sempre stato teso un salvagente piuttosto che un sonoro cazziatone nella speranza che gli artisti di turno scendessero dal proprio dorato Olimpo per andare a zappare la terra.
Nel frattempo una gragnola di valide band ha continuato a volar basso, come hanno fatto gli Hirax:



fortuna che c'è ancora gente così in giro.

martedì 24 agosto 2010

No more entertainment

Uno dei prodotti più odiosi dei tempi moderni è senza dubbio la televisione.
Partorita in periodo pre-bellico sfruttando le geniali intuizioni che portarono alla realizzazione del tubo a raggi catodici, la TV, soprattutto nel secondo dopoguerra, s'è connotata come lo strumento prediletto per il controllo passivo delle masse, una volta manovrate perché ignoranti, ora marionette nelle mani di chi costruisce la realtà con ciò che viene mostrato a video.
In 50 anni abbondanti di trasmissioni, di puttanate ne sono state propinate a iosa, soprattutto con lo sdoganamento delle emittenti commerciali a partire dai primi anni '80 e l'imperversare, a livello politico-mediatico, dell'asse Craxi-Berlusconi.
Trend degli ultimi anni che mi sta particolarmente sugli zebedei è quello dei serial, soprattutto a tema medico e/o poliziesco.
Non erano, infatti sufficienti puttanate come Beverly Hills 90210, Melrose Place, Friends, Dawsons Creek, ecc a rincoglionire la percezione della gente, quindi avanti coi medici misogini che curano le patologie più del cazzo con intuizioni degne di Nikola Tesla, o tutori dell'ordine in ogni veste e salsa, sempre pronti a ricordarci quanto sono dalla parte del cittadino le forze del disordine, così umane nella quotidianità del singolo sbirro maritato, quanto inefficienti, deviate e devianti nei loro reali doveri, e spesso covo d'imboscati nella realtà dei fatti.
Eh sì, i vari CSI, Carabinieri, Distretto di Polizia e via discorrendo mi hanno proprio stracciato di maroni.
A loro dedico uno dei migliori pezzi composti dai Sodom:

sabato 21 agosto 2010

Odio la Sinistra

Per il post di quest'oggi non mi sono proprio sbattuto, limitandomi a un copia/incolla dal blog più seguito tra gli internauti italiani, di cui spesso condivido la linea di pensiero.

Odio la Sinistra,
odio la Sinistra dei cantori del nulla ideologico,
dei moralisti, degli intellettuali, dei filosofi
impegnata sempre a impartire lezioni.
Odio la Sinistra delle trattative sotto il tavolo,
degli inciuci, dei silenzi, delle votazioni in aula per l'indulto
e dell'assenza dall'aula per lo Scudo Fiscale.
Odio la Sinistra che ha trasformato l'opposizione in una caricatura,
la Sinistra autoreferenziale che non tollera nessuno alla sua sinistra e dialoga con mafiosi e piduisti.
Odio le ottusità e le furbizie della Sinistra, il distacco dagli operai, dai precari,
l'altezzosità dei suoi giornalisti maestri del pensiero unico.
Odio la Sinistra che ha dimenticato gli operai, i precari, i disoccupati,
la Sinistra dei sindacati scomparsi, quella degli inceneritori, dell'acqua privata,
del nucleare sicuro e dei parlamentari che maturano la pensione dopo due anni e mezzo.
Odio la Sinistra dei tesorieri di partito che incassa centinaia di milioni di rimborsi elettorali
e che organizza feste di partito tutto l'anno.
Odio la Sinistra che non è più comunista, né socialista e neppure socialdemocratica,
la Sinistra che candida De Luca in Campania e Carra in Parlamento e che elogia Tronchetti e Marchionne.
Odio la Sinistra che attacca in pubblico Berlusconi e che gli ha regalato televisioni,
ricchezza, impunità e che non ha mai fatto una legge sul conflitto di interessi,
la Sinistra che fa 10 domande su Noemi e la D'Addario per un'intera estate
e che per 15 anni non ne fa una sui mandanti della morte di Borsellino.
Odio la Sinistra che ha dimenticato Pasolini, Berlinguer, Pertini e che vuole riabilitare Craxi,
la Sinistra che se non sei di sinistra sei di destra e se sei di sinistra devi fare una coalizione delle forze progressiste.
Odio la Sinistra che si nutre di berlusconismo e di anti berlusconismo per sopravvivere,
la Sinistra che non discute mai di programmi,
ma di persone, avversari, equilibri, poltrone, percentuali di voto, candidati.
Odio la Sinistra della TAV, della base americana di Dal Molin e delle sue cooperative del cemento,
la Sinistra del "Lavoro, lavoro, lavoro!" di Fassino e sua moglie mantenuti in Parlamento da generazioni di italiani.
Odio la Sinistra dei consigli regionali in galera per tangenti, della Campania trasformata in discarica da Bassolino,
dei "termovalorizzatori" di Chiamparino, della spocchia dei funzionari di partito.
Odio la Sinistra dei richelieu da strapazzo che costruiscono alleanze e coalizioni nell'ombra.
Odio la Sinistra che, per non perdere voti, soffoca i movimenti dei cittadini nel suo recinto razionale e riformista
dove pascolano le vacche sacre con la barba bianca e, se non ci riesce, ne inventa di fasulli per occupare uno spazio politico.
Odio la Sinistra, così come la Destra, per la loro capacità di togliere ossigeno alle idee,
per la divisione dei cittadini in fazioni una contro l'altra armata con i politici a fare da arbitro,
per la distruzione della sola idea di un futuro.

Link originale

mercoledì 18 agosto 2010

L'ultimo saluto a "un grande statista"

Nella giornata di oggi è stata aperta al pubblico la camera ardente di Francesco Cossiga deceduto ieri, 17 agosto, a Roma.
Napolitano, tra i primi a visitare la salma questa mattina, ha definito l'ex picconatore della Repubblica "Un grande statista".
Anche noi blasfemi riteniamo di dover rendere l'estremo saluto all'ex braccio destro di Andreotti che tanto impegno profuse per la buona applicazione della strategia della tensione nell'Italia del secondo dopo guerra.
Questo è il nostro omaggio:

Missing in Action III


Come facilmente intuibile dall'immagine qui sopra, in questo terzo angolo del disperso andrò a parlare dei Testament.

Sono convinto che alla maggioranza degli ipotetici lettori, il soggetto sembrà del tutto fuori luogo perché incentrato su un gruppo acclamato e atteso in modo unanime da ormai 10 anni.

A guardare il primo decennio di carriera non ci sarebbe, in effetti, nulla da eccepire sull'operato della band di Billy e Peterson.

Tra l'87 e l'89, la formazione di Oakland da in pasto al pubblico tre album d'indiscutibile valore penalizzati esclusivamente da suoni mai all'altezza della qualità delle composizioni.

Nei primissimi anni '90 anche i Testament vengono travolti dal repentino cambio di rotta imposta dal mercato che si concretizza prima in Souls Of Black in cui s'evidenzia un grande mestiere, ma anche un certo calo d'ispirazione nei confronti dei tre precedenti album e poi nel controverso The Ritual, che tenta forzosamente di segnare il passo imposto dal Black Album dei Metallica senza tuttavia riuscirsi, soprattutto quanto a riscontro commerciale. Con il 1992 i Testament chiudono un'epoca, The Ritual è infatti l'ultimo album firmato dalla formazione originale del gruppo che nel giro di poco tempo sì sfalda perdendo Skolnick e Clemente.

Data praticamente per morta, la formazione si ripresenta inaspettatamente nel 1994 con un disco di caratura immane, Low, che è forse il più valido esempio di quella che poteva diventare il thrash riletto in chiave moderna, se l'abuso del sound dei Pantera non l'avesse fatta da padrone per tutta la prima metà degli anni '90.

Low segna, dunque, un punto di svolta per i Testament, che sì scrollano di dosso l'obbligo di darsi forzosamente alla melodia nel vano tentativo di rincorrere il conto in banca mostruosamente crescente dei four horsemen, imboccando una strada che nel corso della seconda metà dei '90, li porterà a lambire clamorosamente il death metal. La cosa è ben chiara ascoltando Demonic, misteriosamente snobbato dalla totalità del mercato nonostante un valore aggiunto e una freschezza apprezzabili ancora oggi.

A dispetto dell'ennesimo mancato riscontro dei grandi numeri, i Testament provano a puntare nuovamente al podio nel 1999 con The Gathering che questa volta centra l'obiettivo, merito anche della spinta promozionale prodotta dal reclutamento in formazione di Lombardo alla batteria e DiGiorgio al basso.

Il positivo riscontro di critica e mercato nei confronti di Gathering, però, non valse la pace dei sensi al gruppo, che a cavallo tra vecchio e nuovo millennio, fu falcidiato da notevole sfiga iniziata con la diagnosi di cancro al cervello per James Murphy, che tanto merito ebbe nella resurrezione dei Testament negli anni '90, e proseguita con un altro cancro, questa volta ai danni di Billy.

Per fortuna entrambi riuscirono a guarire dalla rispettiva malattia (grazie anche a numerose raccolte di fondi, altrimenti il sistema americano li avrebbe condannati a morte certa - vedi Schuldinier) ovviamente a discapito della produttività del combo che subì un'inevitabile battuta d'arresto e gli ennesimi cambi di formazione, tra cui spicca la dipartita di Murphy, che si affrancò definitivamente dal gruppo e più in generale dalla partecipazione attiva all'interno della scena metal.

Con lo scorrere degli anni e il dipanarsi di tutte le difficoltà, però, si facevano sempre più insistenti le indiscrezioni e l'attesa nei confronti del successore di Gathering che a conti fatti divenne il "Chinese Democracy" del metal. Infatti, fu necessario attendere il 2008 per ascoltare del nuovo materiale inedito dai Testament che sfruttarono l'occasione del revival con annesso ritorno di Skolnick per pubblicare, a mezzo Nuclear Blast, The Formation of Damnation un disco che s'è rivelato notevolmente sotto tono rispetto a quanto era lecito attendersi a seguito di tanto battage pubblicitario, lo dimostra il fatto che dopo un esordio col botto, pubblico e mercato lo hanno dimenticato velocemente, al punto che nei negozi di dischi lo si trova comodamente a 10€.

A due anni di distanza da quella pubblicazione, non s'intravede ancora nulla di nuovo all'orizzonte. Personalmente, mi auguro che i numerosi concerti cui i redivivi Testament sì sono dedicati, abbiano contribuito a ri-amalgamare il nucleo storico della band nella prospettiva di un nuovo disco, che sappia dare autentico spolvero al nome di un gruppo che non hai mai ceduto il passo a nessuna difficoltà, riuscendo a imporsi qualitativamente anche nei periodi più neri.

martedì 17 agosto 2010

Is only Death real?


Stimolato dall'analisi dell'intera discografia dei Death pubblicata su Metal.it, negli ultimi giorni ho diligentemente riascoltato tutta la produzione del gruppo di Schuldiner constatando (con poca sorpresa) che la mia opinione sull'operato del fu "Evil Chuck" è piuttosto cambiata rispetto all'epoca in cui mi confrontai per la prima volta con la sua musica.
Ai tempi del primo approccio coi Death ero ancora pivello e privo di conoscenza in ambito metal, quindi mi muovevo e valutavo col classico, grezzo, metro adottato da ogni (o quasi) nuova leva: "se suona più veloce e intricato è meglio". Dunque via a consumare quello che Schuldiner diede in pasto al pubblico da Human in avanti, poi il tempo passa, la percezione personale si smussa, affina e cambia. Ecco quindi che i dischi esaltanti di ieri, sviscerati per bene ora mettono a nudo soltanto un gran senso di freddezza e distacco, mentre gli album ai tempi bollati come "grezzi" per passare velocemente oltre, mostrano un fascino tutto particolare con la propria furia nichilista e qual cambio di ritmo buttato lì nel pezzo che vale più di tutte le divagazioni tecniche poste in essere dalla carrellata di mostri che si sono avvicendati alla corte di Chuck.
Rispetto dunque per la carriera del gruppo, che probabilmente è stato l'unico a far ciò che voleva dell'estremo, dando prima i natali a un genere per poi condurlo con naturalezza e semplicità verso orizzonti inesplorati, ma anche un po' d'amarezza per il progressivo venir meno di quella carica deflagrante che ammorbava pezzi come Baptized In Blood, Primitive Ways o Living Monstrosity in favore di una ricerca strumentale che a mio modo di vedere ha fornito al gruppo mezzi espressivi scarsamente districabili e d'impatto superficiale.
Poi oh... a me lo scream con cui Chuck ha lentamente monopolizzato le sue linee vocali non è mai piaciuto!

lunedì 16 agosto 2010

Saharan dream

Negli ultimi giorni mi è stato davvero difficile trovare una colonna sonora su cui far scorrere il tempo.
Sono incappato in tanti pezzi, in generi differenti, ma niente riusciva a tirarmi fuori dall'anima ciò che ha hanno smosso due giorni di pioggia battente e continua.
E adesso, osservando lo scorcio di mare che spunta tra i maledetti palazzi che vedo dalle mie finestre, mi sento un po' come un gabbiano impossibilitato a volare.
Morricone, però, forse riuscirebbe a levarmi da qui, e senza nemmeno tirar fuori un deca!


domenica 15 agosto 2010

Ferragosto.... in mìande !!!

Prendendo spunto dagli ultimi post del buon carbonizzato...
ecco un brano che rappresenta in pieno la mia attuale situazione mentale :

venerdì 13 agosto 2010

My last words

Come la scorsa notte, anche questa mattinata è fittamente battuta dalla pioggia scatenata da un cielo dalle tinte insolitamente lugubri e sinistre per la stagione attuale.
In questo momento un pezzo credo sia più azzeccato di qualsiasi altro:


Beate le ultime parole, che saranno sempre le prime!

lunedì 2 agosto 2010

Tunnel of love



E' questa la canzone su cui si muove la mia notte.
A ogni artista in grado d'imbracciare decentemente uno strumento ho sempre invidiato la capacità di descrivere così bene i sentimenti e gli stati d'animo in cui una persona s'imbatte nel corso della propria esistenza.
E' questo che più amo, e allo stesso tempo odio, della musica.

Estremo in senso lato

All'interno della musica moderna, il metal s'è sempre orgogliosamente proposto e ritenuto come la derivazione sonora estrema per antonomasia, sostanzialmente perché, quando nacque, c'era ben poco che potesse stargli dietro a livello d'impatto sonoro. Nessuno, infatti, aveva mai fatto tanto "casino" quanto i gruppi che diedero i natali all'heavy metal.
Tuttavia, col trascorrere dei decenni, le cose sono cambiate (basta pensare a come s'è evoluta la dance...) e considerare estremo un genere solo per come esce dalle casse dello stereo risulta un po' riduttivo.
Diventa, quindi, piuttosto interessante espandere l'orizzonte della questione considerando anche il messaggio (quindi il testo) che un brano va a veicolare.
Da questo punto di vista l'estremismo messo nero su bianco dal metal ha sempre avuto connotazioni abbastanza scontate, andando a parare più sui cliché scandalistici di facile presa sul pubblico (blasfemia fine a se stessa, immaginario horrorifico, morte in senso lato) che su una mirata demolizione della realtà contingente o di parte di essa (si pensi alla critica sociale o politica in gran parte assente nel genere - fatta eccezione per il thrash dove è comunque mantenuta sempre a livelli piuttosto generali -).
Per trovare liriche dotate di carica autenticamente estrema è quindi preferibile rivolgersi altrove, soprattutto se sì è alla ricerca di brani che sì cimentino nella costruzione d'una critica argomentata, sensata ed ironica della realtà (che è poi la vera essenza dell'estremismo di un testo, il cui obiettivo è stimolare il pensiero dell'ascoltatore e magari indurlo a scardinare o quanto meno distaccarsi da preconcetti e status quo propri della realtà in cui è calato).
A questa "causa" molto hanno offerto diversi cantautori italiani appartenenti ai generi più disparati.
Di seguito riporto una breve carrellata di pezzi che, nel messaggio, sono più "breaking the law" del 90% del metal pubblicato fino a oggi facendo proprio anche il merito di portare la poesia nella musica.

Enjoy!











PS: l'estesissimo pezzo di Gaber è forse quello che meglio condensa il mio discorso, ma è anche il brano più difficoltoso da assimilare perché richiede una conoscenza piuttosto approfondita dei fatti che hanno costruito la storia della Prima Repubblica di questo Paese.

domenica 1 agosto 2010

Liar

Il sabato si finisce quasi sempre a fare le stesse cose, soprattutto se si vive in una città caratterialmente angusta come la nostra.
Stessi luoghi, stessi itinerari, stesse emozioni, stessi discorsi che spesso parano sulle solite persone, che di frequente definiamo "conta musse".
Questo pezzo è dedicato a loro (con una punta di cattiveria che non fa mai male).