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Aggregatore d'analisi, opinioni, fatti e (non troppo di rado) musica.
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venerdì 31 dicembre 2010

Terrorismo a senso unico.


Al termine di un dicembre vissuto all'insegna dello sfascio, era necessaria la polemica internazionale di fine anno per tentare di coagulare, almeno momentaneamente, un Paese a pezzi come il nostro. Quale miglior argomento sì sarebbe potuto scovare se non quello del revival degli anni di piombo? Detto fatto, nel momento in cui non si poteva più propinare al pubblico la solfa di Berlusconi intento a raccattare voti alla Camera, di Fini che ha fatto la fine del trombato e della "opposizione" che ha cavalcato più maldestramente che mai la crisi politica e sociale (vedi studenti, trombati pure loro dall'unico personaggio con cui scelsero d'interloquire, Napolitano) si rispolvera un caso che ci perseguita da tempo immemore: Cesare Battisti e la sua estradizione.
L'ex membro dei PAC è, infatti, latitante da circa 30 anni a seguito di una condanna all'ergastolo per 4 omicidi.
Fin qui nulla di strano, a casa nostra è "normale" che un condannato difficilmente sconti la propria pena, soprattutto se non è un ladro di polli. A scavare un po' di più nella vicenda, partendo dalle parole di Eduardo Suplicy intervistato da Il Riformista, sembra però che Battisti, rispetto al contesto in cui si mosse a fine anni '70, fosse un personaggio decisamente meno determinante di quanto lo si faccia apparire ogni 3x2 con totale unanimità di ogni schieramento politico (qui sì entra un po' più nello specifico della questione e il quadro che ne emerge è piuttosto inquietante...).
Chissà perché, però, quando il processo per la strage di Piazza della Loggia sì chiuse senza nemmeno uno straccio di colpevole, pure tra gli esecutori materiali, non si vide alcuna levata di scudi da parte di nessun esponente politico di destra, centro e "sinistra" (Presidente della Repubblica compreso) a salvaguardia della giustizia e della tutela della società civile.
E' evidente che lo sdegno e la condanna devono rivolgersi sempre in un'unica direzione da seguire abbandonando ogni barlume d'obiettività, soprattutto nel momento attuale, in cui siamo preda di problemi realisticamente ben più gravi d'affrontare che la pericolosità (quanto meno amplificata) di un ex terrorista latitante.

giovedì 30 dicembre 2010

Play with Death ?!?

Ecco un ottimo risveglio mattutino... Il pezzo è si esaltante, ma, ahimè, il soggetto in questione, riesce a farmelo scadere :D

martedì 28 dicembre 2010

Pessimismo e fastidio...


"Festività pesanti, parenti stressanti :
Pessimismo e fastidio, fastidio e pessimismo..."

domenica 26 dicembre 2010

Musica di merda per gente di merda.

Se c'è una cosa che amo di me stesso è il senso critico che, a seconda dello stato d'animo del momento, s'esprime con calma, dignità e classe oppure cinismo e delicatezza degni di un Terminator. Questo è uno di quei casi in cui i panni del buon Schwarzy dei tempi andati mi stanno a pennello.
Oggi, infatti, sono qui per spendere due parole sul relativismo imperante nella musica commerciale dell'ultimo ventennio. E' con l'inizio dei '90, infatti, che il mercato discografico, per espandere i limiti della propria redditività, pensa di darsi allo sviluppo di un multiculturalismo che sì concretizza nel polpettone del peggio delle tre culture dominanti negli USA. Immaginate di prendere il classico fighetto bianco di buona famiglia (NON un w.a.s.p, sì badi bene!), insomma un borghesotto di Boston con parentela irlandese (per i capelli rossi e le lentiggini) poi impastatelo con la peggiore volgarità dei negri che hanno il santino di 2Pac in tasca e la cafonaggine mafiosa da chico messicano e otterrete uno dei tanti stronzi che, sempre più giovani, sono "scoperti" attraverso i canali più disparati e poi scritturati (= sfruttati) dalla major di turno per ammorbare classifiche e coglioni con una valanga di singoli del cazzo rilasciati a cadenza bimestrale (più puntuali della bolletta del gas dio cane!).
E' il caso dello stronzetto qui di seguito



in cui mi sono imbattuto seguendo meschinamente una delle imprescindibili "notizie" (Enzo Biagi sì rivolterebbe nella tomba!) piazzate in bella mostra sulla pagina principale di Yahoo!
Lo sto ascoltando anche in questo momento giusto per caricarmi ancora un po' di schifo e vergognarmi in prima persona dell'imbarazzante qualità artistica del pezzo, per non parlare del messaggio la cui banalità raggiunge vette autodistruttive che pensavo non potessero andare oltre le Spice Girls o Britney Spears.
Il teen pop-R&B-musica da negri del cazzo ecc è quanto di peggio abbia prodotto la massificazione del mercato anche agli under 18.
Quando m'imbatto in queste merdate senza confine, il desiderio di vedere incenerito il genere umano (o quanto meno il Nord America, patria più prolifica di tale pattume culturale) da un olocausto termonucleare, è grande. Poi, però, penso che sarebbe un peccato far perire una gemma di pianeta come il nostro per debellare la pochezza del suo peggiore abitante, finisco così per consolarmi sapendo che la Terra sopravviverà sempre all'uomo, mentre l'uomo non è in grado di sopravvivere nemmeno a se stesso.

mercoledì 22 dicembre 2010

L'insostenbile deumanizzazione dell'essere.

Nelle rare occasioni in cui non so come occupare il tempo (in futuro credo mi capiterà spesso), mi diletto a trovare risposte a quesiti dal senso impalpabile, oppure di poco conto.
Di recente, la questione che più ha tenuto banco nei discorsi con me stesso ha riguardato il "perché mi piace il death metal".
Ho impiegato parecchio a tirare fuori un ragionamento a sostegno della mia passione, soprattutto in un periodo in cui mi sento particolarmente legato al punk e al thrash per motivi prevalentemente riguardanti la contestazione sociale che, di questi tempi, m'infiamma più di quanto non sia mai successo.
Il giusto spunto è arrivato dall'odierno ascolto di Killing Music. L'ultima uscita dei Benediction è un superbo concentrato di ciò che ha reso il death un genere seminale, la cui essenza sì condensa nella trasposizione in musica della de umanizzazione, ovvero quella condizione di ritorno violento alle radici più ferine dell'uomo, quelle che richiamano la concezione più ancestrale dell'esistenza, concepita come sopraffazione dell'avversario e in grado di divenire catalizzatore d'ogni ferocia albergante nell'animo umano.
L'ascolto di un buon disco death è, quindi, veicolo di sfogo di tutti quegli atti violenti che la società civile (giustamente) punirebbe in sede penale.
E' su queste considerazioni che, riallacciandomi alla questione revival affrontata in passato, sono soddisfatto di ciò che il death metal ha riproposto nell'ultimo decennio, sia a livello di ritorni e redenzioni, sia di nuove leve. Per quel che riguarda il primo gruppo, indubbiamente la parte del leone è stata fatta dalla scena europea che ha espresso un livello qualitativo di prim'ordine grazie soprattutto a una ritrovata verve del trio di Stoccolma (Dismember, Grave, Unleashed) oltre che degli Asphyx, dei già citati Benediction e degli Unanimated che hanno riportato ai dimenticati fasti il death "melodico", per fortuna inteso entro i canoni stilistici dei Dissection più ispirati. Meno esaltazione, invece, in terra americana, dove partirono benissimo gli Obituary salvo perdersi immediatamente a seguito dell'ennesimo allontanamento di West dal gruppo, consegnando il testimone alla "tenuta" di Malevolent Creation e Cannibal Corpse e alla resurrezione di Kam Lee, che ritengo autore, insieme ai Benediction, della migliore uscita discografica del decennio (all'interno del death s'intende). Un paio di pezzi per capirsi meglio sono d'obbligo.





Strano ma vero, anche sul fronte delle nuove leve si registra del buono, butto li qualche nome tanto per stuzzicare la curiosità di qualche profano: Tribulation, Maim, Dead Congregation (manco a farlo a posta sono tutti europei!).

Bene, ora torno a rollare con Rick Astley, madonna che video imbarazzante!

lunedì 20 dicembre 2010

Qualcosa non quadra...

Salve a tutti, il clima natalizio dovrebbe renderci più buoni, ma siccome a noi morbosi questa festività, come si suol dire, "passa alta"... eccomi qui pronto a seminar zizzania.
Il post odierno riguarda un vecchio articolo, il quale afferma la presunta maggior intelligenza dei ragazzi che ascoltano heavy metal. Io non so su quali basi l'illustre dottor Cadwallader spari certe sentenze; nel mio piccolo, però, mi sono limitato a fare un breve resoconto, pensando a tutte le persone conosciute in questi anni di militanza nell'ambiente metal (brrrrr.....).
Bene, le cose sono due: o questa ricerca è stata "taroccata" da Steve Harris, oppure io sono terribilmente sfortunato. In tutto questo periodo, purtroppo, ho avuto a che fare con una valanga di "disperati casi umani" (lo sfigato alcolizzato, il depresso escluso da tutti, l'esibizionista senza personalità, per arrivare all'immancabile filantropo) sui quali potrei scriverci un libro di successo (se l'ha fatto Nicola Legrottaglie, non vedo perchè non dovrei farlo io!), tant' è vero che le persone di spessore si possono contare sulle dita di una mano... mutilata.
Inizio davvero a pensare che i vari luoghi comuni sui metallari siano tristi verità. D'altronde, provate a biasimarmi, ma, questi disgraziati confermano la mia tesi: nessuno dei due, infatti, corrisponde all'identikit di una persona sveglia.
Buon Natale.

E' schioppato Schioppa!



Ieri, un altro "Servitore dello Stato" (ve lo ricordate Cossiga?) ha lasciato questa valle di lacrime.
La chiamata è, infatti, giunta di soppiatto per l'ex braccio economico dell'ultimo governo Prodi, quel Tommaso Padoa Schioppa che divenne celebre per l'esortazione che rivolse a tutti i bamboccioni d'Italia, spronandoli ad abbandonare la sottana materna, ben guardandosi, però, dal porre in essere (insieme alla maggioranza di cui faceva parte) ogni intervento volto a combattere le situazioni oggettive che da 20 anni cementano i "giovani" in una convivenza forzata con la propria famiglia d'origine.
Di Schioppa, infatti, si ricorda SOLO il rigore amministrativo, leggasi il contenimento della spesa pubblica ottenuto, come da copione, ai danni delle fasce salariate, che da sempre sì sobbarcano il peso dei costi (e delle mangerie) del Paese mentre l'esercito delle partite iva, dei liberi professionisti e dei medi/grandi imprenditori marciano sulla strada dell'evasione fiscale denunciando annualmente redditi inferiori a quelli di un co.co.pro a 1000€ netti al mese.
Eh sì... anche io mi sento proprio in vena d'unirmi al cordoglio per questa perdita essenziale... come no...

FANCULO!

domenica 19 dicembre 2010

Facce da culo.


Come da prassi, a dicembre il Time incorona la Persona dell'anno. Per farla breve, la redazione del più quotato magazine di questo pianeta spulcia tra le personalità "in vista" a livello mondiale e piazza sulla propria copertina il faccione di quella che ritiene più rappresentativa per l'anno di turno che s'avvia a conclusione.
Quest'anno, l'onore (insomma -ndr-) è toccato a prezzemolino Mark Zuckerberg che s'è guadagnato il "prestigioso" riconoscimento grazie alla propria celeberrima creatura: Facebook.
Il lettore comune, quello che s'accontenta del tozzo di pane che guadagna e sopravvive in un mondo di facciata fatto d'aperitivi il venerdì sera, smartphone in tasca (così sembra una persona importante e pure uno che ne capisce di tecnologia) e Repubblica dall'edicolante la mattina, probabilmente condivide tale scelta, quelli che invece hanno ancora un briciolo di senso critico e visibilità della situazione (questi sì che sono termini da dirigente Cristo!!! -ndr-) sentenzieranno, a ragione, che questa è la naturale scelta che ci sì poteva aspettare dal mazagine maggiormente dedito a pubblicizzare principi ed interessi dell'establishment liberale americano.
I motivi alla base d'un giudizio simile sono presto detti: assegnare la palma di persona dell'anno a un soggetto che più d'ogni altro ha snaturato il DNA anarchico e privo di qualsiasi costrizione che contraddistingue da sempre la rete, per incanalarlo in un sistema chiuso in cui centinaia di milioni di sfigati o pirla (a seconda degli specifici casi) inseriscono tutti i propri dati personali, passando poi ore a pubblicare cazzate sul proprio profilo e spiando quello di centinaia di sedicenti "amici" su cui spettegolare, è indice, se non di coscienza truffaldina (tutti dovrebbero sapere che il nerd Zuckerberg è diventato miliardario vendendo alle agenzie pubblicitarie i dati ricavati dai profili degli utenti, quindi la loro riservatezza) quanto meno d'incapacità nel riscontrare cosa è o non è progresso per la popolazione e quindi per i propri diretti lettori, visto che il Time si propone e pubblicizza come la testata d'approfondimento per definizione a livello mondiale.
La scelta di piazzare la faccia di Zuckerberg su quella copertina risulta ancor più infame perché sul sito web del Time, a mezzo sondaggio, gli interessati alla faccenda avevano scelto come persona dell'anno Julian Assange, che avrebbe ben meritato il riconoscimento non solo per gli effetti prodotti dalla sua collaborazione con Wikileaks (che diciamolo, non ha rivelato proprio un cazzo di rivoluzionario, basti pensare alle quisquilie sui rapporti Berlusconi-Putin o sui conflitti in Aghanistan e Iraq) ma soprattutto per un passato personale di fatto inesistente che, almeno a me, fa venire molti dubbi sulla genuinità del suo impegno e porta alla mente pratiche accostabili a un massone piuttosto che un novello adepto della Glasnost.
Ancora una volta dunque, l'informazione vera, finisce sul banco d'un obitorio di periferia ammazzata dagli interessi di parte che in questi decenni sì salvaguardano facendo il lavaggio del cervello mediatico a una popolazione sempre più incapace di codificare i meccanismi alla base di una società che ti rende schiavo e contento.



Dedicata all'utenza dei "social network".

sabato 18 dicembre 2010

Berlusconi 666

- Isernia, 17 dic. - Il Governo ha ottenuto la fiducia per soli tre voti alla Camera, ma il presidente del Consiglio e' nella "assoluta certezza di portare a termine la legislatura". Silvio Berlusconi ai simpatizzanti del Pdl riuniti ad Isernia dice che "il Governo avra' nuovi apporti".
"Questo avverra' sottolinea - senza calcio mercato -. Hanno cercato di nascondere la nostra vittoria con la polemica artificiosa. Hanno sparso fango su tutto ben sapendo di mentire. Abbiamo i numeri per andare avanti - ha aggiunto Berlusconi - perche' e' impensabile fare ora una crisi di Governo. Chi ha voluto giocare allo sfascio sulla pelle degli italiani, e' stato sconfitto. E' fallito il ribaltone e la congiura di Palazzo".

La risposta è d'obbligo :

martedì 7 dicembre 2010

Riding free with the wind



Uno dei gruppi più insoliti (rispetto all'approccio del metallaro medio) che mi ha iniziato alla musica pesa sono stati i Running Wild.

Poco apprezzata e seguita al di fuori della propria terra natia, la formazione di Rolf Kasparek è l'unica che sia stata in grado di restarmi nel cuore, emozionandomi nel corso degli anni come la prima volta che ebbi l'occasione d'ascoltarli con questo pezzo.

Ciò che rende irresistibile alle orecchie del sottoscritto praticamente tutta la discografia dei tedeschi (gli unici episodi infelici all'interno della loro produzione sono Rogues En Vogue e, in misura minore, The Brotherhood) è in prima battuta l'imprinting sonoro imposto da Kasparek ad ogni composizione che porta la sua firma, in cui sono sapientemente uniti corposità ritmica, esecuzione incalzante, gusto melodico e una dose d'epicità che gente come i Manowar sì sogna ancora oggi.



In buona sostanza, i Running Wild stanno all'heavy, come i Sodom stanno al thrash (non solo tedesco).

Il mio apprezzamento nei loro confronti, tuttavia, non si ferma alla sola musica, ma anzi è forse più legato all'attitudine anarchica che ha accompagnato il gruppo a partire da brani come Victim Of States Power e, nel corso degli anni, s'è condensato nella narrazione del mondo piratesco, probabilmente inteso da Kasparek come l'universo concettualmente più anti-sistema della storia.

Questa caratteristica ha reso i Running Wild la formazione heavy più coerente e solida degli ultimi 20 anni. A cavallo della prima metà dei '90, infatti, mentre un po' tutte le formazioni si sputtanavano per sopravvivere in un mercato non più interessato al metal classicamente inteso, i Wild continuavano a pestare come al proprio esordio. I frequenti cambi di formazione, e la cristallizzaione creativa del gruppo attorno alla sola figura di Kasparek, però, hanno progressivamente impoverito la band che nella seconda metà degli anni 2000 ha subito un autentico tracollo creativo condensatosi negli ultimi due album, la cui totale mancanza d'animo ha mandato definitivamente sotto terra i Running Wild dopo un'esibizione nemmeno tanto esaltate al Waken del 2009.

Riposino dunque in pace i pirati, che hanno comunque lasciato ai posteri una decina d'album d'indubbio valore.

UHA!

mercoledì 1 dicembre 2010

Chi vive sperando...

In giorni in cui l'Italia va sempre più a rotoli, provo a confortarmi con le profetiche parole pronunciate da Mario Monicelli in una delle sue ultime interviste.


Il padre della commedia all'italiana (quella che metteva a nudo e dissacrava la società, non le cagate di Boldi/De Sica ecc.) esprime il punto di vista più schietto e spudoratamente reale che abbia ascoltato negli ultimi tempi in merito all'andamento della Penisola.
Il defunto regista non fa prigionieri; non sì limita, infatti, a demolire l'intera classe politica del nostro paese, ma rottama anche la base sociale, ormai marcia da (almeno) tre generazioni. Il plauso postumo che gli tributo, tuttavia, è per l'uso d'un termine sempre più inviso alla forma mentis del cittadino d'ogni categoria: rivoluzione.
Un termine sistematicamente rifuggito perché concentra in se tutto quello che si dovrebbe fare (e non si vuol fare) per cambiare le cose, a cominciare dal mettersi in gioco, cioè essere disposti a rischiare anche tutto pur di svegliarsi un giorno sotto un cielo diverso.
A questo proposito, sarei curioso di sapere cosa ne pensa Monicelli delle recenti proteste studentesche che, personalmente, mi auguro vengano sempre più frequentemente definite con orgoglio (prima di tutto da chi vi partecipa) rivolte!
E se ne vadano a ramengo i celerini, gente che giura fedeltà allo "Stato" ma s'impegna solo a far quadrato intorno alle istituzioni, preservandone gli esclusivi interessi!

martedì 30 novembre 2010

La Formula del successo ?!?!?

Quanti di voi, navigando quotidianamente nel web, si sono imbattuti in link del genere:
Lavoro Da Casa oppure Soldi Sicuri Subito???
Questi fantomatici siti gestiti da personaggi del calibro di Augusto Stroebli (un nome più deficiente non potevano trovarlo) e Francesco Soriani, entrambi illustri matematici filantropi desiderosi di fare arricchire il prossimo gratuitamente, ci propongono dei metodi infallibili per sbancare i Casinò on-line. E il metodo, manco a dirlo, riguarda il gioco della Roulette.
Si tratta dell'ennesima evoluzione di un sistema che non funziona...o meglio, funziona benissimo per i Casinò On-line che raccolgono un sacco di soldi da coloro che tentano la fortuna, invogliati da questo sistema.
Funziona discretamente anche per gli autori del sito: percepiscono una provvigione per ogni persona che riescono a far iscrivere al Casinò, cui sono evidentemente affiliati.
Scrivo questo post perché, ahimè, leggo di tanti poveracci disperati che ci sono cascati rovinandosi. Quindi... non commettete l'errore di farvi adescare da simili sistemi di guadagno: al giorno d'oggi è già difficile fare soldi lavorando, figuriamoci non facendo un cazzo!!!
E alla premiata ditta Stroebli/Soriani non posso far altro che dedicare questo pezzo:

lunedì 29 novembre 2010

Street of Genoa (Sabato 20 novembre 2010-CSOA Terra Di Nessuno-Genova)

Quando, a fine estate, venni a sapere della calata italica della mitica punk band Anti-Nowhere League (famosi ingiustamente solo per il brano "So What" coverizzato spesso dai Metallica in sede live) rimasi sorpreso ed estasiato, specialmente pensando che l'unica data nel Belpaese si sarebbe appunto svolta in quel di Genova.

"Wow" ho pensato "Finalmente una serata di pura ignoranza sonora, magari si risveglia in me l'entusiasmo per i concerti!!" (per chi non lo sapesse scemato negli ultimi anni, un po' per la scarsa qualità degli stessi, un po' per la fauna che puntualmente popola tali manifestazioni). L'entusiasmo, insomma era alto, amplificato anche dalla presenza della mia morosa, che, per l'occasione, si è sparata ben 400 km di viaggio!!!

Ma veniamo al dunque, la serata, meteorologicamente parlando, non è delle migliori: temperature rigide e una fastidiosa e persistente pioggia martellano la città, in più si aggiunge, all'ultimo momento, il clamoroso "culo" del compagno "Carbonizzato" (Mortacci tua!!!). Quindi, tra non poche bestemmie, eccoci davanti al CSOA Terra Di Nessuno: poche luci ,un cancello malandato ed un simpatico cane ci accolgono. Vedendo l'audience presente, abbiamo un terribile senso di deja vu: cambiano le toppe e i loghi sui chiodi, ma l'attitudine è la stessa... sporcizia, alcool e fumo la fanno da padrone (sia lodato Ian MacKaye), e, specialmente le figure di sesso femminile,fanno accapponare la pelle (va bene il motto "Punk's not dead" ma a tutto c'è un limite), tanto è vero che, li in mezzo, ci sentiamo quasi due modelli!!!Ringraziando Dio, non ho più capelli, quindi mi muovo senza rischi e, pagati i 10 euro di ingresso, ci posizioniamo sotto al palco, non prima però di aver dato un'occhiata alle varie distro presenti: pochi dischi e molto merchandising a dir la verità, tra le quali spiccano t-shirt cultose come quelle dei Negazione. Pian piano il posto si riempe e, con il classico ritardo, inizia il soundcheck: si notano subito dei suoni non proprio cristallini, soprattutto per quanto riguarda il basso, sparato inspiegabilmente ad un livello altissimo.

I savonesi 5MDR aprono le danze con il loro Punk oi! un po' dispersivo che ci lascia piuttosto indifferenti, se non fosse per la cover dei Nabat ("Nichilistaggio"???) che inizia un po' a scaldar l'ambiente.

Neanche i successivi romani Payback riescono a scuoterci più di tanto: hardcore moderno di stampo "niuiorchese" (Agnostic Front, SOIA, Madball) sicuramente potente ed incisivo, ma anche terribilmente noioso e ripetitivo.

Ma ecco le star della serata... introdotti dal classico suono di sirena di "Let's Break the Law"... gli Anti-Nowhere League! Animal (unico componente della formazione originale) è in ottima forma: inconfondibile coi suoi occhiali da sole e lo smanicato di pelle, ci regala tutti i classici della band: la mitica "I hate... people","Woman","Rocker" eseguite con grande tiro (come spesso accade per band reduci di quelli scena)e lo stage diving si spreca!!! Da sottolineare la prova del batterista, preciso e potente, e la somiglianza (fortunatamente solo estetica) del chitarrista con Zakk Wilde. La cosa strana è che suonano per una quarantina di minuti, poi scendono dal palco qualche istante,quindi ripartono e ci danno dentro per più di un'altra ora, eseguendo altre perle quali "We are the League", "Pig Iron"(molto Motorhead), la già citata"So What" e "Streets of London " che mandano in delirio i kids presenti (non scorderò mai un ragazzo al nostro fianco... sapeva tutti i testi a memoria!).

Purtroppo l'alcool inizia a fare le prime vittime, e ad un certo punto dell'esibizione, volano spintoni e parole grosse tra il pubblico, ma niente di grave. Così dopo quasi due ore il concerto volge al termine, lasciandoci pienamente soddisfatti.

La pioggia, invece, non ci abbandona e anzi, colgo l'occasione per ringraziare i due "vecchi punk rockers" che, molto gentilmente, ci hanno dato un passaggio in macchina nella vicina stazione di Genova Brignole, salvandoci da una sicura "nottata da bestie" dispersi nei campi del Lagaccio.

Long Live Punk, Long Live The League!!!

sabato 27 novembre 2010

La massima del giorno.

«Più le cose cambiano, più restano le stesse»

venerdì 26 novembre 2010

La massima del giorno.

Sarà un po' il clima che sì fa sempre più invernale, saranno le ottime notizie che ascolto in radio e leggo in rete, ma la voglia di tirare fuori una massima anche per questa giornata è venuta praticamente da se.
Questa volta prendo ispirazione da lui:


parafrasando la battuta con cui si chiude lo splendido Good Morning Vietnam.

"Se qualcosa è fatta bene in patria o all'estero, significa che il governo non ci ha messo le mani."

giovedì 25 novembre 2010

La massima del giorno.


"Il sole bacia i belli e secca le merde."

Provate a darmi torto!

mercoledì 24 novembre 2010

Italia di...

Oggi parliamo dell'argomento più in voga tra i salottisti, i pensatori bene e i filantropi di sto cazzo (in sintesi di tutta quella gente che non ha un cazzo da fare/a cui pensare durante la propria giornata -ndr-) presenti in questo Paese. No, non parleremo dei teatrini da pseudo prima repubblica che stanno facendo venire un travaso di bile all'uomo che ormai pensava d'essere diventato il secondo dittatore storico d'Italia, ma di qualcosa d'affine. Sono ormai tre settimane, infatti, che l'attenzione mediatica è puntata oltre che su giochi di palazzo, zoccole ecc. anche su un nuovo programma televisivo che in sole tre puntate ha fatto man bassa di tutti gli ascolti come non accadeva da tempi immemori. Mi riferisco a Vieni via con me co-ideato e diretto dalla coppia Fazio-Saviano.
Personalmente non sono rimasto particolarmente colpito dalla qualità del format in questione, che a mio modo di parere sì limita a ribadire concetti ormai triti e ritriti scadendo in ogni tipo di retorica rintracciabile nella coscienza di ogni cittadino italiano (me compreso).
Nei pochi momenti di lucidità che la stanchezza serale mi concede, dunque, ho ben pensato di provare a sviscerare le motivazioni alla base di un successo così eclatante imbattendomi nel punto di vista di Carlo Freccero (a giudicare dal suo curriculum un personaggio dentro alla questione -ndr-). Nel suo articolo, tra le altre cose, Freccero sostiene che la trasmissione di Fazio-Saviano "ha dei vizi formali: sconfina nella retorica, sfonda porte aperte, ripete fatti noti senza attingere a quel giornalismo d'inchiesta che aveva fatto di Gomorra una narrazione unica. I beni e i mali del Paese sono formalizzati in eventi che ripetono lo schema lento - rock di Celentano. Si attinge a un repertorio consolidato di "santini laici": Falcone, Eluana Englaro, Welby. Lo sguardo verso l'attualità non apporta nessun elemento di novità. Non c'è l'inchiesta dalle conseguenze clamorose. Non c'è l'approfondimento filosofico dei temi morali. L'attualità è ridotta ad elenchi, filastrocche, una sorta di Mantra ripetitivo, formalizzato ed organizzato come un ritornello. Ci sono cose profonde, comiche, superficiali, gravi, assurde. L'elenco ne omogenea l'impatto sul pubblico. Trasforma l'informazione in liturgia."
Impossibile esprimersi meglio in merito, tuttavia, l'aspetto più importante della sua opinione è condensata nelle ultime righe dell'articolo in cui trova senso la standing-ovation settimanale tributata a Vieni via con me.
"La forza di penetrazione di "Vieni via con me" sta proprio in questa apparente banalità e ripetitività. È un meccanismo che ha bisogno di tempo per funzionare, come ritornello di una canzone ha bisogno di tempo per fissarsi nell'inconscio del pubblico. I difetti formali che sono stati imputati a "Vieni via con me" sono in realtà i suoi punti di forza. Una liturgia non può essere nuova. Una liturgia ha bisogno di preghiere. E gli eventi funzionano con la cadenza rassicurante del rosario, con la forza della ripetizione. Per partire o ripartire si fa appello al mito. E un mito non può mai essere nuovo, originale, d'avanguardia."
Come credevo, dunque, anche questa trasmissione è l'ennesimo teatrino dei benpensanti, dove non s'è badato a scuotere la massa dalle fondamenta, demolendone le false credenze e facilitando il suo sviluppo come insieme compatto d'unità individualmente coscienti e pensanti. E del resto non poteva essere altrimenti, perché come cazzo sì fa a pretendere una critica seria al sistema da chi guadagna 2 milioni di € l'anno facendo TV (Fazio -ndr-), da chi non pronuncia nemmeno un nome di politico colluso con la mafia pur esponendo l'argomento in lungo e in largo (Saviano -ndr-), da quelli che per l'ennesima volta rendono voce dell'Italia le solite facce (Fini, Bersani, Bonino, Piano)???
Per farla breve, a casa nostra la mentalità democristiana del lamentarsi ma non troppo, del criticare ma non direttamente, del parlare per tutti e mai per se stessi, è viva e inossidabile come la permanenza in Parlamento del carissimo Andreotti Giulio!!!
Quindi, Italia di merda, come decantano molto sinteticamente i Cripple Bastards:

domenica 21 novembre 2010

Casualities of war


Il messaggio di quest'oggi s'ispira a una delle pellicole meno conosciute del cinema americano di fine anni '80 e al commento del fornicatore, che ha sottolineato la colpevole omissione di un nome che meritava attenzione nella disamina del fenomeno reunion: gli Anthrax.

L'idea iniziale era quella di cucire intorno al gruppo di Ian, Bello e Benante un capitolo della saga Missing in Action, 20 anni di carriera imbarazzante, però mi hanno condotto alla conclusione che i newyorkesi meritino maggiormente d'essere inseriti tra le vittime (consapevoli) delle "guerre" di mercato che si generano quando le major e i canali televisivi di settore decidono di traghettare la massa verso il consumo di sonorità differenti e incompatibili a quelle che fino a ieri avevano costituito la nervatura del mercato.

Ma andiamo con ordine. Gli Anthrax, come noto, fanno parte del quartetto di gruppi che per primi diedero forma al thrash metal, e nel corso degli anni '80 si cucirono addosso uno stile del tutto personale, fatto di brani pestati dalla cui ritmica, tuttavia, trapelava una concezione scanzonata del metal che li distingueva piuttosto facilmente dai colleghi, contribuendo a renderli una formazione di notevole seguito al punto da conquistare un contratto con la Island, ai tempi una major di tutto rispetto.

Il sodalizio tra gli Anthrax e la decenza fatta musica, perdurò fino ai primissimi anni '90, periodo in cui il gruppo arrivò in gran spolvero, soprattutto a livello mediatico, grazie alle massiccia promozione di cui goderono brani come Antisocial (by Trust) e la controversa Bring the noise.

Con il successo da grandi numeri, però, l'assetto della formazione subisce il secondo scossone dai tempi della sostituzione di Turbin (seminale sull'esordio dalle tinte marcatamente heavy/speed Fistful Of Metal), questa volta a marcare il passo è Belladonna al cui posto subentra John Bush, ai tempi disoccupato causa scioglimento degli Armored Saint.

Il carosello di pochezza artistica e umana comincia esattamente in questo periodo. Dal 1992 ad oggi, gli Anthrax misero in canna una serie infinita di rabbinate discografiche, volte a sfondare in un mercato monopolizzato prima dal groove metal/new thrash, che dimostrò poi d'essere pollaio esclusivo di Pantera e Machine Head, e successivamente dalla cloaca Nu-metal (che tanto deve alla citata Bring the noise). Manco a dirlo, i risultati di questi assalti furono fallimentari e i continui cambi di formazione con cacciate e reintegri di vecchi e nuovi membri (Belladonna e Bush si sono divisi tante di quelle silurate da diventare anch'essi degli zimbelli) hanno contribuito a rendere gli Anthrax una barzelletta fatta gruppo.

Di 4 dischi che seguirono a Persistence Of Time salvo soltanto la celeberrima Only.

Nella stessa misura non vale la pena perdere tempo a descrivere le disavventure inseguite dal gruppo nell'ultimo decennio, basti dire che gli Anthrax sono stati gli unici a non riuscire a saltare sul carrozzone delle revival thrash, pur venendo da un passato cui gran parte del pubblico metal è ancora legato e pur essendo in grado di galleggiare su contratti con etichette di tutto rispetto (l'ultima loro uscita era targata Nuclear Blast).

Per educazione concludo dicendo che l'unico tassello che manca alla carriera degli Anthrax è un dimesso requiem, poi, finalmente, il silenzio.

giovedì 18 novembre 2010

Il calcio...

E' diventato questo.

Spesso penso che l'uso più consono degli stadi l'abbia concepito Pinochet nei suoi "anni migliori". Peccato che lui ci infilasse la gente sbagliata...

mercoledì 17 novembre 2010

Justice for all.




A fronte di quanto verificatosi ieri a Brescia (link) penso che la totale assenza di giustizia che ammorba questo Paese andrebbe ufficialmente registrata nel folklore tradizionale italiano, con annessa regolare tutela da parte dell'UNESCO.
Per chi non lo sapesse (sicuramente la maggioranza di chi non ci legge -ndr-) ieri si è chiuso il processo per la strage di Piazza della Loggia, dove il 28 maggio 1974 una bomba uccise 8 persone e ne ferì altre 104 durante lo svolgimento di una manifestazione contro l'eversione nera, indetta dai sindacati e dal Comitato Antifascista nazionale.
Per l'ennesima volta, un processo penale volto a dipanare ed identificare esecutori e mandati di una delle tante stragi che ha insanguinato il secondo dopo guerra italiano, è finito con un buco nell'acqua.
La Corte d'assise di Brescia ha, infatti, assolto i 5 imputati per la strage, confermando che gli anni di piombo continuano ad essere interpretati in due modi marcatamente differenti a seconda del colore politico in causa. Se, infatti, il terrorismo rosso ha avuto la peggio nei confronti della società civile (sconfitta che sì è purtroppo portata dietro anche la morte della coscienza civica della cittadinanza, ma questo è un altro paio di maniche...), non si può fare la medesima affermazione nei confronti del terrorismo nero.
La mancata identificazione dei responsabili, quanto meno materiali, di 20 anni di stragismo, diventa ancora più asfissiante quando l'unica verità giuridica emersa dopo decenni d'indagini è il diretto coinvolgimento di alcuni tra gli organi più nevralgici dello Stato nelle stragi stesse.
Piazza Fontana, Piazza della Loggia, l'Italicus, Bologna, Ustica e via discorrendo sono la prova del fallimento della democrazia in questo Paese.
Una Nazione incapace di giudicare se stessa, di chiedere giustizia per la propria base fondante (la popolazione) è una Nazione marcia fino al midollo.
Dovremmo vergognarci, tutti.

"Justice is lost
Justice is raped

Justice is gone

Pulling your strings

Justice is done!
"

domenica 7 novembre 2010

La resa dei conti.


L'uscita di Omega Wave, nuovo disco dei Forbidden, simbolicamente ben si presta a chiudere il cerchio sul fenomeno che ha caratterizzato il primo decennio del nuovo millennio: le reunion.
A partire dal 2000, infatti, l'esaurirsi degli echi del power con gli spadoni e della musica da finti depressi (che, ahimè, non s'è ancora del tutto estinta...) ha portato al graduale ritorno sia di un congruo numero di formazioni smarritesi nei meandri degli anni '90, sia di sonorità che nel medesimo decennio furono date per morte.
Il genere sicuramente più squassato dall'onda del revival è senza ombra di dubbio il thrash, che ha registrato il ritorno all'ovile di tutte le formazioni appartenenti ai tempi andati e un rinnovato interesse da parte del mercato per l'old style, sia sotto forma di ristampa del 90% dei dischi presenti a catalogo nell'89, sia con la nascita di nuove formazioni votate ai più conservativi canoni del genere.
A fronte di quanto sopra, è naturale tirare le somme della situazione, quindi apriamo le danze!
Parto subito col dire che il genere non ci ha guadagnato poi molto da questa riesumazione. Per come la vedo io, le uscite che hanno dato autentico spolvero al thrash nell'ultimo decennio sono veramente poche, i dischi che mi vengono in mente in questo momento sono Tempo Of The Damned degli Exodus, The Evolution Of Chaos degli Heathen, i primi due album dei Toxic Holocaust e M-16 dei Sodom.
Di contro, invece, le uscite trascurabili e spesso inutili sì sono susseguite con ritmo a volte incalzante. E' il caso dei ritorni di Kreator, Destruction, Machine "puttane del metal" Head, Metallica, Annihilator e Slayer che puzzano d'artificiosità come pochi, ma anche di formazioni da cui era lecito aspettarsi molto, come i già citati Exodus e Sodom (post Tempo e M-16 -ndr-) entrambi dispersi nei meandri del relativismo e delle composizioni dilatate, dei Testament tornati dopo 10 anni di silenzio con un disco completamente privo di spirito e dei Necrodeth che sì sono progressivamente svuotati d'ogni capacità compositiva e tecnica (Peso cazzo sei diventato scandaloso!!!).
Il peggio del peggio, però, sono riusciti a confezionarlo solo Whiplash e Nuclear Assault, rispettivamente autori di un ritorno così pessimo che si può candidare senza problemi per il titolo di peggior album del decennio grazie a composizioni prive di qualsiasi spessore e filo logico. Sì tratta, senza mezzi termini, di due autentiche porcate!
Nonostante anche le nuove leve sì siano rivelate un fuoco di paglia (vedi Evile, Bonded By Blood ecc.) lo scenario non è solo merda. L'artificiosa voglia di sonorità vecchia scuola, ha avuto il merito di risvegliare la creatività di gruppi che non proponevano più nulla di valido da più di 15 anni. E' il caso di Megadeth e Overkill, che, rispettivamente con Endgame e Ironbound, hanno ridato spolvero a carriere su cui ero ormai pronto a porre la pietra tombale.
A livello nazionale, invece, non va dimenticata la resurrezione degli Schizo, che senza fare tanti proclami hanno messo in canna due album di pregevole spessore mostrando anche dal vivo un'incisività che non mi sarei mai aspettato.
A conclusione del discorso è spontaneo domandarsi se questa ventata di "vecchio" abbia avuto senso. Beh, a livello di progresso artistico no, perché quando sì finisce per riciclare cose già dette e scritte (per altro, in buona parte svuotate del senso che avevano ai propri tempi -sicuramente nessuno capisce a cosa faccio riferimento- ndr-) significa che sì è alla canna del gas. Di contro, però, la maggior parte delle declinazioni metal nate al termine del periodo d'oro del genere mi fanno cagare, quindi ben venga un po' di revival fatto bene anche in mezzo a tante uscite inutili, per farla breve è un po' la solita storia del bicchiere mezzo vuoto/mezzo pieno, la qualità di questi anni cambia a seconda del punto di vista, sempre legittimo, da cui se ne discute.
Giusto un dato lo valuto a prescindere in modo negativo, mi riferisco alla gente che rispolvera o sposa attitudini con cui non ha nulla a che fare, sfruttandole per trovare la propria collocazione all'interno della società, ne più ne meno di quanto fanno i fighetti che s'infarinano il naso il sabato sera nelle discoteche sognando di finire ad Amici facendo gli opinionisti alla Fabrizio Corona.

Fuck!!!

mercoledì 3 novembre 2010

Pa pa para para pa pa para!

Ormai lo fanno tutti, quindi per quale mistico motivo anche noi blasfemi non potremmo spicciolare un po' di politica (come per altro abbiamo già fatto - ndr -)?
Ovviamente, mi accingo a disquisire del giro di mignotte più o meno sotto i 18 anni che monopolizza da tempo l'attività di governo e conseguentemente la percezione che la politica italiana offre di se fuori dai palazzi del potere.
A seguire la linea qualunquista dei programmi di "approfondimento" in TV, finiremmo a interrogarci, per altro senza giungere a risposta definitiva (visto che siamo il paese del relativismo assoluto) sulla convenienza o meno dello stile di vita del primo ministro italiano, piuttosto che sottolineare le quotidiane ingerenze dell'esecutivo nei confronti degli altri organi dello Stato che, è bene precisarlo, non gli sono sottoposti (i capi di governo telefonano in questura e dettano direttive al puffo di turno solo nelle dittature...).
In merito al fatto, quindi, tutti sì sono limitati a mette sotto i riflettori l'azione "personale" del presidente del consiglio, ormai palesemente sullo scranno di Montecitorio per sistemare i propri affari, ma s'è glissato sul secondo protagonista di queste vicende.
Va da se, infatti, che uno sfondato di soldi, per mettere in piedi un'ammucchiata, necessita della materia prima, leggasi figa di qualità e in quantità. Una volta, diciamo fino a 20 anni fa più o meno, si pensava che la ragazza di facili costumi elargisse le proprio prestazioni per necessità o sfruttamento, non a caso ancora oggi si sente spesso nominare la parola "tratta" in merito alla prostituzione, gli attuali scandali, tuttavia, sottolineano un consistente cambiamento in quell'assetto. Oggi, a vendere il proprio corpo non c'è più solamente la sfortunata di un altro paese, ma uno stuolo d'indigene provenienti, alla peggio, da quel che rimane della classe operaia.
Parlo di ragazze che tirano pompini e aprono le gambe non per mangiare, ma perché il loro sogno è entrate al Grande Fratello (agevolo il link) dio cane!
Bazzicando tra Badoo e Myspace, Facebook e Netlog si contano a migliaia i profili di puttanelle più o meno libertine la cui ragione di vita è mostrare il proprio aspetto fashion al mondo e "lavorare nella moda" (sfilando, mica a cucire vestiti, quello devono farlo i cinesi), quindi perché non sì dice che Berlusconi è pieno di mignotte in casa anche perché una marea di attuali ragazze sono delle gran puttane e questo lo si deve a generazioni di genitori che hanno fallito il proprio mestiere delegandolo alle emittenti dello stesso B. la cui passione per la figa già si notava ai tempi di Drive-In ed era ben conosciuta quando gli 883 erano ancora degli sbarbatelli (vedasi il testo di Sei uno sfigato)?
E' ormai diventato di moda fare politica citando i decadimenti morali di uno o dell'altro schieramento (Marrazzo ce lo ricordiamo no?), ma tutti si dimenticano che una coscienza morale collettiva questo paese non l'ha mai avuta, altrimenti non saremmo dei puttanieri con la fede al dito, degli assassini col crocefisso al collo e degli evasori fiscali che la domenica vanno in chiesa a sentire la predica di vecchi decrepiti obesi e carichi di soldi, cui fanno l'obolo nel cestino trasportato dalla solita vecchia che è stata mantenuta per 40 anni dal marito operaio!!!
Per tutto questo, ci meriteremmo d'essere cancellati dalla faccia dell'universo domani mattina sotto una pioggia di atomiche!

domenica 31 ottobre 2010

Stop The Slaughter !!!



"Thousand of animals are killed in the laboratories
Only for the prophet made by careless businessmen
Animals are equal so take the first step to freedom
Liberate all laboratory animals
If you want freedom take the first step
Liberate the animals Stop the slaughter
For how long will the animals get exploited in the name of progress
We have to stand up and fight for the animals rights"

Non cè bisogno di traduzione...

venerdì 29 ottobre 2010

Il cielo è sempre più blu?

Se fosse ancora in vita, oggi, Rino Gaetano avrebbe compiuto '60 anni.
Purtroppo per la società e la musica, Gaetano è morto ad appena 30 anni schiantandosi contro un autoarticolato in via Nomentana a Roma, non prima d'aver lasciato ai posteri un congruo numero di pezzi di grande valore sociale.
In merito alla sua musica e ai messaggi che intendeva veicolare, Gaetano nel '78 si espresse con queste parole:

"Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni! Che, grazie alla comunicazione di massa, capiranno cosa voglio dire questa sera! Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale!"

A guardare l'andamento del Paese, e dei giovani soprattutto, è difficile dire se abbia avuto ragione, tuttavia, la forza e attualità dei suoi testi non sono stati minimamente scalfiti dal tempo.

Di seguito il suo pezzo più famoso (che tanti pirla credono appartenga a Giusy Ferreri).


Un grande!

venerdì 22 ottobre 2010

No Future !!!

L'ultima telefonata con la morosa ha riportato alla mia mente un argomento piuttosto spinoso : il lavoro e la scarsa fiducia nel futuro: io ho passato i trent'anni, più di dieci di oneroso lavoro alle spalle e nulla tra le mani... mah, sarò forse io che vedo negativo, ma basta semplicemente guardarsi intorno per capire:
i contratti a tempo indeterminato sono un'utopia , per non parlare dei 1200 euro al mese.
E non vedo case di proprietà e possibilità di mantenere figli. Non vedo giovani che realizzano i propri sogni, facendo esattamente quello che piace loro e per cui hanno studiato. Non vedo occhi soddisfatti per la vita che sono riusciti a costruirsi.
Purtroppo però ho gli occhi pieni di ragazzi che si arrangiano, e se proprio hanno avuto le palle di tagliare il cordone da mamma e papà, si fanno il culo per pagare uno straccio d'affitto; ho gli occhi affollati di persone che sgomitano per avere un contratto a progetto in un call center a 400 euro al mese.Vedo 35enni avere figli,ed essere licenziati "perchè non possono più adempiere le loro mansioni nell'azienda",e non esser più certi di poter dare loro tutto quello di cui avranno bisogno. Oppure laureati in lettere fare gli operai non essendo sicuri di avere una pensione (altro argomento dolente...)
E allora mi chiedo...tu,che mi guardi dall'alto e continui a credere che tra due anni avrai un lavoro e sarai felice, e che ti offendi se ti faccio notare che forse sei troppo ottimista... in che diavolo di mondo vivi?
Forse in quello dei soldi che ti dà il papi...

Dopotutto,come dice il Silvio nazionale, in Italia non possiamo lamentarci, "va tutto bene" !!!

martedì 19 ottobre 2010

Whisky o Whiskey?

In queste languide notti d'autunno ormai inoltrato le note di Whiskey in the jar, con la propria ritmica suadente e il testo nichilista e decadente mi paiono la colonna sonora più azzeccata, magari in compagnia di un cicchetto di Lagavulin.
Agevolo il pezzo (ben reso dai Metallica nell'ormai lontano 1998) e brindo alla salute di tutti quelli che sollevano il calice per gusto e non per dimenticare l'inutile vita che conducono (come le fringuelle denutrite del video).



PS: piacevole questo suono meno "pastoso" rispetto ad altri che s'ascoltano, per il medesimo brano, su YouTube.

UHA!

giovedì 30 settembre 2010

California Dreamin'

Passano i decenni, il mondo va più o meno a puttane, ma l'inossidabile mito della California non subisce logoramento alcuno.
Ci pensavo qualche giorno fa sentendo in radio uno degli ultimi singoli della sciacquetta discografica di turno, mi riferisco a Katy Perry e la sua California Gurls



che va a rispolverare il sempreverde mito della gnocca californiana infilandoci dentro una partecipata del mollicone Snoop Dog, per fortuna tolto dalle balle nella versione del brano dedicata alle emittenti radiofoniche.
Dicevo sempreverde mito perché la celebrazione delle donne pascolanti per la west coast ci tartassa dal lontano 1965, quando i Beach Boys esaltavano le californiane con un singolo che ha fatto storia



in quegli anni, però, gli USA probabilmente non erano ancora il paese d'obesi che abbiamo sotto gli occhi da più di due decenni...
In base a questa considerazione, pezzi come quello di Katy Perry mi sembrano ancora più fuorvianti... sarà mica che gli americani ci tengono così tanto a dimostrare d'essere ancora "avanti" in qualche settore di facile presa generale, perché in realtà sanno benissimo d'essere diventati una nazione con le pezze al culo come tutte le altre, in pieno stile "gigante dai piedi d'argilla"?
Secondo me sì, e personalmente un po' ci godo...

domenica 19 settembre 2010

Due settimane da dio

Le ultime due settimane sono state d'un intensità senza precedenti, un overdose costante di passione, ma ora che tutto è finito ho bisogno di trovare un pezzo che vada a sigillare questi istanti dentro di me.

Pur conoscendo tanta roba, queste situazioni mi mettono sempre un po' a disagio, perché gli eventi vissuti sono sempre così sfaccettati e pregni d'emozioni differenti, da risultare difficilmente sintetizzabili in pochi minuti di d'armoniche distorte.

A questo giro vado quindi a parare sul pezzo che ha direttamente fatto da colonna sonora a quegli istanti, in cui pioggia e sole splendente sì sono alternati con tanta naturalezza, fermo restando il mio stato d'animo, sempre al di sopra d'ogni cosa.


Trattasi del brano d'apertura del debut dei Poison datato 1986.

La canzone di quei "simpatici" travestiti (ho sempre odiato il look dei gruppi glam, secondo me sputtanava al 90% la qualità della musica che proponevano) è un autentico inno alle proprie aspirazioni, tutto sommato un condensato del miglior "american dream" che calza a pennello per uno come me che a giorni alterni ha le tasche piene della propria vita o del mondo che osserva intorno a se.

sabato 11 settembre 2010

09/11/xxxx

Non sapendo come meglio spendere gli ultimi 3 minuti di questo 11 settembre 2010, ho ben pensato di tessere qualche riflessione su questa data.
Negli ultimi 9 anni, questo giorno è stata monopolizzato dal cordoglio più o meno unanime per quanto sì verificò nel 2001 a New York e Washington.
A livello personale, preferisco "celebrare" questa ricorrenza ricordando in prima battuta l'11 settembre 1973 che vide andare in fumo buona parte delle speranze di quanti sognavano l'avvento di un po' di socialismo serio nell'emisfero occidentale e solo dopo silenziare mente e cuore ricordando le immagini delle Torri Gemelle che si sbriciolavano in diretta TV, aprendo le porte a un decennio che sarebbe riduttivo definire nero.
Di quel giorno ricordo il sole battente, come fosse agosto, ricordo il cd di Dookie prestatomi da un amico (che non ho più visto...), ricordo un periodo personalmente di merda che in quella giornata pareva allargarsi al mondo, che pensionò con facilità estrema il fare "happy" che aveva pervaso gli anni '90, il decennio dei sogni borghesi, dell'ultima dance decente, delle boy band e della nascita di tanto Hard & Hevy di merda (ci faremo uno speciale, tranquilli! - ndr -), della morte di Faber, della new economy che imbambolò generazioni poi risvegliatesi nell'incubo del precariato, nel mito del cellulare, all'inseguimento del proprio quarto d'ora di celebrità (grazie Andy per questa massima tanto calzante!) che ora si conquista sulla pagine dei social network, dove tutti sono amici ma nessuno si conosce, dove il senso dell'essere è completamente andato a puttane in favore dell'apparire, un apparire che ci è costato caro, perché il mercato impone un prezzo a ogni cosa, compreso lo stile di vita che si regge sulle puttanate che ingrassano le tasche di chi siede agli scranni che contano. Ecco, quindi, che ci si inventa la mussa dei cazzutissimi terroristi che sbriciolano a mo di demolizione controllata due grattacieli dati per indistruttibili e un'ala del Pentagono, per convincere un intero emisfero che la democratizzazione dell'infedele è vitale, salvo finire, come da copione, a essere carne da macello sacrificata agli interessi dei fabbricanti d'armi e dei petrolieri che, con la complicità di un presidente mongoloide, hanno messo sul lastrico la prima economia mondiale per riempire le proprie tasche, senza parlare degli scempi provocati nei teatri di guerra...
Tanti applausi agli Yankee quindi, ma anche a noi europei che gli siamo andati dietro invece di farci i cazzi nostri, magari pensando a riformare uno sviluppo economico che non si regge più sui propri piedi dagli anni '70 e c'intrappola in un'esistenza da produci/consuma/muori (che però sembra piacere a tutti, iPhone docet! - ndr -).
Oggi più che mai, quindi, vivo l'11 settembre come un giorno sì di lutto, ma non per l'orgoglio americano e la "cultura" occidentale, quanto per un sistema che, coscientemente, ha sacrificato aspirazioni e sogni di tutti sull'altare del profitto e ora cerca di risolvere la situazione mascherando la merda sotto il volto nero dell'attuale presidente americano che il grande Totò avrebbe sicuramente salutato con questi toni:

mercoledì 1 settembre 2010

Un piccolo sfogo

A LESSON FOR ALL THE LAME SHIT THAT NOWADAYS WILL BE RELEASED UNDER THE NAME HARDCORE PUNK :




venerdì 27 agosto 2010

Le vacche sacre del metal


E' uscito un nuovo album dei Maiden? Girando i negozi di dischi (non mi riferisco alle vetrine virtuali di eMule caproni!!!) parrebbe di sì. Gli Eddie sono, infatti, tornati a pullulare un po' ovunque, insieme alla canonica virulenta diffusione di magliette e ogni altra sorta di gadget degna del peggior merchandise dei KISS che, mortacci loro, ci hanno abituati alle peggio puttanate "legate" (un paio di palle - ndr -) alla musica!
Dicevo dei Maiden, che nell'anno del vostro signore 2010 sono tornati a tediare le poche orecchie ancora non intasate dal cerume con il solito mattonazzo da 76 minuti, tanto per dimostrare di non aver ancora capito, a 50 anni suonati, che la prolissità di un album non è prerogativa della sua qualità, e che i pezzi estesi se li possono permettere in pochi e loro non sono mai stati, o quasi, tra questa cerchia di eletti. Se lo show del ridicolo terminasse qui ci sarebbe poco altro d'aggiungere; per tornare coi piedi per terra sarebbe, infatti, sufficiente segare le gambe al disco e chiuderla lì, ma è puerile pensare che il patetico, una volta in scena si eclissi con naturalezza.
Stampa specializzata e fan, infatti, ci mettono del loro per tessere intorno al disco in questione una marea di voli pindarici volti a promuovere o alla meglio giustificare l'ennesimo scempio operato dalla vergine di ferro che, è bene ricordarlo, non azzecca più un album dal 1988, quando per altro prese a consolidarsi seriamente l'epopea dello stracciamento di maroni da minutaggio allungato all'inverosimile.
Spulciando tra i maggiori magazine online dedicati all'hard & heavy la promozione più o meno risicata di Final Frontier è pressoché unanime:
  • Metal.it propone una doppia recensione, voti 5 (92 minuti di applausi per Alessandro Quero!) e 6;
  • Metalitalia voto 6,5;
  • Metallus ci propone una recensione priva di voto ma sostanzialmente positiva;
  • Truemetal voto 74/100;
  • Metallized recensione tripla con voti da un minimo di 70 a un massimo di 77/100;
A fronte di questi numeri viene da pensare che a buona parte del pubblico metal sarebbe necessaria una visita dall'ottorino...
Leggendo i commenti in calce alle recensioni quest'ipotesi diventa certezza, cementando il concetto di vacca sacra che fa da titolo a questo messaggio. Sono, infatti, convinto che, se al posto di Iron Maiden troneggiasse sul disco il nome Cagatorium, l'album in questione alla meglio sarebbe passato del tutto inosservato, piuttosto che balzare al primo posto delle classifiche spodestando tutte le puttane da chart che ammorbano il mercato discografico, ma ahimè, sono queste le storture che sì verificano quando un gruppo viene fatto assurgere da fan e stampa alla stregua di divinità, relegando il senso critico al dimenticatoio.
Metal e più in generale hard & heavy pullulano di questi casi, vedasi le carriere degli ultimi 15-20 anni di gruppi come Metallica, Slayer, Ozzy Osbourne Aerosmith, Bon Jovi, AC/DC, KISS ecc. autori di autentici scempi a cui è sempre stato teso un salvagente piuttosto che un sonoro cazziatone nella speranza che gli artisti di turno scendessero dal proprio dorato Olimpo per andare a zappare la terra.
Nel frattempo una gragnola di valide band ha continuato a volar basso, come hanno fatto gli Hirax:



fortuna che c'è ancora gente così in giro.

martedì 24 agosto 2010

No more entertainment

Uno dei prodotti più odiosi dei tempi moderni è senza dubbio la televisione.
Partorita in periodo pre-bellico sfruttando le geniali intuizioni che portarono alla realizzazione del tubo a raggi catodici, la TV, soprattutto nel secondo dopoguerra, s'è connotata come lo strumento prediletto per il controllo passivo delle masse, una volta manovrate perché ignoranti, ora marionette nelle mani di chi costruisce la realtà con ciò che viene mostrato a video.
In 50 anni abbondanti di trasmissioni, di puttanate ne sono state propinate a iosa, soprattutto con lo sdoganamento delle emittenti commerciali a partire dai primi anni '80 e l'imperversare, a livello politico-mediatico, dell'asse Craxi-Berlusconi.
Trend degli ultimi anni che mi sta particolarmente sugli zebedei è quello dei serial, soprattutto a tema medico e/o poliziesco.
Non erano, infatti sufficienti puttanate come Beverly Hills 90210, Melrose Place, Friends, Dawsons Creek, ecc a rincoglionire la percezione della gente, quindi avanti coi medici misogini che curano le patologie più del cazzo con intuizioni degne di Nikola Tesla, o tutori dell'ordine in ogni veste e salsa, sempre pronti a ricordarci quanto sono dalla parte del cittadino le forze del disordine, così umane nella quotidianità del singolo sbirro maritato, quanto inefficienti, deviate e devianti nei loro reali doveri, e spesso covo d'imboscati nella realtà dei fatti.
Eh sì, i vari CSI, Carabinieri, Distretto di Polizia e via discorrendo mi hanno proprio stracciato di maroni.
A loro dedico uno dei migliori pezzi composti dai Sodom:

sabato 21 agosto 2010

Odio la Sinistra

Per il post di quest'oggi non mi sono proprio sbattuto, limitandomi a un copia/incolla dal blog più seguito tra gli internauti italiani, di cui spesso condivido la linea di pensiero.

Odio la Sinistra,
odio la Sinistra dei cantori del nulla ideologico,
dei moralisti, degli intellettuali, dei filosofi
impegnata sempre a impartire lezioni.
Odio la Sinistra delle trattative sotto il tavolo,
degli inciuci, dei silenzi, delle votazioni in aula per l'indulto
e dell'assenza dall'aula per lo Scudo Fiscale.
Odio la Sinistra che ha trasformato l'opposizione in una caricatura,
la Sinistra autoreferenziale che non tollera nessuno alla sua sinistra e dialoga con mafiosi e piduisti.
Odio le ottusità e le furbizie della Sinistra, il distacco dagli operai, dai precari,
l'altezzosità dei suoi giornalisti maestri del pensiero unico.
Odio la Sinistra che ha dimenticato gli operai, i precari, i disoccupati,
la Sinistra dei sindacati scomparsi, quella degli inceneritori, dell'acqua privata,
del nucleare sicuro e dei parlamentari che maturano la pensione dopo due anni e mezzo.
Odio la Sinistra dei tesorieri di partito che incassa centinaia di milioni di rimborsi elettorali
e che organizza feste di partito tutto l'anno.
Odio la Sinistra che non è più comunista, né socialista e neppure socialdemocratica,
la Sinistra che candida De Luca in Campania e Carra in Parlamento e che elogia Tronchetti e Marchionne.
Odio la Sinistra che attacca in pubblico Berlusconi e che gli ha regalato televisioni,
ricchezza, impunità e che non ha mai fatto una legge sul conflitto di interessi,
la Sinistra che fa 10 domande su Noemi e la D'Addario per un'intera estate
e che per 15 anni non ne fa una sui mandanti della morte di Borsellino.
Odio la Sinistra che ha dimenticato Pasolini, Berlinguer, Pertini e che vuole riabilitare Craxi,
la Sinistra che se non sei di sinistra sei di destra e se sei di sinistra devi fare una coalizione delle forze progressiste.
Odio la Sinistra che si nutre di berlusconismo e di anti berlusconismo per sopravvivere,
la Sinistra che non discute mai di programmi,
ma di persone, avversari, equilibri, poltrone, percentuali di voto, candidati.
Odio la Sinistra della TAV, della base americana di Dal Molin e delle sue cooperative del cemento,
la Sinistra del "Lavoro, lavoro, lavoro!" di Fassino e sua moglie mantenuti in Parlamento da generazioni di italiani.
Odio la Sinistra dei consigli regionali in galera per tangenti, della Campania trasformata in discarica da Bassolino,
dei "termovalorizzatori" di Chiamparino, della spocchia dei funzionari di partito.
Odio la Sinistra dei richelieu da strapazzo che costruiscono alleanze e coalizioni nell'ombra.
Odio la Sinistra che, per non perdere voti, soffoca i movimenti dei cittadini nel suo recinto razionale e riformista
dove pascolano le vacche sacre con la barba bianca e, se non ci riesce, ne inventa di fasulli per occupare uno spazio politico.
Odio la Sinistra, così come la Destra, per la loro capacità di togliere ossigeno alle idee,
per la divisione dei cittadini in fazioni una contro l'altra armata con i politici a fare da arbitro,
per la distruzione della sola idea di un futuro.

Link originale

mercoledì 18 agosto 2010

L'ultimo saluto a "un grande statista"

Nella giornata di oggi è stata aperta al pubblico la camera ardente di Francesco Cossiga deceduto ieri, 17 agosto, a Roma.
Napolitano, tra i primi a visitare la salma questa mattina, ha definito l'ex picconatore della Repubblica "Un grande statista".
Anche noi blasfemi riteniamo di dover rendere l'estremo saluto all'ex braccio destro di Andreotti che tanto impegno profuse per la buona applicazione della strategia della tensione nell'Italia del secondo dopo guerra.
Questo è il nostro omaggio:

Missing in Action III


Come facilmente intuibile dall'immagine qui sopra, in questo terzo angolo del disperso andrò a parlare dei Testament.

Sono convinto che alla maggioranza degli ipotetici lettori, il soggetto sembrà del tutto fuori luogo perché incentrato su un gruppo acclamato e atteso in modo unanime da ormai 10 anni.

A guardare il primo decennio di carriera non ci sarebbe, in effetti, nulla da eccepire sull'operato della band di Billy e Peterson.

Tra l'87 e l'89, la formazione di Oakland da in pasto al pubblico tre album d'indiscutibile valore penalizzati esclusivamente da suoni mai all'altezza della qualità delle composizioni.

Nei primissimi anni '90 anche i Testament vengono travolti dal repentino cambio di rotta imposta dal mercato che si concretizza prima in Souls Of Black in cui s'evidenzia un grande mestiere, ma anche un certo calo d'ispirazione nei confronti dei tre precedenti album e poi nel controverso The Ritual, che tenta forzosamente di segnare il passo imposto dal Black Album dei Metallica senza tuttavia riuscirsi, soprattutto quanto a riscontro commerciale. Con il 1992 i Testament chiudono un'epoca, The Ritual è infatti l'ultimo album firmato dalla formazione originale del gruppo che nel giro di poco tempo sì sfalda perdendo Skolnick e Clemente.

Data praticamente per morta, la formazione si ripresenta inaspettatamente nel 1994 con un disco di caratura immane, Low, che è forse il più valido esempio di quella che poteva diventare il thrash riletto in chiave moderna, se l'abuso del sound dei Pantera non l'avesse fatta da padrone per tutta la prima metà degli anni '90.

Low segna, dunque, un punto di svolta per i Testament, che sì scrollano di dosso l'obbligo di darsi forzosamente alla melodia nel vano tentativo di rincorrere il conto in banca mostruosamente crescente dei four horsemen, imboccando una strada che nel corso della seconda metà dei '90, li porterà a lambire clamorosamente il death metal. La cosa è ben chiara ascoltando Demonic, misteriosamente snobbato dalla totalità del mercato nonostante un valore aggiunto e una freschezza apprezzabili ancora oggi.

A dispetto dell'ennesimo mancato riscontro dei grandi numeri, i Testament provano a puntare nuovamente al podio nel 1999 con The Gathering che questa volta centra l'obiettivo, merito anche della spinta promozionale prodotta dal reclutamento in formazione di Lombardo alla batteria e DiGiorgio al basso.

Il positivo riscontro di critica e mercato nei confronti di Gathering, però, non valse la pace dei sensi al gruppo, che a cavallo tra vecchio e nuovo millennio, fu falcidiato da notevole sfiga iniziata con la diagnosi di cancro al cervello per James Murphy, che tanto merito ebbe nella resurrezione dei Testament negli anni '90, e proseguita con un altro cancro, questa volta ai danni di Billy.

Per fortuna entrambi riuscirono a guarire dalla rispettiva malattia (grazie anche a numerose raccolte di fondi, altrimenti il sistema americano li avrebbe condannati a morte certa - vedi Schuldinier) ovviamente a discapito della produttività del combo che subì un'inevitabile battuta d'arresto e gli ennesimi cambi di formazione, tra cui spicca la dipartita di Murphy, che si affrancò definitivamente dal gruppo e più in generale dalla partecipazione attiva all'interno della scena metal.

Con lo scorrere degli anni e il dipanarsi di tutte le difficoltà, però, si facevano sempre più insistenti le indiscrezioni e l'attesa nei confronti del successore di Gathering che a conti fatti divenne il "Chinese Democracy" del metal. Infatti, fu necessario attendere il 2008 per ascoltare del nuovo materiale inedito dai Testament che sfruttarono l'occasione del revival con annesso ritorno di Skolnick per pubblicare, a mezzo Nuclear Blast, The Formation of Damnation un disco che s'è rivelato notevolmente sotto tono rispetto a quanto era lecito attendersi a seguito di tanto battage pubblicitario, lo dimostra il fatto che dopo un esordio col botto, pubblico e mercato lo hanno dimenticato velocemente, al punto che nei negozi di dischi lo si trova comodamente a 10€.

A due anni di distanza da quella pubblicazione, non s'intravede ancora nulla di nuovo all'orizzonte. Personalmente, mi auguro che i numerosi concerti cui i redivivi Testament sì sono dedicati, abbiano contribuito a ri-amalgamare il nucleo storico della band nella prospettiva di un nuovo disco, che sappia dare autentico spolvero al nome di un gruppo che non hai mai ceduto il passo a nessuna difficoltà, riuscendo a imporsi qualitativamente anche nei periodi più neri.

martedì 17 agosto 2010

Is only Death real?


Stimolato dall'analisi dell'intera discografia dei Death pubblicata su Metal.it, negli ultimi giorni ho diligentemente riascoltato tutta la produzione del gruppo di Schuldiner constatando (con poca sorpresa) che la mia opinione sull'operato del fu "Evil Chuck" è piuttosto cambiata rispetto all'epoca in cui mi confrontai per la prima volta con la sua musica.
Ai tempi del primo approccio coi Death ero ancora pivello e privo di conoscenza in ambito metal, quindi mi muovevo e valutavo col classico, grezzo, metro adottato da ogni (o quasi) nuova leva: "se suona più veloce e intricato è meglio". Dunque via a consumare quello che Schuldiner diede in pasto al pubblico da Human in avanti, poi il tempo passa, la percezione personale si smussa, affina e cambia. Ecco quindi che i dischi esaltanti di ieri, sviscerati per bene ora mettono a nudo soltanto un gran senso di freddezza e distacco, mentre gli album ai tempi bollati come "grezzi" per passare velocemente oltre, mostrano un fascino tutto particolare con la propria furia nichilista e qual cambio di ritmo buttato lì nel pezzo che vale più di tutte le divagazioni tecniche poste in essere dalla carrellata di mostri che si sono avvicendati alla corte di Chuck.
Rispetto dunque per la carriera del gruppo, che probabilmente è stato l'unico a far ciò che voleva dell'estremo, dando prima i natali a un genere per poi condurlo con naturalezza e semplicità verso orizzonti inesplorati, ma anche un po' d'amarezza per il progressivo venir meno di quella carica deflagrante che ammorbava pezzi come Baptized In Blood, Primitive Ways o Living Monstrosity in favore di una ricerca strumentale che a mio modo di vedere ha fornito al gruppo mezzi espressivi scarsamente districabili e d'impatto superficiale.
Poi oh... a me lo scream con cui Chuck ha lentamente monopolizzato le sue linee vocali non è mai piaciuto!

lunedì 16 agosto 2010

Saharan dream

Negli ultimi giorni mi è stato davvero difficile trovare una colonna sonora su cui far scorrere il tempo.
Sono incappato in tanti pezzi, in generi differenti, ma niente riusciva a tirarmi fuori dall'anima ciò che ha hanno smosso due giorni di pioggia battente e continua.
E adesso, osservando lo scorcio di mare che spunta tra i maledetti palazzi che vedo dalle mie finestre, mi sento un po' come un gabbiano impossibilitato a volare.
Morricone, però, forse riuscirebbe a levarmi da qui, e senza nemmeno tirar fuori un deca!


domenica 15 agosto 2010

Ferragosto.... in mìande !!!

Prendendo spunto dagli ultimi post del buon carbonizzato...
ecco un brano che rappresenta in pieno la mia attuale situazione mentale :

venerdì 13 agosto 2010

My last words

Come la scorsa notte, anche questa mattinata è fittamente battuta dalla pioggia scatenata da un cielo dalle tinte insolitamente lugubri e sinistre per la stagione attuale.
In questo momento un pezzo credo sia più azzeccato di qualsiasi altro:


Beate le ultime parole, che saranno sempre le prime!