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venerdì 20 aprile 2018

Mercato mondiale contro capitale finanziario. La sfida futura

Nella contesa Stati Uniti - Cina e Stati Uniti - Russia spesso gli analisti considerano i fattori solo dal lato occidentale. Errore. Il cambio di paradigma intercorso nell’ultimo decennio post crisi mette all’ordine del giorno altre questioni.

Innanzitutto l’Occidente ha risposto alla crisi del 2007 continuando e perpetuando la pratica del capitale produttivo di interesse, carta su carta garantita dalle banche centrali che, secondo il FMI, ha portato ormai a dei livelli di indebitamento insostenibili. Carta che divora sempre più economia reale a cui si risponde con la guerra e con il seguito di indebitamento.

Nel frattempo gli USA hanno perso in questo decennio la sfida asiatica non entrando, se non minimamente, nella crescita del continente asiatico e non beneficiando del boom di queste economie. Il perché è dovuto al fatto che nell’ultimo quarantennio ha distrutto capacità industriale e non ha al momento possibilità di ricrearla, avendo un sistema scolastico ed universitario iperliberista che impedisce la formazione adeguata di decine, se non centinaia di milioni di lavoratori qualificati.

Nel mentre la Cina contribuisce alla crescita mondiale per il 30% e l’Asia per un altro 30%. Il 60% della crescita viene dall’Asia e la Cina si pone come capofila e calamita di questo impetuoso progresso. Il progetto della via della seta sta inoltre portando i suoi frutti: la Cina diminuisce gli investimenti in occidente e aumenta dell’81% gli investimenti lungo la rotta asiatica della via della seta, per un valore lo scorso anno di 49 miliardi di dollari. Inoltre la trasformazione industriale cinese, con Made China 2025, puntando sull’alta qualità dell’offerta e sull’innovazione tecnologica, porta ad un trasferimento industriale di produzioni a basso valore aggiunto lungo il tracciato asiatico, contribuendo all’industrializzazione del continente e all’intreccio della catena del valore con la Cina.

Il processo è talmente inarrestabile al punto che nel 2017 l’interscambio cinese con i paesi Asean ha raggiunto il valore di 500 miliardi di dollari, quando quello con gli Usa, definito prioritario dagli osservatori occidentali, è pari a 600 miliardi di dollari.

L’interscambio cinese con i paesi asiatici raggiunge progressi annui del 20%. Nel giro di pochissimo tempo scavalcherà quello con gli Usa. Delocalizzazione ed industrializzazione dei paesi asiatici portano alla nascita di una classe media alternativa a quella occidentale: l’interconnessione infrastrutturale di questo continente grazie alla via della seta accelera i processi di costruzione delle marxiane condizioni generali della produzione, che portano a livelli massimi in poco tempo la produttività totale dei fattori produttivi e da qui, tramite la diffusa reflazione salariale, alla nascita di un vastissimo mercato.

Dal centro, dalla Cina, dopo aver delocalizzato produzioni, si accelera il processo di urbanizzazione di centinaia di milioni di persone a cui viene dedicato un primo assaggio di welfare. Ancora gli effetti non si fanno sentire, ma, ad esempio, a partire dal 2020, ci saranno due medici pubblici ogni 1000 abitanti e la sanità raggiungerà profili di servizio universale.

La potenza del processo innescherà la liberazione di masse enormi di risparmio che saranno indirizzati ai consumi e al mercato interno, di modo che, se dal 2007 ad oggi, l’apporto dell’export sul pil è passato dal 30 al 18%, dal 2020 vi sarà un’enorme processo di riduzione del rapporto. A quel punto la Cina sarà un vasto mercato interno auto-alimentantesi che trascinerà l’Asia, l’America Latina e l’Africa. Sarà sempre più il centro del mercato mondiale. Tant’è vero che i cinesi non si preoccupano dell’export ma dell’aumento dell’interscambio, salito nel primo trimestre di quest’anno del 9,4%. A sua volta, tale processo porterà, con la connessione della via della seta, ad un aumento della classe media in Asia. A quel punto il sistema asiatico sarà chiuso, si autoalimenterà e innescherà processi di accumulazione indipendentemente da eventuali esportazioni verso l’occidente. Sarà il sistema Asia, con al centro la Cina. Un nuovo mercato mondo alternativo all’occidente che influenzerà i continenti latino americano e africano.

Lo scontro nei prossimi anni sarà tra questo sistema di mercato mondiale basato sull’economia reale e su accumulazione capitalistica e il sistema del capitale produttivo di interesse dell’occidente basato sull’indebitamento.

Non a caso Trump vuole rientrare in gioco con il TPP asiatico. E’ li il mercato del futuro, l’Occidente, se non cambia rotta, è destinato a contribuire alla crescita mondiale per una percentuale irrisoria. Come in parte sta già succedendo. E la Russia nel frattempo guarda sempre più a est...

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Potere al Popolo: ma chi ha detto che non c’è?!

C’è chi diceva: “non vi voto perché siete solo un cartello elettorale, vi scioglierete dopo le elezioni”.

Altri giustamente diffidenti: “non vi conosco, non so che fate”.

Be’, date un attimo uno sguardo qui. Fate vedere questo post a chi non crede che il cambiamento sia possibile, a chi è rassegnato e pensa che nessuno lotti.

In questo mese e mezzo passato dalle elezioni non ci siamo fermati un attimo. Centinaia di assemblee, iniziative di piazza, sostegno alle lotte, attività mutualistiche, apertura di sedi... Ma anche in prima linea contro la guerra, per i diritti di curdi e palestinesi.

Perché per noi la politica è passione quotidiana, ma anche sguardo al mondo, perché Potere al Popolo non è un partito che si sveglia ogni 5 anni e ti viene a chiedere il voto, ma uno strumento nelle mani degli oppressi, di quelli che ne hanno bisogno di cambiare la propria condizione.

Nei prossimi 5 giorni ci saranno 35 iniziative in tutta Italia, dal profondo Sud al profondo Nord. E siamo sicuri che altre ci sfuggono... Venite a farvi un giro, partecipate!

Altrimenti ci troverete in tutte le piazze del 25 aprile e del 1° maggio!

Siamo ancora piccoli e pieni di imperfezioni, ma vogliamo allargarci, strutturarci sempre meglio, crescere, essere utili alle classi popolari, alle lavoratrici e ai lavoratori, ai giovani.

Vogliamo portare avanti e realizzare un’altra idea di Italia.

Un’Italia dove la ricchezza non sia nelle mani di pochi, ma sia ben distribuita. Dove si lavori tutti e meno. Dove ci sia un’idea di sviluppo avanzato ed ecologico, dove paesaggio e cultura siano tutelati più dei capitali e delle borse azionarie. Dove le persone cooperino e ci sia rispetto, non guerra fra poveri e nazioni.

Non è impossibile riuscirci. Dipende solo da te!

A breve altre informazioni su appuntamenti nazionali: abbiamo in serbo un po’ di sorprese!

MARANO: 19 Aprile

Presentazione “e ora Potere al popolo” con Viola Carofalo

https://www.facebook.com/events/161979354513432/

TERNI: 19 aprile

Cena di autofinanziamento e assemblea

https://www.facebook.com/poterealpopoloterni/photos/a.2103675869644325.1073741829.2090067991005113/2115308441814401/?type=3&theater

PERUGIA: 19 aprile

Presidio Assemblea per la Pace

https://www.facebook.com/events/1649790038392099/

FIRENZE: 19 aprile

Ue: unione dei popoli o diktat del capitale?

https://www.facebook.com/events/208187946442565/

VERONA: 19 aprile

Campagna contro il pareggio di bilancio

https://www.facebook.com/events/214397049319824/

CAVA DE’ TIRRENI: 19 aprile

Assemblea Cittadina

https://www.facebook.com/events/1469588806486473/

PISA: 19 aprile

Fermiamo il Fiscal Compact!

Seminario di Autoformazione sulle Leggi di Iniziativa Popolare

https://www.facebook.com/events/157487748256466/

VERCELLI: 19 aprile

Assemblea “indietro non si torna”

https://www.facebook.com/events/217829705616493/

ROMA: 19 aprile

Confronto sulla scuola

https://www.facebook.com/events/614311908915862/

AREZZO:19 aprile

La Nuova Legge Toscana a favore dell’agricoltura contadina

https://www.facebook.com/events/1387237611381263/

TIVOLI: 19 aprile

Racconti di Vita quotidiana nella Palestina occupata

https://www.facebook.com/events/2067803383502895

REGGIO CALABRIA: 20 aprile

No War – Presidio Informativo

https://www.facebook.com/events/915379281955278/


PISA: 20 aprile

Biciclettata per i diritti dei palestinesi

https://www.facebook.com/events/596812040653135/

ARCORE: 20 aprile

Per andare tutt* avanti, assemblee itineranti!

https://www.facebook.com/events/1882727082029107/

FIRENZE: 20 aprile

Mutualismo è lotta! – Aperitivo + Dibattito

https://www.facebook.com/events/159094418120809/

VERONA: 20 aprile

Costruiamo i Gruppi di Acquisto Popolare!

https://www.facebook.com/events/438633516575556/

CAPUA: 20 aprile

Domani Un Giornale Fuorilegge: la resistenza in Terra di Lavoro

https://www.facebook.com/events/2045506955697432/

FAENZA: 20 aprile

Sit in contro la guerra

https://www.facebook.com/events/820654651468728/

ROMA: 20 aprile

Proiezione “Fino in fondo. Sula lotta operaia in Sulcis”

https://www.facebook.com/events/236154403617258/

ROVIGO: 20 aprile

Difendiamo il confederalismo democratico del Rojava

https://www.facebook.com/events/141248716715702/

MARANO: 21 aprile

Ieri Oggi E Sempre Liberazione
https://www.facebook.com/events/1830671443893409/

ORISTANO: 21 aprile

Assemblea cittadina

https://www.facebook.com/events/2125499811025538/

CIAMPINO: 21 aprile

Presentazione di “La gabbia dell’Euro” di Domenico moro

https://www.facebook.com/events/864416247079913/

SAVONA: 21 aprile

Assemblea cittadina

https://www.facebook.com/events/171812856719860/

FORMIA: 21 aprile

Assemblea territoriale di Potere al Popolo sud pontino

https://www.facebook.com/events/1056822534458727/

VENEZIA: 21 aprile

Presidio contro la guerra in Siria

https://www.facebook.com/events/142140056628014/

REGGIO CALABRIA: 22 aprile

Assemblea Organizzativa

https://www.facebook.com/events/1263710810428765/

RIMINI: 22 aprile

Potere al Popolo presenta “Binxêt – Sotto il Confine”

https://www.facebook.com/events/1984058935176772/

NUORO: 22 aprile

Assemblea territoriale

https://www.facebook.com/events/235520007006648/

PERUGIA: 22 aprile

Cena Popolare di Autofinanziamento

https://www.facebook.com/events/840688096115911/

PRATO: 23 aprile

Assemblea: Nella Memoria l’esempio, nella Resistenza la pratica!

https://www.facebook.com/events/950469485135625/

MOLFETTA: 23 aprile

Assemblea cittadina

https://www.facebook.com/events/1796944137267743/

TORINO: 23 aprile

Gruppo mutualismo: prima riunione!

https://www.facebook.com/events/166926027303123/

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Il dietrologo Cucchiarelli “coinvolto” nei “misteri del caso Moro”

Facendo questo mestiere, sappiamo che di refusi e incidenti ne possono capitare tutti i giorni. A noi come ai “grandi sopravvalutati” delle redazioni importanti.

Alcuni incidenti sono molto divertenti, tutti sono rivelatori di una qualcosa probabilmente ignoto anche a chi lo commette.

Quello accaduto a Edoardo Frittoli, giornalista cui il settimanale Panorama aveva commissionato un pezzo sui comunicati emessi delle Brigate Rosse durante la “campagna di primavera” del ‘78, è quasi da manuale. La “rivelazione”, qui, sta nell’indicare non soltanto un modo di lavorare frettoloso (è anche un nostro problema, non lo neghiamo), quanto e soprattutto l’incistarsi nel cervello di alcuni nomi-topos che vengono fuori quasi senza doverci pensare. Tantomeno documentarsi.

Cos’è successo?

Arrivato al punto del falso comunicato n. 7, quello relativo al lago della Duchessa come improbabile tomba di un Aldo Moro che era ancora in vita e dunque del tutto salvabile. E’ noto anche agli scemi che il comunicato era falso e lo poteva capire anche un non addetto ai lavori (“differisce dagli altri comunicati per molti aspetti, a partire da quello sintattico lessicale, ai contenuti, all’italiano incerto che lo allontanava dai messaggi ritrovati sino ad allora. Era inoltre molto più breve degli altri e non conteneva i soliti slogan conclusivi”); sorvolando sul banale dato empirico per cui quel lago, d’inverno, è irraggiungibile (solo d’estate ci si può arrivare a piedi, fino a 1.800 metri).

Ciò nonostante gli “esperti” d’allora lo giudicarono “autentico”. Chiedersi il perché di una toppa così clamorosa sarebbe interessante. In fondo, negli anni successivi si è venuto a sapere che l’autore di quel bidone era tale Tony Chichiarelli, un non troppo abile falsario vicino alla banca della Magliana. Perché mai un “personaggetto” del genere avrebbe dovuto farsi venire l’idea di costruire un falso sull’evento che inchiodava tutta Italia ormai da un mese? La banda della Magliana era notoriamente vicina ai fascisti e ai servizi segreti, dunque non è illogico supporre che quel falso fu commissionato da qualcuno “in alto” che voleva vedere le reazioni del paese alla notizia della morte di Moro; e magari far capire a tutti che non c’era alcuno spazio per una trattativa vera.

Non è dunque illogico immaginare che anche gli “esperti” radunati dall’allora ministro dell’interno, Francesco Cossiga, fossero dell’inner cicle dei “servizi” e che quindi abbiano “autenticato” il pastrocchio per ordine di scuderia.

Frittoli non si allarga a immaginare tanto – ricordiamo che già ai tempi il settimanale Panorama era considerato largamente “collaborativo” con gli stessi “servizi” – e si limita a ricordare l’autore del falso.

Solo che a questo punto, senza andare a ricontrollare i documenti disponibili anche online, gli scatta il nome-totem e scrive “Paolo Cucchiarelli” al posto del defunto Tony Chichiarelli.

Sarebbe un refuso tra tanti, innocuo e non troppo divertente, se il Cucchiarelli non fosse uno dei “dietrologi” che da decenni si applicano con zelo alla falsificazione storico-giornalistica del sequestro Moro.

Qui, in effetti, la risata è esplosa con assoluto godimento.

Diversa deve essere stata la reazione del Cucchiarelli, ovviamente, che ha potuto per un attimo assaggiare il sapore del veleno che i dietrologi sono soliti spargere sulle rovine della memoria storica. Uno come lui, “coinvolto” da un autorevole settimanale nei “misteri del caso Moro”, mio dio...

Il pezzo è stato presto corretto, probabilmente dopo qualche telefonata preoccupata. Ma ai nostri lettori possiamo comunque offrire il catch screen del “refuso”.

A cosa serve? A capire un po’ meglio come funziona il pessimo giornalismo applicato alla Storia. E come, su una vicenda chiave della storia italiana, si proceda bellamente come se fosse una telenovela riscrivibile all’infinito e a piacere. O a capocchia.

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Cuba - Diaz Canel: “In questa legislatura non c’è posto per la restaurazione capitalista

Il nuovo presidente cubano Miguel Diaz-Canel, nel suo primo intervento ha ribadito la continuità della Rivoluzione Cubana: “Il mandato dato dal popolo a questa legislatura è di continuare la Rivoluzione Cubana in un momento storico cruciale e nel quadro dell’attualizzazione del modello economico”.

Miguel Diaz-Canel, è stato eletto con 603 voti sui 604 dell’Asemblea Nacional del Poder Popular.

Nel suo primo discorso come presidente del paese, Diaz-Canel ha anche sottolineato il ruolo del Partito Comunista di Cuba (PCC), come garante dell’unità necessaria agli abitanti dell’isola.

Diaz Canel, 57 anni, fino ad oggi primo vicepresidente, ha assicurato la continuità del processo rivoluzionario cominciato il 1º gennaio 1959, a partire da forze guerrigliere appoggiate dalla popolazione e la lealtà di un esercito che “non smetterà mai di essere il popolo in uniforme”.

Inoltre, ha affermato che Cuba non farà concessioni contro la sua sovranità ed indipendenza, né negozierà principi o accetterà condizionamenti. “Non cederemo mai davanti a pressioni o minacce. I cambiamenti che saranno necessari li seguirà decidendo il popolo sovranamente”, ha sottolineato reiterando la sua fiducia in tutti i cubani il cui appoggio, ha ribadito, è fondamentale per affrontare le sfide che si presenteranno: “In questa legislatura non ci sarà posto per coloro che aspirano a una restaurazione capitalista. Difenderemo la Rivoluzione e continueremo a perfezionare il Socialismo”.

Sulle relazioni con gli Usa e la politica internazionale, Diaz Canel ha annunciato che “Affronteremo le minacce del potente vicino imperialista. Qui non c’è spazio per una transizione che ignori o distrugga l’eredità di tanti anni di lotta. A Cuba, per decisione del popolo, c’è spazio soltanto per continuare con il lavoro della Rivoluzione, senza paure o passi indietro, ha aggiunto il neo presidente di Cuba, sottolineando che Cuba sarà sempre disposta a dialogare con coloro che lo facciano con rispetto e reciprocità.

“Siamo Cuba, cioè resistenza, gioia, creatività, solidarietà e vita. Nessuna nazione ha resistito tanti anni senza cedere all’assedio economico, commerciale, militare, politico e mediatico come quello affrontato da noi”. Diaz Canel ha poi sottolineato che: “All’estero c’è un mondo che ci guarda con più domande che certezze. Per troppo tempo e nei peggiori modi gli stranieri hanno ricevuto il messaggio sbagliato che la Rivoluzione sarebbe finita con i suoi guerriglieri. Giuriamo di difendere fino all’ultimo respiro questa Rivoluzione Socialista e Democratica degli umili, con gli umili e per gli umili che la generazione storica ha vinto sulla spiaggia di Playa Giron 57 anni fa e ce la consegna imbattuta adesso, fiduciosa che sapremo onorarla, portandola così lontana e ponendola così in alto come loro hanno fatto, fanno e faranno ancora,” ha affermato Diaz-Canel.

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“Operaio di 69 anni” muore sul lavoro, ma si fa finta di niente

I lanci di agenzia sono sempre un po’ prudenti. E i giornali che li ricopiano si guardano bene dal cogliere aspetti sgraditi all’editore, per quanto evidenti.

Prendiamo dunque questa notizia di ieri:
Un operaio di 69 anni, Emanuele Di Paola, è morto in via Fortuna a Palermo cadendo da un’altezza di 8 metri. L’uomo, insieme al figlio, stava lavorando sul tetto in una palazzina quando ha perso l’equilibrio ed è caduto sull’asfalto. E’ morto sul colpo. Le indagini sono condotte dai carabinieri.
Notate niente di strano? Nessun particolare che dovrebbe far scattare nella testa di un giornalista l’allarme tipico del mestiere (“cazzo, questa è grossa!”)?

Beh, a noi sembra proprio che “un operaio di 69 anni” sia una frase che contiene un problema gigantesco, visto che persino con la “riforma Fornero” si va in questo momento in pensione a 66 anni e 7 mesi.

Che ci faceva un operaio di quell’età in cima ad un tetto? Non stava lavorando per se stesso, a quanto pare. Non è insomma il classico incidente di un padrone di casa anziano che si mette a riparare da solo qualcosa nella o sulla sua abitazione.

E’ certo, a legislazione vigente, che il povero Di Paola stessa lavorando in nero, come accade in larga parte dell’edilizia e non solo nel Sud. Chi lo ha “assunto” (parola grossa, senza contratto e con salario a giornata) ha commesso svariati reati. E’ presumibile quindi che l’operaio stesse cercando di arrotondare il reddito rappresentato da una pensione particolarmente magra, perché a quell’età non si va in giro per tetti se non costretti dal bisogno più stringente. Ma per l’informazione mainstream è tutto “normale”; una notizia così la si relega in taglio basso nelle pagine di cronaca locale, a fianco degli incidenti stradali occasionali.

Quando scriviamo che il progetto delle classi dominanti è “dovete morire prima, possibilmente sul lavoro” non scherziamo affatto. Non è una battuta esagerata scritta o detta per fare un po’ di scena.

E’ proprio così. Noi ci limitiamo a registrarlo. E a lavorare – con l’informazione e l’intervento sociale/politico – per mettere fine a questo progetto.

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Siria - OPAC ferma, reporter USA smentisce l'attacco chimico

di Michele Giorgio il Manifesto

James Mattis voleva l’approvazione del Congresso al raid contro la Siria lanciato ‎sabato scorso dagli Stati Uniti. La richiesta del Segretario alla difesa però fu ‎respinta da Donald Trump, intenzionato a non attendere i tempi della politica e a ‎colpire Damasco subito in risposta al mai accertato attacco con armi chimiche su ‎Douma del 7 aprile, attribuito dall’opposizione siriana all’aviazione governativa. ‎Mattis comunque avrebbe strappato al presidente il sì a lanci di missili limitati a tre obiettivi, per evitare di colpire le postazioni russe in Siria. A scriverlo è stato il New ‎York Times rivelando il retroscena dell’attacco e le differenze in seno ‎all’Amministrazione sulla politica Usa nei confronti della crisi siriana. Il Pentagono ‎ha negato tutto bollando la rivelazione del Nyt come falsa. ‎

‎ La questione è di scarso rilievo. Ciò che conta è che Washington, assieme a Londra e Parigi, ha aggredito la Siria senza attendere la foglia di fico di una risoluzione Onu e senza permettere lo svolgimento di indagini per accettare cosa sia accaduto il 7 aprile. L’incertezza intanto si fa sempre più fitta mentre Trump, ‎Emmanuel Macron e Theresa May nei giorni scorsi parlavano di uso certo di armi ‎chimiche.

Dopo il giornalista britannico Robert Fisk che ha riferito di non aver ‎trovato a Douma conferme di un attacco con gas velenosi a danno della popolazione ‎civile, anche un reporter americano, Pearson Sharp, di One America News – ‎network tv conservatore che ha appoggiato la campagna elettorale di Trump – ha espresso forti dubbi. Sharp ha detto di aver intervistato dieci abitanti e nessuno di essi ha avvalorato la tesi di un lancio di ordigni con gas.

Sharp ha aggiunto di essere ‎entrato nel quartier generale di Jaysh al Islam, il gruppo jihadista finanziato ‎dall’Arabia Saudita che fino a qualche giorno fa aveva il controllo di Douma, ‎trovandoci migliaia di proiettili di mortaio e ingenti quantitativi di armi.‎


Tra lo scetticismo di Trump e dei suoi alleati, gli esperti dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) si dicono pronti a fare luce sull’accaduto. ‎Ma non hanno cominciato il loro lavoro. Giunti a Damasco il 14 aprile, aspettano ‎ancora il via libera dei responsabili della sicurezza delle Nazioni Unite per avviare ‎le indagini. Ieri il direttore dell’Opac, Ahmet Uzumcum, è stato perentorio quando ‎ha affermato che la missione diventerà operativa solo se le sarà consentito l’accesso ‎illimitato a tutte le aree di indagine. Peraltro ieri a Douma si sono sentiti degli spari e questo ha frenato ulteriormente il via libera degli uomini della sicurezza dell’Onu.

Ad alcuni chilometri di distanza da Douma, le forze armate siriane intanto hanno intensificato la pressione attorno al campo profughi palestinese di Yarmuk – la sua ‎popolazione in gran parte è fuggita negli anni passati – e ai vicini sobborghi di Hajar ‎al Aswad e Babila, fuori dal controllo governativo da sei anni e dal 2015 nelle mani ‎dei miliziani dello Stato islamico che qualche settimana fa sono entrati anche a ‎Qadam, sempre a ridosso di Damasco, abbandonato dai rivali qaedisti di an Nusra. ‎Sconfitti intorno alla capitale, i jihadisti hanno provato ieri a cogliere di sorpresa ‎l’esercito siriano a Quba al Kurdi, a sud di Hama, un’area strategica in ci sono ‎stanziate le forze governative e i miliziani. I combattimenti in quella zona ora sono ‎intensi.

Con il ritorno di una calma relativa in diverse aree del Paese, si accentua il rientro a casa dei siriani fuggiti in Giordania, Libano e Turchia. 462 rifugiati da anni ‎ospitati nella località meridionale libanese di Shabaa, ieri a bordo di autobus hanno ‎attraversato la frontiera e si sono diretti verso Beit Jinn, sulle pendici orientali delle ‎Alture del Golan occupate da Israele. ‎

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Cresce la spesa privata per la sanità. Al Sud si vive di meno e peggio

La spesa sanitaria pubblica pro capite in Italia è un po’ salita, ma resta più bassa che in altri paesi europei. Lo segnala il Rapporto Osservasalute (curato dall’Osservatorio nazionale sulla salute delle Regioni italiane, dall’Università Cattolica “Sacro Cuore” e dall’Istituto di sanità pubblica) precisando che su base nazionale, la spesa sanitaria pubblica pro capite è aumentata dello 0,38% tra il 2015 e il 2016, attestandosi a 1.845 euro. Ha, quindi, proseguito la leggera crescita registrata nel 2015, riportandosi ai livelli del 2012.

Diverso è il discorso relativo alla spesa sanitaria privata che nel 2015 ha raggiunto la quota di 588,10 euro pro capite con un trend crescente dal 2002 ad un tasso annuo medio dell’1,8%. In tutte le regioni si registra un tasso medio di crescita della spesa sanitaria privata che oscilla dallo 0,6% delle Lombardia al 3,7% della Basilicata. Nel 2015, e in valori assoluti, la spesa privata pro capite più alta si registra in Valle d’Aosta con 948,72 euro e la più bassa in Sicilia con 414,40 euro.

Allo stato attuale, in Italia la spesa sanitaria pro capite è ancora composta per circa i tre quarti dalla spesa pubblica ma, come scrive lo stesso Osservasalute da anni tutto avviene “in un quadro che vede il nostro Paese affrontare i forti vincoli di finanza pubblica imposti dagli accordi di Maastricht”.

All’inizio del Duemila, per assecondare questa perversa filosofia “rigorista”, vengono introdotte altre due devastanti novità legislative, la riforma del Titolo V della Costituzione e il Decreto legislativo n. 56 del 2000 che introduce il federalismo fiscale.

La riforma costituzionale stabilisce che il potere legislativo in materia di sanità è concorrente tra Stato e Regioni e rafforza il principio di sussidiarietà “alla rovescia”, consentendo la legittimazione e il boom della sanità privata nella “gestione del sistema sanitario nazionale”. Allo Stato rimane il compito di stabilire il quadro normativo generale, alle Regioni è attribuito il compito di legiferare sul proprio territorio, per attuare le linee guida del Governo centrale e organizzare i servizi e gli interventi di sanità pubblica.

Il Decreto legislativo in materia di federalismo fiscale ha stabilito le fonti di finanziamento dei Servizi sanitari regionali: il gettito dell’Iva, dell’Irpef e il fondo di perequazione. L’ammontare del finanziamento è stabilito dallo Stato per finanziare i Lea, gli eventuali deficit di bilancio sono stati posti a carico della fiscalità regionale. Gli obblighi di bilancio e il Patto di Stabilità hanno così chiuso in una gabbia di ferro la spesa sanitaria pubblica.

Da questa involuzione del Sistema sanitario nazionale si evince facilmente come i vincoli di finanza pubblica abbiano acquisito nel corso degli anni sempre maggiore importanza, fino a stabilire che i volumi di assistenza erogati debbano essere compatibili con le risorse assegnate.

Inevitabile un effetto sulle disuguaglianze territoriali nei servizi forniti dal sistema sanitario. Lo stesso osservatorio sottolinea come gli indicatori evidenzino l’esistenza di sensibili divari di salute sul territorio, ne sono la prova i dati del 2017 della Campania dove gli uomini vivono mediamente 78,9 anni e le donne 83,3; mentre nella Provincia Autonoma di Trento gli uomini mediamente sopravvivono 81,6 anni e le donne 86,3

La maggiore sopravvivenza e aspettativa di vita si concentra così nelle regioni del Nordest, dove la speranza di vita per gli uomini è 81,2 anni e per le donne 85,6. Nel Meridione appare decisamente inferiore. Nelle regioni del Mezzogiorno, si attesta a 79,8 anni per gli uomini e a 84,1 per le donne.

La dinamica della sopravvivenza, tra il 2005 e il 2016, dimostra che tali divari sono persistenti, in particolare in Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna, Molise, Basilicata, Lazio, Valle d’Aosta e Piemonte restano costantemente al di sotto della media nazionale.

Tra queste regioni la Campania, la Calabria e la Sicilia peggiorano addirittura la loro posizione nel corso degli anni. Per contro, quasi tutte le regioni del Nord, insieme ad Abruzzo e Puglia, sperimentano una aspettativa di vita al di sopra della media nazionale. Se la sfida di un sistema sanitario nazionale era quella di assicurare standard tendenzialmente simili a tutti i propri cittadini, le politiche di tagli, chiusure di ospedali, introduzione o aumento dei ticket hanno praticamente svuotato gli obiettivi della riforma sanitaria del 1978, una riforma che ci hanno invidiato in moltissimi paesi e che oggi è ridotta a carta straccia. Ce l’ha chiesto l’Europa...

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